BREXIT WEEKLY UPDATE: LA PROPOSTA DEL REGNO UNITO ALL'UE

13 luglio 2018 0 commenti

Il Regno Unito ha finalmente presentato all’Unione Europea una proposta ufficiale per il futuro quadro di relazioni post-Brexit.

Il testo completo, lungo più di 100 pagine, è stato pubblicato ieri mattina, mentre un accordo di massima su di esso era stato raggiunto venerdì scorso, durante una lunga riunione tra i componenti del Governo britannico.

Questo passo era atteso da mesi e avrebbe dovuto quindi rappresentare un’ottima notizia, in grado di ridare slancio alle trattative su Brexit, che di fatto si erano bloccate a marzo. 

Le conseguenze sono state invece incredibilmente negative: la presentazione della proposta ha avuto come effetto principale quello di scatenare la prima crisi irreversibile all’interno del Governo May, portando alle dimissioni di David Davis, ormai ex-Ministro per la Brexit, e Boris Johnson, ormai ex-Ministro degli Esteri. Entrambi i personaggi sono ardenti euroscettici e hanno scelto di rinunciare al proprio incarico perché convinti che il piano presentato da Theresa May non permetta un vero distacco dall’Unione Europea.

Il documento pubblicato dal Governo britannico, in effetti, è in orientato decisamente verso una soft Brexit.

Prevede infatti che il Regno Unito continui a partecipare ai lavori di numerose agenzie europee e a rispettare le regole europee nella produzione e nell’importazione dei beni, applicando invece proprie norme nei settori dei servizi e dell’economia digitale.

Uno scenario del genere è indigeribile per la corrente più euroscettica del Partito Conservatore, che si sente sempre meno rappresentata dalla linea adottata dal Governo e sempre più autorizzata a contestarne l’azione. Le dimissioni di David Davis e di Boris Johnson hanno allora voluto da un lato esprimere questo sentimento di malessere e dall’altro dare legittimità politica agli oppositori interni di Theresa May.

Non è da escludere che si arrivi ad una conta interna al Partito Conservatore, con un voto formale di sfiducia nei confronti della leadership di Theresa May. Per il momento i numeri sembrano dalla parte della Prima Ministra, che quindi dovrebbe essere in grado di difendere la propria posizione, ma la situazione è in rapida evoluzione. 

Quale sarà allora l’impatto di questi nuovi avvenimenti sui negoziati con l’Unione Europea? La prima cosa a cambiare saranno le persone sedute ai tavoli. David Davis era infatti il caponegoziatore britannico, in qualità di Ministro per la Brexit.

Le sue dimissioni significano che l’Unione Europea si ritroverà a discutere con un nuovo interlocutore.

Questo non sembra però spaventare i negoziatori europei, dal momento che le trattative si stanno ora giocando per lo più sui tavoli tecnici, poco toccati dai cambi ai vertici del Ministero.

La preoccupazione principale riguarda invece cosa accadrà se l’Unione europea non accetterà la proposta britannica e chiederà di ridiscuterne i termini.

La crisi politica rischia infatti di rendere impossibile per il Regno Unito trovare un nuovo compromesso, con la conseguenza di ricadere in una nuova situazione di stallo.

Il problemaa è che è molto probabile che l’Unione Europea non accetti il piano presentato da Theresa May.

I negoziatori europei sono infatti tendenzialmente contrari a proposte che prevedano regole diverse per lo scambio di beni e per lo scambio di servizi.

La situazione resta quindi molto complessa, ma – a voler vedere un aspetto positivo - almeno ora i negoziati avranno una base da cui far procedere le discussioni.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo