BREXIT WEEKLY UPDATE: domenica il summit straordinario

23 novembre 2018 0 commenti

È previsto per domenica un summit straordinario dei Capi di Stato e di governo europei, indetto principalmente per discutere l’accordo su Brexit raggiunto dalla Commissione europea e il Regno Unito.

Fino a pochi giorni fa si pensava che questo incontro avrebbe rappresentato un semplice passaggio formale. L’assenso dei leader europei è necessario, ma sembrava anche scontato dal momento che Theresa May alla fine ha ceduto alla maggior parte delle richieste fatte (anche se non proprio a tutte).

Diversi Paesi europei stanno però tentando di utilizzare questo ultimo incontro per strappare ulteriori concessioni. È un gioco pericoloso, perché riaprire le trattative potrebbe voler dire farle addirittura saltare, vista l’esasperazione che si respira ad ogni lato del tavolo. 

C’è però da dire che l’oggetto del contendere non è più l’accordo in sé, ma la dichiarazione politica che lo accompagnerà e che definirà il perimetro del futuro quadro di relazione tra Unione europea e Regno Unito. I rischi di una completa rimessa in discussione dell’accordo sembrano quindi minori, ma - dal momento che i due testi devono essere approvati insieme - l’intera strategia appare comunque molto rischiosa.

Il primo Paese a tentare di far sentire la propria voce è stata la Spagna, con la richiesta che anche nella dichiarazione politica si ribadisca che il Governo spagnolo potrà mettere un veto su tutte le questioni riguardanti Gibilterra. Gibilterra è un piccolo territorio roccioso, facente parte del Regno Unito fin dal 1713, nonostante si trovi in Spagna (in prossimità dello stretto che porta il suo nome). Il Governo spagnolo vuole a tutti i costi evitare che, dopo Brexit, Gibilterra possa adottare una politica di deregolamentazione, facendo concorrenza sleale alle regioni spagnole confinanti. La richiesta della Spagna appare quindi legittima, ma a sorprendere è la sua vemenza, dato che solo pochi mesi fa il Ministro degli Esteri spagnolo aveva dichiarato che il Paese non avrebbe trasformato la questione di Gibilterra in un ostacolo alla raggiunta di un accordo. È quindi probabile che la dura presa di posizione sia principalmente una mossa di campagna elettorale, in vista delle imminenti elezioni regionali.

Una seconda richiesta arriva invece dai Paesi della costa atlantica, i quali chiedono che ogni futuro accordo commerciale sia vincolato alla possibilità che i battelli europei possano continuare ad accedere alle aree di pesca britanniche e che queste ultime continuino a essere vincolate al sistema di quote di pesca in vigore nei mari dei Paesi Ue. Potrà sembrare una richiesta minore, ma il tema è invece molto sentito in tutti i Paesi della zona: le acque britanniche sono molto pescose, ma sfruttate in gran parte da multinazionali europee. I pescatori britannici sono stati quindi tra i più attivi sostenitori di Brexit, sperando di poter riacquistare un accesso esclusivo a queste aree; d’altro canto, diversi Paesi europei sanno di avere interessi economici rilevanti in questo ambito.

Una terza richiesta, di carattere più generale, arriva dalla maggior parte dei grossi Paesi europei ed è che venga in qualsiasi modo rifiutata la richiesta del Regno Unito di negoziare un accordo commerciale che gli permetta di rimanere nel mercato unico per quanto riguarda lo scambio di beni e prodotti, ma non per quanto riguarda lo scambio di servizi.

Al momento non è possibile dire con certezza come si chiuderà questa discussione. Possiamo però dire come si sta indirizzando.

Ieri sera, infatti, è stato pubblicato il testo della bozza di dichiarazione politica, su cui il Governo britannico e la Commissione europea hanno trovato un’intesa e che verrà discussa domenica dai Capi di Stato e di governo europei.è Leggendo il documento nel dettaglio è possibile notare che: la questione Gibilterra non viene citata; è presente un impegno a negoziare un accordo sulla pesca, che includa i temi dell’accesso alle aree di pesca e delle quote (anche se il linguaggio utilizzato è molto vago, in modo da non urtare eccessivamente il Regno Unito); si chiude di fatto la porta a un accordo che ponga condizioni diverse per beni e servizi nell’accesso al mercato unico.

È però sempre possibile che le trattative di domenica portino a cambiamenti dell’ultimo minuto. Anche se, nuovamente, buona parte delle richieste europee sono state accolte, rimane il timore che si aprano discussioni interminabili. Per questo motivo Angela Merkel ha usato tutto il proprio peso per tentare di porre uno stop: ha minacciato di non presentarsi al summit di domenica, se non si avrà la certezza di uscire dall’incontro con una firma sia sull’accordo di divorzio sia sulla dichiarazione politica.

Perché, ricordiamolo, l’assenso dei leader europei all’accordo avrebbe dovuto essere scontato. Il difficile sarà invece trovare il voto favorevole del Parlamento britannico, dove al momento Theresa May non ha una maggioranza a sostegno del testo negoziato.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo