BREXIT WEEKLY UPDATE: Il Labour sostiene un secondo referendum

01 ottobre 2018 0 commenti

La settimana scorsa si è svolta la conferenza annuale del Partito Laburistaed è da lì che, questa settimana, arrivano gli aggiornamenti più interessanti su Brexit.


La conferenza di cui parliamo (conferencein inglese) è un appuntamento annuale, organizzato sia dai Laburisti sia dai Conservatori, durante i quali i due Partiti discutono la linea da tenere, sottoponendola al voto della propria base e dei propri dirigenti. Si tratta di appuntamenti molto attesi nella vita politica britannica, durante i quali le diverse piattaforme politiche hanno modo di essere presentate in dettaglio.

 

Una delle notizie più commentate di questo evento è stata ladecisione del Partito Laburista di sostenere, a determinate (e stringenti) condizioni, un secondo referendum su Brexit. In particolare, il Partito Laburista si è detto favorevole ad un secondo referendum se si verificassero entrambe queste eventualità, in ordine temporale:

1) il percorso di Brexit si stesse per concludere senza un accordo (o perché Unione europea e Regno Unito non sono riusciti a chiudere la trattativa o perché il testo uscito dai negoziati è stato bocciato dal Parlamento britannico)

2) il Governo britannico si rifiutasse di dimettersi ed andare ad elezioni anticipate

 

Il Partito Laburista ha quindi deciso di accettare un secondo referendum solo come soluzione estrema, se questo servisse a provare ad evitare una Brexit senza accordo, prospettiva definita una sciagura nazionale.

 

Il piano preferito da Jeremy Corbyn (leader del Partito Laburista) rimane però un altro, cioè spingere il Governo a dimettersi ed andare ad elezioni anticipate, per poi (in caso di vittoria) provare a negoziare a propria volta con l’Unione europea, impostando le trattative su una base diversa.

 

Non dobbiamo quindi aspettarci, almeno per il momento, che il Partito Laburista intraprenda azioni politiche per bloccare la Brexit. Corbyn vuole prendere il controllo dei negoziati Brexit, ma non invertirne la direzione. Bisogna infatti ricordare che il leader laburista si è sempre detto desideroso di rispettare il voto popolare, rifiutandosi addirittura di chiarire cosa voterebbe in caso di un ipotetico secondo referendum.

 

C’è poi un secondo aspetto da tenere a mente. Nel caso in cui anche arrivasse davvero a sedere sulla poltrona di Primo Ministro e a negoziare con l’Unione europea, non è detto che Corbyn si comporterebbe in modo troppo diverso da Theresa May.

 

Corbyn ha infatti chiarito di essere disposto ad appoggiare una Brexit che includa un’unione doganale, eviti un confine fisico in Irlanda, protegga posti di lavoro e difenda gli attuali standard sociali ed ambientali. Ma, come sottolineato bene dal quotidiano conservatore The Telegraphgli obiettivi elencati da Corbyn sono esattamente gli stessi che si era prefissata Theresa Maynello stendere la propria proposta.

 

Malgrado gli attacchi reciproci, i due leader sembrano dunque avere una visione abbastanza simile di quella che dovrebbe essere Brexit. A dividerli è principalmente un giudizio sulla strada migliore da intraprendere, non tanto la metà da raggiungere.

E il vedere convergere su Brexit personalità politiche tanto diverse tra loro, mi convince ancora una volta di più di quanto servano mappe nuove per leggere le spaccature politiche che oggi attraversano la nostra Europa.

 

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo