BREXIT WEEKLY UPDATE: Ci si prepara al voto del Parlamento britannico

07 dicembre 2018 0 commenti

Alla fine è stata fissata una data: martedì 11 dicembre il Parlamento britannico voterà sull’accordo di fuoriuscita dall’Unione europea. 

Si tratta del passaggio più delicato ancora da compiere: serve infatti il voto favorevole del Parlamento britannico perché l’accordo negoziato dal Governo possa entrare il vigore. 

Il problema è che Theresa May non ha i voti per far approvare il testo sul quale ha lavorato per mesi.  Secondo i calcoli dei giornali inglesi, oltre 100 parlamentari conservatori (quasi uno su tre!) hanno già minacciato di ribellarsi alla Prima Ministra e di votare contro l’accordo. Ma se anche Theresa May riuscisse in qualche modo a ricompattare l’intero partito, le mancherebbero comunque ancora una manciata di voti, perché possiamo essere certi che non avrà l’appoggio del DUP (Democratic Unionist Party), il piccolo partito nord irlandese che, insieme al Partito Conservatore, forma la maggioranza di governo.

L’esito del voto appare così scontato che i commentatori britannici non si chiedono neanche più se l’accordo sarà bocciato, ma si interrogano direttamente sulle dimensioni della sconfitta. Se il Governo dovesse andare sotto di oltre 100 voti, sicuramente si rifaranno insistenti le voci che chiedono le dimissioni di Theresa May (ma la Prima Ministra è stata finora bravissima a uscire indenne da ogni crisi, quindi sembra poco probabile un cambio al vertice proprio ora).

Ma, in concreto, cosa accadrà dopo il voto del Parlamento britannico?

Nel caso (remoto) in cui il voto dovesse essere positivo, la parola passerebbe al Parlamento europeo, che sicuramente darebbe l’ok a sua volta. A quel punto, tutto sarebbe chiuso: il Regno Unito uscirebbe dall’Ue il 29 marzo 2019 e subito scatterebbe un periodo di transizione, in vigore fino al 31 dicembre 2020, durante il quale tutto rimarrebbe più o meno come ora; nel frattempo, Londra e Bruxelles avrebbero altro tempo per negoziare un trattato commerciale definitivo e più ampio.

Nel caso (altamente probabile) in cui il voto del Parlamento dovesse essere negativo, lo scenario è molto più incerto. Sappiamo con certezza che Theresa May avrebbe l’obbligo di ripresentarsi in Parlamento, entro 21 giorni, con un documento che spieghi cosa il Governo intende fare. E sappiamo anche che il Parlamento avrà modo di modificare questo documento ed esprimere in modo inequivocabile la propria posizione (posizione che non sarà legalmente vincolante, ma sarà politicamente ineludibile).

Ma non sappiamo invece quale delle diverse opzioni sul tavolo sarà scelta, da Governo e Parlamento. Le principali sono 6:

1) Theresa May potrebbe aspettare due settimane e poi chiedere un altro voto del Parlamento sullo stesso testo, sperando che la paura di una Brexit senza accordo e le pressioni dei mercati finanziari facciano cambiare idea a tanti deputati.

2) Theresa May potrebbe provare a negoziare con l’Unione europea un qualche minimo cambiamento al testo dell’accordo e poi cercare l’appoggio su questa nuova versione. Gli spazi di trattativa sembrano minimi al momento, ma giovedì e venerdì prossimo è previsto un summit dei leader europei, per parlare anche di Brexit.

3) Potrebbe davvero verificarsi una Brexit senza accordo. Anche se la maggior parte dei Parlamentari britannici vogliono a tutti i costi evitare questa eventualità, una nuova situazione di caos, in cui il Regno Unito è incapace di scegliere cosa vuole, porterebbe inevitabilmente a questa conclusione.

4) Potrebbero essere indette nuove elezioni e quindi nominato un nuovo Governo, che a quel punto potrebbe scegliere una strategia completamente nuova

5) Potrebbe essere indetto un secondo referendum.

6) Il Regno Unito potrebbe chiedere un’estensione dei negoziati. È un’ipotesi prevista dai trattati, che però richiede l’unanimità degli altri Paesi europei. Nessuno sembra aver voglia di rendere infiniti i negoziati, ma senza un’estensione non ci sono i tempi tecnici per ricorrere a un nuovo voto popolare (sia che si tratti di nuove elezioni sia che si tratti di un nuovo referendum).

Nessuno può dire cosa accadrà. Nessuno di questi scenari è impossibile, ma nessuno di essi è neanche probabile.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo