Parità di genere: le tante "buone notizie" non sono, però, così capillari

16 gennaio 2020 0 commenti

In tema di questioni di genere, il 2019 si è chiuso con alcune buone notizie e tante “prime volte”, ma in Italia la situazione generale sembra invece fare ancora fatica a uscire da alcuni (soliti) schemi.

A dicembre il successo dell’approvazione della proroga della Golfo-Mosca, all’interno della legge di bilancio, che obbliga per altri tre mandati le società quotate e partecipate a raggiungere un limite minimo di donne membri dei cda (limite anche innalzato dal 33 al 40%) è stato accompagnato da un quadro generale del mondo del lavoro ancora ostile alle donne. Soprattutto se madri. Dell’immagine tratteggiata a fine anno dalla ricerca “Donne e media: la sottile linea rossa della discriminazione di genere” di Tecnè, commissionata dall’Agenzia Dire, colpisce molto leggere come ancora il 51% degli italiani creda che le donne debbano occuparsi di casa e figli. Un dato che stride con le buone pratiche moltiplicatesi negli scorsi mesi, per quanto a macchia di leopardo, in diverse parti del paese e in diversi settori di cui io per prima ho segnalato l’impatto e le potenzialità.

Eppure uno sguardo più ampio evidenzia ancora una volta i segnali negativi di fenomeni come l’abbandono della propria occupazione, la denatalità, la fuga dal Paese, che continuano a ripetersi, facendo segnalare anche continui record da anni e pesano su temi di sviluppo, sopravvivenza, emancipazione. Le italiane anche proprio perché non possono lavorare, fanno sempre meno figli; le madri non potendo rientrare nel mercato del lavoro restano economicamente dipendenti dal partner; e mancando sistemi di sostegno o strutture di cura adatte (che siano per l’infanzia o per familiari anziani o disabili o malati) a costi accessibili, aumenta e si diffonde il rischio di povertà perché è sempre più difficile che le famiglie possano contare su un secondo reddito. A rincarare la dose di una situazione di difficoltà, arriva il primo report sull’Italia del gruppo di esperti sulla violenza sulle donne (GREVIO) del Consiglio d’Europa che punta l’attenzione sul livello e le prospettive di implementazione della Convenzione di Istambul – il cui obiettivo è la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di violenza contro le donne. Si legge come persista nel paese una resistenza alla parità di genere e si sottolinea “l’emergere di segnali di una tendenza a reinterpretare e focalizzare le politiche per la parità di genere in termini di politiche familiari e di maternità”. L’attenzione dovrebbe essere posta sull’implementazione di iniziative che chiaramente contrastino il continuo manifestarsi della relazione di potere sbilanciata tra uomini e donne, oggi ancora evidente anche a uno sguardo esterno.

Niente di nuovo, inaspettato o sconosciuto, bensì elementi correlati che le buone iniziative non riescono ancora a scalfire perché non messe a sistema in un piano più grande, in una visione dal respiro più ampio. Proprio perché il quadro è allarmante ma anche abbastanza chiaro, è allora fondamentale insistere sui temi di parità a tutti i livelli, chiedendo e adoperandosi per contrastare prima di tutto il drammatico esodo delle professioniste dal mondo del lavoro, ma anche insistendo perché si arrivino a scrivere nuove regole che includano i padri e gli uomini nel quadro generale.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo