BREXIT WEEKLY UPDATE: Il Consiglio Europeo boccia la proposta del Regno Unito

17 ottobre 2018 0 commenti

Questa settimana, per il nostro aggiornamento su Brexit, si torna a Bruxelles, dove oggi e domani i Capi di Stato europei saranno riuniti per discutere l’agenda politica del continente. Tra gli argomenti sul tavolo, uno dei più importanti sarà la valutazione dello stato dei negoziati col Regno Unito.

 

Forse ricorderete che un incontro simile (ma di carattere informale) si era tenuto il mese scorso a Salisburgo e si era concluso in modo disastroso per il Regno Unito. In quell’occasione, infatti, i leader europei avevano bocciato i punti principali della proposta di Theresa May.

 

All’incontro di oggi e domani si arriva in un clima molto simile. Come alla vigilia di settembre, un accordo sembra a portata di mano, in quanto rimangono da chiarire solo pochi punti. Ma allo stesso tempo, l’intero negoziato rischia comunque di deragliareperché nessuno ha in mano la soluzione per risolvere le questioni ancora aperte (prima tra tutta, come evitare che vengano re-instaurati controlli al confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda).

 

Un momento drammatico di crisi si è già consumato domenica, quando Dominic Raab (il Ministro britannico per la Brexit) è volato a Bruxelles per incontrare Michel Barnier (il caponegoziatore europeo su questo tema).  

 

Erano giorni che gli uffici tecnici del Governo del Regno Unito e della Commissione europea erano impegnati in intensi negoziati, da cui era alla fine uscita una bozza, che doveva a quel punto essere valutata dai vertici politici. La decisione di Raab di mettersi in viaggio aveva fatto pensare a tutti che il giudizio fosse positivo e che un accordo fosse imminente, tanto che alcuni giornali avevano già dato per chiuso il negoziato.

 

Nulla di questo è però accaduto, di nuovo tutto bloccato sull’Irlanda. E, intanto, il rischio di una Brexit senza accordo aumenta di giorno in giorno.

 

Quali sono le posizioni sul tavolo allora?

 

Sia Unione europea sia Regno Unito vogliono evitare a tutti i costi la reinstallazione di un confine fisico in Irlanda(che rischierebbe di riaprire ferite e scenari di violenza sull’isola). Entrambe le parti hanno allora deciso di cercare una soluzione definitiva nei prossimi anni, quando saranno definiti nel dettaglio gli accordi commerciali tra i due lati della manica (e dai cui termini dipenderà se i controlli saranno necessari e di che tipo), ma di trovare fin da subito un piano d’emergenza, che entri in vigore nel caso non si trovi nessun tipo di soluzione alternativa.

 

La novità di questa settimana è che pare si sia trovato un accordo di massima su questo piano di emergenza. In caso non si trovi nessun altro modo di evitare controlli in Irlanda, l’intero Regno Unito resterà nell’unione doganale con l’Unione europea (cioè l’accordo che stabilisce i dazi da applicare alle importazioni extra-europee), mentre la sola Irlanda del Nord rimarrebbe vincolata alle leggi del mercato unico europeo (che stabiliscono gli standard di sicurezza in base ai quali i prodotti possono essere venduti al pubblico).

 

Questa prospettiva ha due grossi problemi dal punto di vista del Regno Unito: innanzitutto impedirebbe al Regno Unito di condurre una politica commerciale autonoma da quella europea; inoltre, introdurrebbe di fatto un confine all’interno del Paese, visto che i prodotti venduti nell’Irlanda del Nord sarebbero sottoposti a standard diversi da quelle in vigore nel resto della Gran Bretagna. 

 

Secondo le ricostruzioni, il Regno Unito avrebbe però accettato queste condizioni, dal momento che questo sarebbe solo un piano di emergenza e non una soluzione definitiva.

 

Proprio sulla possibilità che questo scenario sia definitivo si è però riaperta la partita con l’Unione europea. Il Governo britannico chiede che il piano di emergenza abbia una data di scadenza, perché in nessun caso vuole rimanere vincolato per sempre a un accordo che ritiene penalizzante. Ma dal canto suo l’Unione europea sottolinea che non ha nessun senso proporre un piano di emergenza con un orizzonte temporaneo limitato, perché in questo caso non si scongiurerebbe il rischio di controlli al confine in Irlanda (che tornerebbero necessari se non si trovasse un’altra soluzione prima della scadenza stabilita). 

 

Ecco il motivo del nuovo scontro, esploso domenica e pronto a replicarsi tra oggi e domani.

 

Ma attenzione, su diversi giornali di opposto orientamento (dal Financial Timesal Telegraph) è stata proposta una stessa ipotesi: il dubbio è che gli screzi degli ultimi giorni tra Regno Unito e Unione europea potrebbe essere stati programmati ad arte da Theresa May, per mettere pressione ai propri parlamentari. 

 

Ricorderete infatti che la Prima Ministra è sotto la costante minaccia dell’ala più euroscettica del proprio partito, che chiede una linea più intransigente. Questo piccolo dramma, potrebbe allora essere stato voluto da Theresa May, per far comprendere al Parlamento britannico quanto sia concreto il rischio di una Brexit senza accordo e convincerlo così della necessità di ulteriori compromessi.

 

Non possiamo sapere se questa interpretazione dei fatti sia vera. Ma il solo fatto che sia stata immaginata fa capire quanto sia complessa la posizione di Theresa May costretta a giocare la stessa partita su due tavoli, quello di Bruxelles e quello di Londra, che seguono però regole diverse.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo