Approvata dal Parlamento UE la proposta di riforma del diritto d’autore

12 settembre 2018 0 commenti

Oggi, il Parlamento europeo ha finalmente approvato la proposta di riforma del diritto d’autore.   

Come forse ricorderete, un primo voto si era già tenuto il 5 luglio scorso, ma in quell’occasione il Parlamento aveva deciso di rinviare la decisione e concedersi altro tempo per ulteriori discussioni.   

In questi due mesi, allora, il Parlamento europeo si è confrontato con ampie parti della società civile, rappresentanti delle industrie culturali e creative, e, soprattutto, con i cittadini per capire come migliorare questa riforma.   

Si è così arrivati ad un testo aggiornato, rivisto alla luce delle consultazioni effettuate, che ha ottenuto questa volta il supporto del Parlamento europeo.   Sono soddisfatta di questo risultato, perché credo fortemente che il lavoro intellettuale e creativo debba ricevere un equo compenso, così come ritengo che l’ambiente digitale non possa restare una terra abbandonata a sé stessa, dove le persone non hanno modo di far valere i propri diritti.   

E sono davvero convinta che la proposta di riforma vada in questa direzione. Per questa ragione l’ho sostenuta con decisione, in queste ultime settimane di dibattito così come prima dell’estate.  

La riforma ha infatti una duplice importanza, perché da un lato svolge un’azione di tutela, mentre dall’altro riconosce delle responsabilità.   

La riforma infatti tutela i nostri musicisti, i nostri attori e i nostri giornalisti e – in generale – tutti i nostri creativi. Inoltre, al contrario di quanto affermano alcuni oppositori della proposta, la riforma tutela, tramite una chiara esenzione, anche il mondo della ricerca universitaria, dell’open source e del non-profit, permettendo la continuazione di tutti quei progetti che vanno nell’interesse esclusivo della collettività.

Allo stesso tempo, la riforma assegna delle responsabilità alle grandi compagnie digitali (come Google e Facebook), che saranno obbligate a ricompensare e retribuire gli autori dei contenuti condivisi sulle loro piattaforme. La riforma non difende gli interessi delle grandi compagnie, ma piuttosto le responsabilizza, impedendo loro di sfruttare il vuoto normativo che fino ad oggi leha permesso loro di violare i diritti dei cittadini.  

Infine, la riforma ci costringe ad affrontare un’ambiguità che continua ad aleggiare su ogni proposta riguardante il mondo digitale, che ad oggi sembra un far west. Questa ambiguità ci porta, da un lato, a riconoscere l’importanza delle regole, ma dall’altro ad essere infastiditi proprio dall’introduzione di nuove regole, che cambiano lo status quo a cui siamo abituati.  

Dobbiamo sciogliere questa ambiguità e scegliere se preferiamo un mondo digitale anarchico oppure un mondo dove invece vigono delle regole. Il primo modello è forse più comodo, ma non è in grado di difendere neanche i più elementari diritti delle persone; il secondo è forse più complesso, ma ci permette di costruire una società civile che protegge le persone e attribuisce responsabilità.  

Non ho dubbi sul fatto che il progressismo europeo debba schierarsi col secondo modello.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo