Social media e AI: l’Europa si muove per proteggere l’infanzia

Nelle ultime settimane, in successione rapida, due notizie importanti sono arrivate dal cuore delle istituzioni in Europa. La prima riguarda la nascita di una coalizione, lanciata da Francia e Spagna, per proteggere i bambini dagli aspetti più pericolosi dell’Ai.

La seconda, a ben vedere strettamente legata a questa iniziativa, è la pubblicazione di un rapporto, chiesto dalla Commissione europea a un panel di esperti, sulle strategie possibili per salvaguardare i minorenni dai danni causati dai social media. La presentazione di questo documento è stata affiancata presto dalla conferma da parte della presidentessa von der Leyen, di un progetto comunitario per vietare l’accesso alle piattaforme ai minorenni. Progetto di intervento che sarà lanciato dopo l’estate.

Per quanto non completamente sovrapponibili, le due notizie hanno una caratteristica comune, tra le at: l’urgenza di agire nel definire confini precisi per proteggere i giovanissimi da un’evoluzione incontrollata nel e del mondo digitale.

Una coalizione per proteggere l’infanzia 

La prima iniziativa in ordine di tempo, per quanto sia nata in un contesto internazionale più ampio dei confini continentali europei, è stata però promosa da due membri Ue: Francia e Spagna. Due nazioni tra le più attive e avanzate nella discussione sulla necessità di restringere l’accesos ai social per i minorenni. Durante una riunione delle Nazioni unite a Ginevra a inizio luglio, la proposta di Parigi e Madrid è stata abbracciata subito da 17 altre nazioni, tra cui anche l’Italia.

In concreto, la Coalizione per i diritti e la protezione dei bambini nell’era dell’intelligenza artificiale si pone l’obiettivo di aprire la strada a livello internazionale per garantire sicurezza ai più giovani, come aveva spiegato allla riunione alle Nazioni Unite Óscar López. 

Nel suo intervento a Ginevra il ministro spagnolo per la trasformazione digitale ha ribadito a gran voce: «Siamo arrivati in ritardo con i social media. Ora ci troviamo di nuovo ad affrontare il problema. Assistiamo a una vera e propria pandemia di problemi di salute mentale, suicidi, bullismo e molte altre problematiche che non avevamo 15 anni fa. Non possiamo permetterci di essere in ritardo con l’intelligenza artificiale».

Non nascondendo certo i benefici della tecnologia per tanti aspetti della vita contemporanea, López segnala a chiare lettere anche la necessità di intervenire per salvaguardare l’infanzia, in particolare. Nel suo messaggio alla platea delle Un ha infatti confermato: «I benefici dell’Ai saranno oscurati dai rischi se non lo regoliamo immediatamente. L’intelligenza artificiale dovrebbe essere un diritto per la maggioranza, non uno strumento di esclusione».

Vietare i social ai minorenni

Ai e social vanno sempre più a braccetto. E viste le ripercussioni, documentate da anni, proprio sulla salute dei ragazzi, non ci siamo più nella condizione di poter aspettare. L’uso delle piattaforme sociali va vietato e limitato sotto una certa età.

Continuo a sostenere convinta questa posizione espressa in ultima istanza dal rapporto presentato dal panel di esperti incaricati dalla presidentessa von der Leyen a inizio settimana.

Pubblicato lunedì, il documento oltre a evidenziare i gravi pericoli, propone possibili interventi. Tra cui anche l’avvio di un divieto europeo di accesso ai social media per i minorenni. Alla presentazione del testo, è subito seguita la conferma da parte di Ursula von der Leyen: dopo l’estate l’Unione europea presenterà il suo piano di intervento europeo per interdire l’accesso agli under 13.

Chi mi segue sui social o legge la mia newsletter sa che con Arel e la rete de I Patti Digitali (gruppo questo di cui sono diventata membro del comitato esecutivo da qualche settimana), mi interesso del tema da tempo. Non lo trattiamo solo come soggetto di studio. Ma supportiamo con il nostro lavoro anche proposte concrete in materia. Ricordo, per esempio, che in Italia già esiste una proposta bipartisan depositata in Parlamento a firma delle onorevoli Madia e Mennuni che si basa proprio sulle osservazioni e il lavoro degli anni del nostro Osservatorio in materia.

Definire confini e responsabilità

Come fa l’indagine europea, se l’attenzione deve essere puntata all’imposizione di parametri e restrizioni precise, non si può nascondere anche la necessità di un passaggio della responsabilità ai fornitori dei servizi, del garantire ambienti digitali sicuri.

Trovo importante inoltre che anche il documento richiesto dalla Commissione si soffermi specificamente sul tema dell’intelligenza artificiale. Come è stato sottolineato dal ministro López, in occasione della nascita della Coalizione per la protezione dell’infanzia, ci abbiamo messo troppo tempo per capire i rischi e i danni potenziali dei social media. Non possiamo fare lo stesso con l’Ai.

Ci aspetta un’autunno che spero possa portarci un passo avanti nella salvaguardia dei ragazzi. Non solo limitato o impostato sulle restrizioni, il processo di intervento dovrebbe cambiare anche la visione rispetto ai divieti. Come segnala anche il rapporto Ue, servirà intervenire preparando meglio i ragazzi e, quindi, accompagnarli verso un accesso e utilizzo prima “supervisionato”. E poi, gradualmente e solo a partire da un’età consona, via via più “autonomo”.

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