Brexit Weekly Update: la paura di un "no deal". Come si sta preparando l'UE

21 dicembre 2018 0 commenti

 

Siamo arrivati alla fine del 2018, mancano meno di 100 giorni alla Brexit e ancora non sappiamo cosa succederà.

 

Come ormai ricorderete, la Commissione europea e Theresa May sono riusciti a chiudere un accordo, ma il Parlamento britannico non sembra al momento disposto ad approvarlo.

 

La paura di un no deal (cioè di una Brexit senza accordo) si sta quindi facendo sempre più concreta. Se ciò accadesse, la stragrande maggioranza dei legami tra Unione europea e Regno Unito scomparirebbero all’improvviso, lasciando al loro posto muri e barriere che sembrano rimandare ad un'altra epoca. Per fare un esempio molto concreto: senza un qualche tipo di accordo diventerebbero improvvisamente illegali i voli tra Unione europea e Regno Unito

 

Per evitare che tutto ciò accada, Unione europea e Regno Unito si stanno preparando ad attivare alcune decisioni di emergenza, che entrino in vigore in caso di Brexit senza accordo. In questo modo, si potrebbero mettere in piedi soluzioni temporanee e straordinarie, che evitino le rotture più clamorose.

 

Il problema è che queste azioni non sarebbero iscritte in un trattato internazionale, ma sarebbero invece decisioni unilaterali, prese separatamente da Unione europea e Regno Unito e quindi revocabili in ogni momento.

 

Il Regno Unito aveva iniziato già questa estate a preparare i documenti relativi alle azioni che sarebbero stati presi in caso di Brexit senza accordo. Ma questa mossa era stata letta per lo più come un tentativo di spaventare e mettere pressione all’Europa.

 

La Commissione europea ha invece presentato un proprio documento mercoledì. La ragione di questo apparente ritardo è che per lungo tempo l’Unione europea ha voluto concentrare tutte le proprie energie sulla chiusura delle trattative. Ora però, era giunto il tempo di prepararsi anche a questa evenienza.

 

Cosa prevede di fare, dunque, l’Unione europea in caso di Brexit senza accordo?

 

Il primo punto da regolare è quello dei diritti dei cittadini europei che già vivono o hanno vissuto nel Regno Unito. La Commissione europea ha chiesto agli Stati membri di continuare a erogare le pensioni ai propri anziani che vivono nel Regno Unito e di continuare a ritenere validi, ai fini della pensione, gli anni di contributi versati nel Regno Unito dai propri cittadini (nessuna di queste due cose sarebbe accaduta automaticamente, senza un’apposita indicazione della Commissione). In generale, l’indicazione è che gli Stati europei non penalizzino in nessun modo i propri cittadini che già vivono o hanno vissuto oltremanica.

 

Il secondo punto da regolare è come comportarsi invece coi cittadini britannici che già vivono in Europa e che dal 29 marzo 2019 diventeranno extracomunitari. La decisione è che potranno ottenere un visto di lunga durata solo i cittadini britannici che già risiedono legalmente da almeno cinque anni in uno dei Paesi Ue, anche se l’indicazione di massima agli Stati europei è di essere flessibili e di evitare di cacciare chi risiede (sempre legalmente) da meno tempo.

 

Una questione diversa è cosa fare invece per i soggiorni temporanei. L’Unione europea ha deciso che non richiederà un visto ai cittadini britannici che intendono soggiornare in Europa per meno di 90 giorni (a patto che il Regno Unito faccia lo stesso, cosa che si è già impegnato a fare). Dovranno invece ottenere un visto a pagamento i cittadini britannici che intendono restare in Europa per più di tre mesi (così come devono fare tutti i cittadini di Paesi extra-Ue).

 

Un altro tema delicato sono invece i servizi finanziari, dal momento che la stabilità del sistema bancario europeo dipende in gran parte dai servizi offerte da società inglesi. La Commissione europea ha stabilito che gli operatori finanziari del Regno Unito potranno continuare ad accedere al mercato europeo per un periodo che va dai 12 ai 24 mesi (anche in questo caso, a patto che il Regno Unito faccia lo stesso con gli operatori europei). Questo varrà però solo per i tipi di operazioni importanti per la stabilità del mercato finanziario europeo. Le società britanniche non potranno quindi più erogare tanti altri servizi (come quelli assicurativi) che oggi diamo per scontati, a meno che non abbiano una sede in Europa.

 

Un tema poi enorme è quello dei trasporti. I trattati internazionale oggi in vigore regolano completamente il trasporto marittimo, abbastanza bene quello via treno, in modo insufficiente quello su strada e per nulla quello aereo. Senza disposizioni specifiche, in caso di Brexit senza accordo, diventerebbero quindi illegali i trasporti aerei, mentre il trasporto di merci su strada sarebbe pesantemente limitato

 

La Commissione europea propone quindi di approvare una misura temporanea, che per 12 mesi consenta alcuni voli tra Regno Unito e Paesi Ue; per 9 mesi, saranno inoltre riconosciute ancora valide le licenze di volo e di sicurezza rilasciate dalle autorità britanniche. Le compagnie inglesi non potrebbero però effettuare voli con l’Unione europea se il Regno Unito non è o la partenza o la destinazione del viaggio.

 

Per quanto riguarda il trasporto di merci su strada, l’Unione europea propone invece di continuare a riconoscere per 9 mesi le licenze concesse dalle autorità britanniche, in modo che tutto resti così come è ora. Alla scadenza di questo termine, entrerebbe in vigore un rigido sistema di quote che permetterebbe solo pochi viaggi.

 

Quelle elencate qui sono solo le misure maggiori. Esistono poi decide di documenti tecnici e dettagliati su aspetti molto più minuti (ma non per questo meno importanti). Ognuno di questi avrà bisogno di disposizioni specifiche se si vogliono evitare intoppi che potrebbero diventare disastri.

 

Ma una cosa è importante sottolineare. Dal momento che tutte le misure proposte dall’Unione europea sono temporanee, Unione europea e Regno Unito dovranno allora poi negoziare soluzioni definitive. Una Brexit senza accordo si traduce quindi, in realtà, in una miriade di piccoli accordi specifici.

 

Perché la realtà è una. Nessun Paese può oggi permettersi di isolarsi e rinunciare a tessere relazioni. Oggi, per gli Stati, vale quanto una volta il poeta inglese John Donne diceva degli uomini: «Nessun uomo è un'isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto».

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo