BREXIT WEEKLY UPDATE: Il Regno Unito si prepara a una Brexit senza accordo

03 settembre 2018 0 commenti

Dopo una breve pausa estiva, sono ricominciati i negoziati tra Unione europea e Regno Unito, ma neanche gli ultimi incontri hanno permesso di compiere grossi passi avanti. D’altronde, ci eravamo lasciati con una situazione turbolenta ma di sostanziale stallo.

A luglio Theresa May aveva presentato una nuova proposta su Brexit, il cui annuncio aveva scatenato immense polemiche all’interno del Governo, tanto da portare alle dimissioni del Ministro della Brexit e del Ministro degli Esteri.

L’ala più euroscettica del Partito Conservatore ha infatti considerato impossibile appoggiare la posizione della Prima Ministra, giudicata troppo morbida.

La nuova proposta britannica, in effetti, prevede il mantenimento di stretti legami commerciali con l’Unione europea, soprattutto per quanto riguarda il commercio di beni manifatturieri e il rispetto delle regole riguardanti la loro produzione.

Nonostante questo, erano in molti a sospettare che tutto ciò non sarebbe bastato per chiudere un accordo con Bruxellese, alla fine, i colloqui della settimana scorsa hanno confermato questi timori. 

Nel corso di due incontri svoltisi tra agosto e settembre,la Commissione europea ha bocciato la proposta di Theresa May su diversi punti fondamentali, sostenendo che sia irrealizzabile da un punto di vista tecnico e comunque non sufficiente ad evitare l’installazione di un confine fisico in Irlanda.

È importante sottolineare che questa valutazione è condivisa dalla maggior parte degli esperti di politica commerciale. I negoziati proseguiranno ora ad un ritmo serrato, molto più che in passato, con incontri settimanali tra Michel Barnier (il caponegoziatore europeo) e Dominic Raab (il nuovo Ministro per la Brexit). 

Non rimane infatti molto tempo: i trattati europei impongono che l’accordo di fuoriuscita sia ratificato dai Parlamenti nazionali e dal Parlamento europeo entro il 29 marzo 2019, data in cui la Brexit diventerà effettiva. Il processo di ratifica richiede però molto tempo e, per questo motivo, la Commissione europea aveva chiesto di fissare il termine ultimo delle trattative a ottobre 2018. Ma è ormai evidente che questa scadenza non potrà mai essere rispettata. Non è però il tempo a rappresentare l’ostacolo principale al raggiungimento di un’intesa: il problema principale è che, malgrado i progressivi avvicinamenti,le posizioni di Unione europea e Regno Unito restano inconciliabilisu numerose questioni chiave.

Non è per nulla chiaro come sia possibile raggiungere un qualsiasi tipo di accordo se almeno una delle due parti non cambierà la propria posizione, cosa che però nessuno sembra disposto a fare: l’Unione europea perché non vuole in nessun modo minacciare la stabilità del mercato unico, Theresa May perché non ha la forza per far digerire ulteriori concessioni al proprio Partito.

Vista la situazione, si sta facendo sempre più credibile l’eventualità di una no-deal Brexit, vale a dire una Brexit senza accordo di fuoriuscita. In questo scenario, i rapporti di cooperazione tra Unione europea e Regno Unito si interromperebbero bruscamente (ad esempio, si bloccherebbero tutti i collegamenti aerei) e si renderebbe necessario adottare misure apposite per evitare conseguenze potenzialmente disastrose (per riprendere lo stesso esempio, si potrebbe decidere di firmare un accordo sull’aviazione, ma questo dovrebbe essere preparato per tempo se si vogliono evitare interruzioni anche solo temporanee dei trasporti aerei).

La Commissione europea aveva già previsto questa possibilità e a fine luglio aveva avvertito della necessità di prepararsi a qualunque eventualità circa l’esito delle trattative, compresa la possibilità che non si arrivi a nessun accordo.

Nelle ultime settimane il Governo britannico è andato oltre, predisponendo la realizzazione di più di 80 documenti, che spieghino settore per settore cosa accadrebbe in caso di una no-deal Brexit e quali misure sarebbero adottate. Una prima tranche di 25 documenti è stata rilasciata nei giorni scorsi, mentre i prossimi saranno pubblicati nelle settimane a venire.

D’altronde, è il Regno Unito a rischiare le conseguenze peggiori. Uno studio realizzato dallo stesso Governo britannico prevede che, in caso di una no-deal Brexit, il Paese rischierebbe di esaurire in meno di un mese le scorte di cibo e medicinali,oggi importati da altri Paesi europei.

Sono stati annunciati piani per accumulare questi prodotti, ma diverse indagini giornalistiche hanno svelato che supermercati, farmacie e ospedali non sono ancora stati coinvolti nella loro implementazione; per il momento, è quindi impossibile capire quanto realmente il Regno Unito sia pronto ad affrontare un distacco traumatico dall’Unione europea.

È però bene ricordare che, nonostante la retorica aggressiva, Theresa May vuole assolutamente evitare una fuoriuscita senza accordo.

La recente insistenza sui preparativi a una no-deal Brexit sembra più un tentativo della Prima Ministra di spiegare all’opinione pubblica britannica perché il Regno Unito ha così tanto bisogno di raggiungere un’intesa con l’Unione europea.

Il problema è che forse questo non sarà sufficiente per convincere il proprio Partito ad accettare ulteriori concessioni, senza le quali un accordo sembra irraggiungibile.

           



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo