Il silenzio dell’Europa e le scelte difficili: non è più business as usual

Il 2025 inizia con avvenimenti straordinari. E purtroppo in molti casi dalle tinte cupe. Non possiamo derubricare le situazioni che viviamo e considerarli business as usual – e farlo perché siamo assuefatti allo stato di allarme costante, o soggetti alla sensazione di non poter gestire eventi estremi e completamente fuori dalla nostra portata. Contro la tendenza all’individualismo che non guarda oltre il proprio orticello, diventa cruciale pensare e agire, seppure nel piccolo, con un senso di comunità. Rimanere “svegli” rispetto a quello che succede nel mondo. Il rischio è di cadere nella negazione degli eventi, o nella rassegnazione. O diventare conniventi rispetto a fatti gravi e che contrastati solo dal silenzio, possono involvere facilmente.

Per provare a comprendere meglio le possibiltà che si aprono, tra i vari interventi pubblicati di recete, trovo questo uno spaccato utile a smuovere le coscienze. Christian Spillmann, David Carretta e Idafe Martín Pérez per Il Mattinale Europeo descrivono bene come davanti alle grandi e gravi sfide del presente l’Ue si sta mostrando molto divisa al suo interno. E, soprattutto, silenziosa.  Gli autori aprono il loro intervento segnando il tono delle riflessioni che seguono: «il silenzio delle istituzioni e la debolezza delle reazioni di fronte agli attacchi sferrati dal leader di un “alleato e amico” contro le democrazie europee e contro l’inviolabilità dei loro confini sono terribili.

Gli europei erano preparati alle turbolenze in caso di ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, ma si aspettavano che lo scontro sarebbe avvenuto sul terreno dell’economia, non della politica e della diplomazia. Ursula von der Leyen e Antonio Costa non boxano nella stessa categoria del nuovo presidente americano.»

Gli stessi autori continuano anche questa settimana ad approfondire la visione e le prospettive e la situazione in cui si trova l’Europa. Qui l’intervento.

Il capitale umano e la tecnologia: le opportunità oltre la crisi

Ad uno sguardo cupo sull’Europa e dall’Europa, voglio però affiancare le parole di Ian Bremmer e Cliff Kupchan a conclusione dell’annuale “Top Risks” di Eurasia. Non illudiamoci, il documento del think tank di cui i due sono rispettivamente presidente e chairman, non restituisce un’immagine felice dell’andamento geo-politico ed economico mondiale dei prossimi mesi. Ma davanti alle lucide evidenze riportate, le loro parole aiutano a indirizzare meglio lo sguardo verso le opportunità che si aprono. E verso quello che, per quanto sembri piccola cosa, possiamo aspettarci di veder cambiare. Proprio anche grazie a un nostro contributo personale.

«Potrebbe non risultare dal rapporto, ma siamo ottimisti nell’animo. Non siamo mai stati così entusiasti delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, in particolare dal capitale umano e dalle scoperte industriali che l’intelligenza artificiale sta per scatenare. E se da un lato questo significa una maggiore concentrazione di ricchezza nelle mani di un gruppo estremamente privilegiato e non responsabile, dall’altro significa anche l’espansione delle opportunità per milioni (e presto miliardi) che altrimenti non avrebbero avuto questa esperienza.

Nonostante tutto quello che abbiamo scritto nel nostro rapporto Top Risks, preferiamo essere vivi ora che in qualsiasi altro momento. E non solo perché, come la maggior parte dei nostri lettori, siamo incredibilmente fortunati nell’estrazione della lotteria geopolitica. I guadagni tecnologici stanno avvenendo nonostante, e non a causa, della politica. La domanda è quanto danno farà la politica. E la risposta sembra sempre più essere “molto”. 

Tutto ciò che possiamo fare è cercare di comprendere meglio le nostre divisioni politiche e fare di più per contrastarle. Sia a casa nostra, negli Stati Uniti, sia nel mondo. È difficile pensare che una persona possa in qualche modo avere un valore morale maggiore per il luogo in cui è nata, più che per la sua razza o il suo sesso. Quest’ultima ipotesi trova oggi consenso nella maggior parte del mondo. La prima: non c’è possibilità. Non è il momento di compiacersi. Il 2025 è un anno in cui dobbiamo pretendere di più da noi stessi, assumerci la responsabilità di come ci sentiamo nei confronti del nostro ambiente e rendere pubblico ciò che intendiamo fare al riguardo. Considerate questo il nostro primo sforzo.»

Il documento completo è scaricabile qui. 

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