BREXIT WEEKLY UPDATE: Il Consiglio Europeo boccia la proposta del Regno Unito

24 settembre 2018 0 commenti

La settimana scorsa i capi di Stato europei si sono riuniti a Salisburgo, per un incontro informale dedicato a svariati temi, tra cui i negoziati su Brexit.  

L’incontro era atteso con ansia, perché si trattava della prima occasione di Theresa May per presentare ufficialmente la propria propostaa tutti i leader europei. Ma a questo appuntamento si era anche arrivati in un’atmosfera decisamente strana

Da un lato, erano settimane che i toni tra Unione europea e Regno Unito si erano fatti molto più rilassati e ottimisti, lasciando pensare che ci fossero margini di negoziato.

Dall’altro lato, però, l’Unione europea aveva già dato ad intendere che la proposta di Theresa May era irricevibile.

Questa apparente contraddizione, probabilmente, nasceva da una strategia negoziale dei Capi di Stato europei: la loro speranza era che, mostrandosi accondiscendenti verso Theresa May, la avrebbero forse convinta a smorzare la propria posizione.

Questo però non è accaduto, anzi la Prima Ministra britannica ha da subito ribadito che il Regno Unito aveva già concesso fin troppo e che toccava ora all’Unione europea fare un passo avanti, superando alcune delle proprie linee rosse.

I toni conciliatori si sono quindi subito trasformati in scontro aperto, raccontato dai quotidiani britannici con una sola parola: umiliazione.

I Capi di Stato hanno infatti fatto a pezzi la proposta di Theresa May, lasciando il Regno Unito senza carte da giocare, a solo pochi mesi dalla fine dei negoziati. La stessa Theresa May ha ammesso che le trattative sono arrivate ad un’impasse, provocando un immediato crollo della sterlina.

Quali scenari si aprono allora adesso, considerando che, per ottenere il via libera dall’Unione europea, qualunque proposta di accordo deve riuscire ad evitare un confine fisico in Irlanda?

Gli scenari più realistici sono tree tutti presentano enormi problemi per il Regno Unito.

Il primo consiste nella possibilità che alla fine il Regno Unito ceda e decida di restare all’interno del mercato unico e dell’unione doganale, continuando quindi a seguire la maggior parte delle regole dell’Unione europea, pur senza farne più parte.

Si tratta del cosiddetto modello norvegese, che permetterebbe di evitare molti dei traumi di Brexit, ma che Theresa May ha già bollato come un tradimento del risultato del referendum popolare. Il secondo scenario consiste nella possibilità che invece solo l’Irlanda del Nord rimanga nell’unione doganale e nel mercato unico.

Questa soluzione eviterebbe sì la creazione di un confine fisico in Irlanda, ma obbligherebbe invece all’istituzione di un confine marittimo tra l’Irlanda del Nord e il resto della Gran Bretagna, spaccando così di fatto il Regno Unito in due.

Theresa May ha detto che nessun Primo Ministro britannico potrebbe mai accettare questa possibilità e, quasi sicuramente, anche il Parlamento boccerebbe questa eventualità.

Il terzo scenario è invece quello di una Brexit senza accordo, con tutte le conseguenze negative di cui abbiamo ampiamente parlato nei mesi scorsi. Altre proposte, all’orizzonte, non si vedono. 

La situazione è complessa e non è nell’interesse di nessuno una Brexit senza accordo. Fino all’ultimo, quindi, si cercherà di trovare un’intesa. Ma ora, con forza, emergono tutte le responsabilità di una classe dirigente che ha continuano a fare promesse e a semplificare la realtà, fino a quando non è andata a sbattere contro la realtà.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo