EU KIDS Act: la proposta dell’Ue per regolare l’accesso ai social
Niente social media sotto i 13 anni. E versioni ristrette fino ai 14. Piattaforme programmate per essere sicure “by design”. Accessi controllati e a tempo. Sotto il limite di età imposto, inoltre, l’uso di programmi di video-sharing (come YouTube) sono limitati nelle versioni create per la minore età. Specifiche esenzioni sarebbero previste però per no-profit e piattaforme educative che verranno specificate meglio tra qualche tempo.
Queste, sinteticamente, le indicazioni del Kids Act europeo, la iniziativa comunitaria promessa da Ursula von der Leyen appena presentata, per salvaguardare online i giovani e le giovani in Europa.
Non siamo certo davanti a un piano perfetto, o che non mostra già alcuni limiti. Personalmente, però, accoglo con favore la presentazione del Kids Act disegnato dalla Commissione. Come mi è capitato di scrivere in diverse occasioni negli anni (qui e qui per esempio) non è più tempo di fermarci e aspettare la soluzione ideale. Un piano che non presenti nessuno rischio o errore. Come non possiamo pensare che una risposta valga per tutto. Dobbiamo essere coscienti che è necessario continuare a monitorare la situazione e adattare gli interventi quando servisse.

Limitare, educare (gli adulti allo stesso modo dei/le ragazzi/e), restituire il tempo dell’infanzia lontano dagli schermi. E rendere le società che stanno dietro agli strumenti digitali, responsabili.
Possiamo discutere a lungo degli aspetti più fumosi del progetto presentato. Ma il fatto che l’Unione di muova oggi con una voce è il segnale di un’intenzione condivisa di proporre regole più chiare per tutti.
Evitando, intanto, i vuoti causati dalla presenza di miriadi di regole nazionali singole -che, di fatto, facilmente diventano vie preferenziali per aggirare le restrizioni.
Da almeno tre anni mi occupo da vicino del tema, sia all’interno dello specifico Osservatorio di Arel (Agenzia Ricerca e Legislazione) che come membro del comitato consultivo di Patti Digitali. E da almeno tutto questo tempo in una realtà come nell’altra ci confrontiamo sulla questione. Anche aprendo il dialogo al pubblico e proponengo incontri con esperti provenienti da tutto il mondo che si occupano di diversi ambiti scientifici e sociali.
Per quanto lasci ancora molti punti scoperti, la proposta della Commissione testimonia una consapevolezza cambiata, cresciuta. Basti pensare come un tema, all’epoca marginale, si è trasformatoin pochi anni in un vero movimento globale capace velocemente di portare diversi governi a intervenire. Con il progetto presentato si fa un altro passo in avanti.