Parità e inclusione beneficiano il lavoro e l'efficienza dei team

24 settembre 2019 0 commenti

Perché è importante rilanciare e rafforzare parità e inclusione in qualsiasi processo produttivo e nei luoghi di lavoro?

Qualche settimana fa sono stata invitata a intervenire all’interessante iniziativa Europe Supplier Diversity Conference a Milano. Ho avuto modo di ricordare e offrire ai presenti una panoramica dei vantaggi e delle opportunità che una maggiore diversità a qualsiasi livello e in qualsiasi impresa può portare. Si tratta di un tema ormai noto, dimostrato dai dati, sempre più discusso e conosciuto, ma ancora non in grado di essere solo un ricordo del passato: oggi ancora le donne restano più indietro e si trovano a dover sfondare il tetto di cristallo che continua a relegarle fuori dalle stanza dei bottoni. Qualcosa però sta davvero cambiando. Ai presenti in sala ho offerto il mio punto di vista e la mia esperienza diretta.

Ho iniziato a occuparmi di parità ben prima di essere eletta al Parlamento italiano e lavorare per portare ad approvazione la legge 210/2011 che porta il mio nome e nel corso degli anni ho vissuto l’evoluzione di quella che solo 10 anni fa era poco più che un’intuizione, ma è diventata oggi una realtà quasi scientifica confermata dai dati oltre che un discorso da prima pagina. La teoria poi confermata sostiene che più sono diversi i team di lavoro, più sono efficaci e più velocemente riescono a superare momenti di crisi o rileggere le problematiche quotidiane. All’alba dell’entrata in vigore della Golfo-Mosca, il numero di donne a sedere nei cda non raggiungeva il 7%. Oggi siamo a ben oltre il 30%. Introducendo maggiore diversità, quella che era una manovra choc ha iniziato prestissimo a influenzare le imprese e non solo quelle direttamente interessate dalle sue regole, avendo conseguenze anche su altri aspetti delle strutture aziendali: da subito, per esempio, ha alzato la qualità dei profili scelti, ha introdotto maggiore trasparenza nel processo di selezione più in generale e ha migliorato le performance, come conferma anche un recente studio CONSOB.

I risultati mostrano quanto lavorare insieme sia dal lato pubblico che privato sia cruciale, ma non sufficiente se manca uno sforzo costante volto a implementare e monitorare che il cambiamento sia perpetrato. Ha insegnato inoltre che è necessario puntare prima di tutto a ottenere la maggiore trasparenza possibile fissando obiettivi e definizioni misurabili, introducendo strategie specifiche e raccogliendo dati: così si rilanciano diversità e inclusione. La raccolta di dati non deve essere fine a se stessa, ma parte integrante del processo perché le iniziative tenute strettamente sotto osservazione sono più efficaci e si consolidano. Oggi li contesto globale è favorevole al cambiamento, non tanto nelle mobilitazioni di piazza o nei proclami, ma molto concretamente a partire dai massimi livelli delle istituzioni europee per esempio. Cruciali la recente nomina di una donna (Ursula von der Leyen) alla guida della nuova Commissione europea e la sua chiara linea a favore della parità espressa da subito nella nomina dei nuovi Commissari, o la scelta di Christine Lagarde, un’altra donna dalla grande esperienza, alla guida della BCE. Non si tratta solo di mere nomine, ma di segnali chiari: oggi le scelte politiche sono attente e puntano alla parità puntando al miglior profilo a disposizione. E si tratta di un discorso applicabile anche in termini di sviluppo.

È un dato di fatto che la parità di genere, la competitività (di un paese come di un’impresa), la crescita del PIL (o di un fatturato) e lo sviluppo umano (e quindi anche del personale) sono strettamente collegate. In un contesto dove le maggiori istituzioni europee, ma anche grandi gruppi industriali, si sono mosse chiaramente nella direzione dell’inclusione e a favore di una sempre maggiore diversità a livelli diversi, non è più pensabile o addirittura è controproducente perdere l’opportunità di fare passi avanti. Tutti insieme. Anche a livello industriale e produttivo quindi diventa cruciale investire in strategie guidate da principi di inclusione: è vantaggioso e redditizio, crea un migliore ambiente migliore, favorisce l’innovazione e la competitività, accresce la reputazione delle aziende e può aiutare più efficacemente e attraverso modalità nuove a soddisfare le richieste dei clienti.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo