Un presente inaspettato. Possiamo re-immaginare il futuro

20 marzo 2020 0 commenti

Cari tutti,

scrivo in questo momento in cui almeno metà del mondo si sta fermando. Vi scrivo per condividere i pensieri che in queste giornate anomale ci accompagnano: quando e come supereremo questa emergenza? E soprattutto come sarà il dopo? Sono fiduciosa che, nonostante le angosce e il dramma che stiamo vivendo, riusciremo ad affrontare la crisi sanitaria, e saremo per questo profondamente riconoscenti a quanti in prima linea, personale sanitario e ricercatori in primis, stanno lavorando con eroismo. Chi ha oggi il tempo e gli strumenti per farlo, credo debba concentrarsi soprattutto sulle implicazioni per il futuro di questa crisi.

 

Pensare fuori dagli schemi per nuove forme di convivenza e solidarietà globale

La storia ci dice che da momenti di cesura come questo si esce in due modi: con l'inasprimento delle contraddizioni che erano già presenti nell'economia e nella società oppure con uno sforzo per trovare nuove formule di convivenza e solidarietà globale.

La prima strada deriva dall'inerzia, nella convinzione che si possa ritornare a essere esattamente ciò che eravamo prima della crisi. In questo modo però non si farebbe che esasperare i divari già presenti e che aumenterebbero dopo questa crisi, da molti punti di vista, specialmente per tutte le categorie più fragili. Si rischierebbe di far prevalere la logica del più lesto ad approfittare del momento di incertezza. Per questo è più che mai necessario uno sforzo di elaborazione e di persuasione affinché prevalga la seconda delle due strade, l’unica in grado dare all'umanità una prospettiva più rosea. Ma per far ciò si deve avere il coraggio di pensare fuori dagli schemi.

Ciascuno di noi si sta trovando in una situazione mai sperimentata, costretto ad abbandonare la propria comfort zone, in cui tutto è organizzato secondo ritmi scanditi, spesso non da noi, che danno un senso di sicurezza. Da sempre le società hanno avuto rituali capaci di aiutare gli individui a definire la scansione del proprio tempo. La nostra è l’epoca della velocità e siamo allora in particolare difficoltà ad accettare che tutto si fermi. Il mio non vuole essere in alcun modo l'elogio della lentezza, ma la constatazione che non siamo capaci di viverla, perché non siamo allenati a farlo: tentiamo di far finta, attraverso le webcall, i webinar e tutto ciò che la tecnologia ci offre, che si possa andare avanti con lo stesso ritmo, quasi come se nulla fosse.

Ma sappiamo bene che per trovare soluzioni inedite bisogna mettersi in condizioni, prima di tutto mentali, inedite: la creatività è ciò che in questo momento ci salverà. E noi italiani ci siamo sempre distinti in questa qualità.

 

Le istituzioni avranno il coraggio per nuovi paradigmi?

C'è bisogno di creatività per ripensare prima di tutto alle nostre istituzioni, a partire da quelle internazionali. Anche in Europa si è fatto fatica ad ammettere che la nostra risposta alla crisi non fosse esagerata e ora si sta facendo fatica a lasciare schemi mentali e istituzionali su cui i singoli paesi si sono arroccati per anni. Gli italiani oggi potrebbero avere l'occasione di essere i primi a presentare proposte veramente creative, che sappiano parlare con paradigmi nuovi. Non basta dire che si sfora il patto di stabilità, considerando quel patto ancora in grado di reggere una comunità che brancola nel buio rispetto alle dinamiche globali future. Pensare fuori dagli schemi significa non aver paura di abbandonare quelle che per tanti di noi sono state regole intoccabili. Bisogna saper essere folli e avere il coraggio della follia.

Si può pensare che ci si accordi perché finalmente il budget dell'Unione sia più elevato e che ci sia molto più coordinamento in tante materie, a partire da quelle sanitarie? Si può immaginare che dobbiamo trovare la forza per siglare un nuovo patto di solidarietà? Possiamo immaginare che per superare il rallentamento economico che verrà da questa crisi si dovranno rimettere in campo politiche economiche a livello europeo e globale più interventiste, di supporto sociale, redistributivo e di trasferimento della ricchezza, da parte delle istituzioni? Saranno in grado gli Stati di cedere finalmente parte della propria sovranità per consentire che ci sia una risposta adeguata a emergenze globali?

 

Libertà, tecnologia, nuovi modelli di lavoro, ambiente

C'è bisogno di creatività anche per ripensare agli individui, alle loro libertà e alla loro privacy in un momento in cui la tecnologia si sta dimostrando un alleato preziosissimo, ma al contempo forse un possibile strumento di controllo di massa. Cosa sta cambiando e potrebbe cambiare nella vita degli individui e delle famiglie, ora che finalmente si è sdoganato lo smartworking come modalità di lavoro? Siamo in grado di approfittare di questa occasione anche per ripensare al ruolo degli uomini e delle donne in famiglia e nel lavoro? Come sarà il modello educativo dopo questa esperienza di home-schooling forzato? Riusciamo a pensare anche in questo ambito fuori dagli schemi per trovare un maggior equilibrio ed equità oppure le disparità rischiano di aumentare?

Ancora, c'è bisogno di creatività per ripensare non solo all’organizzazione del lavoro, ma anche ai sistemi di produzione, che tengano conto del fatto che questa esperienza di inattività del mondo più produttivo e inquinante sta facendo calare le emissioni di CO2 in modo esponenziale, più velocemente di quanto si diffonda il virus. Una volta finita l'emergenza, potremo tornare alle nostre usuali abitudini o ci sentiremo in dovere quantomeno di porci un po' di più il problema, evitando viaggi inutili? E come facciamo a non uccidere la nostra economia e i nostri commerci senza creare estreme povertà? Come si definiranno le filiere produttive e la catena globale del valore? Le soluzioni di cui si inizia a parlare, di salvataggio nell'immediato della nostra economia, sono certamente indispensabili, ma non risolvono le questioni di fondo.

 

Non si torna più indietro, dobbiamo essere pronti al cambiamento

Ho elencato solo alcuni dei grandi interrogativi da affrontare, e senza avere ad oggi le risposte adeguate per nessuno di questi. Al momento le uniche convinzioni che ho sono quelle che ho cercato di sottolineare:

- non si tornerà indietro al business as usual, quindi dobbiamo essere pronti e flessibili per il cambiamento, anche quando, speriamo presto, si sarà trovato il vaccino, perché gli strascichi di questa emergenza saranno lunghi;

- se anche si cancellasse questo periodo come una buia parentesi, quale lezione saremo capaci di trarre da questa esperienza estrema? cosa vogliamo davvero per noi e per i nostri figli?

- mai come in questo momento la creatività deve essere stimolata da un processo di collaborazione, di raccolte delle idee e dei progetti, che tengano conto delle diversità di prospettive.

 

Insieme per un futuro diverso

Il mio invito è, quindi, verso tutti coloro che si sentono in dovere di fare qualcosa, di concentrarci sul futuro, di elaborare idee e di confrontarci. Con il gruppo delle donne di Fuori Quota stiamo iniziando a lavorare per rispondere ad alcuni di questi quesiti, e tutto questo lavoro sarà messo a disposizione perché le donne, che spesso meno degli uomini hanno avuto in mano le leve del potere e della definizione delle regole del passato, possono più facilmente immaginare un futuro diverso.

Penso però che chiunque dovrebbe sentirsi coinvolto in questo esercizio.

Troviamo insieme le modalità per farlo. Potrebbero scaturire buone riflessioni e una nuova capacità di stimolarci e arricchirci vicendevolmente. Possiamo pensare a una sorta di post-COVID wiki suddivisa per vari argomenti? Altre modalità? In attesa di vostre riflessioni e commenti, mando a tutti un abbraccio virtuale e un augurio a tutti noi perché si possa uscire da questa situazione drammatica più forti e migliori di prima.

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo