DIBATTITO SUL COPYRIGHT: IL MIO PUNTO DI VISTA

11 luglio 2018 0 commenti

A distanza di una settimana, sperando che nel frattempo i toni si siano abbassati, vorrei parlare nuovamente di diritto d’autore. Come già detto, ero favorevole alla proposta di riforma che il Parlamento europeo ha discusso e bocciato la settimana scorsa. 

Penso che il lavoro intellettuale e creativo debba ricevere un giusto compenso, così come ritengo che l’ambiente digitale non possa restare una terra abbandonata a sé stessa, dove è impossibile per le persone far valere i propri diritti.

Questa mia presa di posizione mi è costata l’accusa di mettere gli interessi delle società private davanti agli interessi dei cittadini. Non capisco però in che modo si possa muovere un’accusa del genere visto che le grandi compagnie digitali (come Google e Facebook) erano tra le principali oppositrici di questo progetto di riforma, che le avrebbe obbligate a condividere parte dei propri guadagni con gli autori dei contenuti condivisi sulle piattaforme online.

Senza contare che la riforma non si sarebbe invece applicata al mondo della ricerca universitaria, dell’open source e del no profit, lasciando quindi mano libera ai progetti che vanno nell’interesse esclusivo della collettività (come, ad esempio, Wikipedia).

Penso allora che la causa di tanta ostilità nei confronti della riforma del diritto d’autore stia in un rapporto ancora ambiguo che continuiamo ad avere con l’innovazione digitale. Da un lato, si critica spesso (e giustamente) il fatto che le grandi compagnie digitali sfruttano l’attuale vuoto normativo per violare i diritti di cittadini e lavoratori.

Dall’altro lato, ogni riforma che seriamente cerca di cambiare in profondità queste storture viene bollata come liberticida, eccessivamente complessa o troppo burocratica. È successo con l’entrata in vigore del GDPR, accolto con fastidio nonostante pochi mesi prima lo scandalo Cambridge Analytica ci avesse insegnato quanto è importante la protezione dei dati personali; lo stesso sta accadendo ora con la riforma del diritto d’autore. Insomma, da un lato si chiedono regole, ma dall’altro l’introduzione di nuove regole infastidisce perché rompe equilibri consolidati a cui, bene o male, siamo abituati.

Sarebbe però l’ora di sciogliere questa ambiguità e scegliere in che tipo di società digitale vogliamo vivere. Si tratta di una scelta prettamente politica, che pone in alternativa un mondo senza regole e un mondo dove invece vigono delle regole; il primo è forse più comodo, ma non è in grado di difendere neanche i più elementari diritti delle persone; il secondo è forse più complesso, ma ci permette di costruire una società civile.

Non ho dubbi sul fatto che il progressismo europeo debba schierarsi col secondo modello.  



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo