BREXIT WEEKLY UPDATE: IL PARTITO CONSERVATORE CONTINUA A ESSERE DIVISO

22 giugno 2018 0 commenti

I nostri aggiornamenti su Brexit hanno parlato innumerevoli volte delle divisioni interne al Governo britannico e anche oggi siamo costretti a ritornare su questo tema. Nelle ultime settimane, la vita politica britannica è stata infatti dominata da intensi dibattiti parlamentari, che hanno visto per l’ennesima volta il Partito Conservatore prima spaccarsi e poi ricompattarsi intorno a una fragile tregua.

Motivo di divisione è stato questa volta un emendamento, promosso dall’ala europeista del Partito Conservatore, col quale si è chiesto che, alla fine delle trattative, il Parlamento britannico possa esprimersi in modo “significativo” sull’accordo che Unione europea e Regno Unito stanno negoziando. Questo significherebbe, per il Parlamento britannico, la possibilità di obbligare il Governo a sedersi nuovamente ai tavoli negoziali, nel caso l’accordo raggiunto non sia giudicato soddisfacente.   

Da sempre, invece, Theresa May vuole limitare le scelte del Parlamento alla possibilità di “prendere o lasciare” l’accordo che sarà raggiunto dal Governo. Se così fosse, una bocciatura dell’accordo da parte del Parlamento non porterebbe a nuovi negoziati tra Unione europea e Regno Unito, ma ad una Brexit senza accordo.  

Ma la maggior parte dei Parlamentari britannici vuole evitare a ogni costo proprio quest’ultimo scenario e la proposta del “voto significativo” nasce in quest’ottica: infatti, il potere del Parlamento di obbligare il Governo a sedersi nuovamente ai tavoli negoziali implicherebbe anche il potere di impedire al Governo di condurre il Regno Unito verso una Brexit senza accordo, costringendo a una ripresa delle trattative.  

Dal canto suo, Theresa May si è sempre detta contraria a ogni proposta che legasse le mani del Governo durante i negoziati, nella convinzione che questo avrebbe indebolito la posizione del Regno Unito e reso più difficile raggiungere un accordo vantaggioso per il Paese. Inoltre, l’opposizione ad un “voto significativo” del Parlamento veniva anche dall’ala più euroscettica del Partito Conservatore, che ha visto in questa proposta un tentativo di annacquare Brexit.  

Questa differenza di vedute ha portato a tensioni accesissime nel Partito Conservatore e, ancora una volta, Theresa May è stata obbligata a un duro lavoro di mediazione per tenere in piedi il proprio Governo. Dopo circa tre settimane di discussioni alla fine l’emendamento è stato bocciato dai suoi stessi promotori, che hanno ceduto dopo aver ricevuto rassicurazioni dal Governo sul fatto che il Parlamento avrà modo di dire la propria sull’accordo finale.  

Il problema è che le rassicurazioni del Governo sono arrivate in termini molto vaghi e si basano sul richiamo a oscure norme del regolamento parlamentare. Il risultato è che sia l’ala euroscettica sia l’ala europeista stanno rivendicando la vittoria in quest’ultimo scontro, dal momento; s detta dei primi, il compromesso offerto da Theresa May fa sì il Parlamento potrà esprimersi “in modo significativo”, ma con voto non vincolante; i secondi sostengono invece che il Parlamento avrà davvero la facoltà di riaprire i negoziati, se verranno rispettate certe condizioni.  

È però ovviamente impossibile che entrambe le parti abbiano ragione. È una questione di piccoli dettagli, ma questo significa che la battaglia su questo punto si riaprirà in futuro, con toni forse addirittura più aspri.  

Questa non è certa una buona notizia per nessuno. Infatti, gli scontri all’interno del Governo britannico sono da mesi l’ostacolo principale all’avanzare delle trattative tra Unione europea e Regno Unito.  Se le stesse dinamiche dovessero riproporsi anche al momento del voto parlamentare sull’accordo che (eventualmente) sarà raggiunto, aumentano allora a dismisura le possibilità che l’intero percorso di Brexit deragli. E se ciò dovesse accadere, le conseguenze sarebbero pesanti per tutti.       



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo