BREXIT WEEKLY UPDATE: THERESA MAY FA MARCIA INDIETRO

20 luglio 2018 0 commenti

La settimana scorsa, Theresa May aveva finalmente presentato all’Unione europea una proposta ufficiale sul futuro quadro di relazioni post-Brexit.

Come forse ricordate, si trattava di un piano decisamente orientato verso una soft Brexit e che per questo era stato duramente osteggiato da una parte del Partito Conservatore, tanto da portare alle dimissioni di David Davis (ormai ex-Ministro per la Brexit, sostituito da Dominic Reeg) e di Boris Johnson (ormai ex-Ministo degli Esteri, sostituito da Jeremy Hunt).  

Nel giro di pochi giorni la situazione è però già cambiata: Theresa May ha fatto marcia indietro su diversi punti, rendendo così la proposta molto più dura, perché lo scontento dei parlamentari euroscettici era così grande da rischiare di far cadere il Governo.  

La svolta è avvenuta durante la discussione di uno dei tanti disegni di legge legati a Brexit. L’ala euroscettica del Partito Conservatore ha presentato 4 emendamenti, che rendono di fatto inapplicabili sia il complesso meccanismo pensato da Theresa May per gestire la raccolta dei dazi doganali sia il piano di emergenza voluto dall’Unione europea per evitare un confine fisico in Irlanda (due aspetti centrali all’interno del complesso negoziato su Brexit).  

Theresa May ha avuto così paura di essere sconfitta in aula dal suo stesso Partito, da decidere di accettare tutti gli emendamenti ancora prima di arrivare ad una votazione.  

Questa decisione ha però portato a una ribellione dell’altra frangia del Partito Conservatore, quella più europeista. Da qui è allora arrivato un nuovo emendamento, di segno contrario, attraverso cui si chiedeva che il Regno Unito restasse nell’unione doganale con l’Unione europea, nel caso in cui (come prevedibile) non si fosse ancora raggiunto nessun tipo di accordo entro la metà di gennaio 2019. L’emendamento è arrivato al voto incontrando il sostegno del Partito Laburista, ma è alla fine stato bocciato solo perché alcuni parlamentari laburisti euroscettici hanno votato contro le indicazioni del proprio Partito, salvando così il Governo May.  

La situazione è quindi incredibilmente confusa.   

Theresa May si ritrova di fatto senza una maggioranza a sostenerla, dal momento che le ali estreme del Partito conservatore hanno entrambe dimostrato di avere la forza per far andare sotto il Governo, durante i voti in Parlamento.  

D’altro canto, Theresa May non può però essere sostituita perché nessuna delle varie correnti del Partito Conservatore ha la forza per imporre un nuovo leader.   Tuttavia, dall’altra parte dell’arco parlamentare, neanche il Partito Laburista appare in grado di assumere la guida del Paese. La spaccatura in quest’ultimo voto chiave, che sarebbe stato forse capace di far cadere il Governo May, ha dimostrato quanto Brexit sia un tema divisivo anche a sinistra.  

La situazione è resa ancora più grave dal fatto che, in tutto questo, il Regno Unito si ritrova nuovamente senza una proposta negoziale seria con cui discutere con l’Unione europea, visto che quella presentata solo una settimana fa è stato di fatto già smontata da Theresa May stessa.  

Dato il quadro attuale, non può allora stupire che la Commissione europea abbia ieri presentato una Comunicazione con la quale invita gli Stati a prepararsi a qualunque scenario, compresa una Brexit traumatica non accompagnata da nessun tipo di accordo.    



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo