Se le donne governassero - 10 donne hanno invocato voci nuove nella conversazione europea

12 giugno 2018 0 commenti

L’Unione europea vuole riprendere il dibattito sul futuro dell’Europa. Ma fino ad ora i suoi sforzi non sono così promettenti. Il dibattito politico europeo tende ad essere dominato dalle voci maschili. Una recente squadra operativa istituita dalla Commissione europea per ’fare di meno in modo più efficiente’ è completamente maschile e, a livello nazionale, politici egocentrici sono più interessati a incolpare Bruxelles per le politiche che sono andate male piuttosto che rispondere ai suoi problemi.

L’Unione ha bisogno di un approccio inclusivo per affrontare i suoi problemi. Solo includendo le donne e opinioni diverse nelle sue discussioni politiche può evadere dalla sua ideologia corrente e dalla sua ruotine politica. Un gruppo di esperte con base a Bruxelles si sono riunite insieme per scambiarsi idee sul futuro dell’Europa e ne è uscita una radicale e differente soluzione. Qui la loro proposta.

- Corinna Horst, direttore del Marshall German Fund of the United States e presidente di Woman in International Security.

Lasciate entrare le giovani donne

- Camino Mortera-Martinez è ricercatrice al Centre for European Reform e rappresentante dello stesso a Bruxelles.

Facciamo un gioco: nomina 5 donne di potere che hanno la possibilità di plasmare il futuro dell’Europa. Scommetto che la tua lista include Angela Merkel, Theresa May e, forse, Christine Lagarde. Che cosa hanno in comune? Sono tutte donne bianche e non hanno scelto di avere figli o sono abbastanza in là con l’età da aver messo da parte le questioni familiari. Hanno anche l’esperienza per essere prese sul serio dalla schiera di uomini con cui si trovano faccia a faccia ogni giorno.

Il fatto che le donne sono sottorappresentate nella cima delle carriere professionali è a malapena una notizia. La politica, come un po’ in ogni altro contesto lavorativo, è un ambiente creato dagli uomini per gli uomini. Le donne corrono per gli uffici o le sale riunioni imparando fin da subito a essere aggressive, risolute e a essere ripagate senza emozioni.  

È tempo, per le giovani donne, di reclamare il loro posto in Europa. Donne che non hanno paura di essere ambiziose pur continuando a pensare di avere figli o di trovare un salutare equilibrio tra vita e lavoro. Donne a cui è permesso e riconosciuto di essere ciò che voglio essere. L’Europa ha bisogno di tutta la potenza intellettuale che può per tentare di risolvere tutti i pasticci a cui deve far fronte, siano la Brexit o la disputa sul futuro dell’eurozona.

Ascoltare chi è lasciato indietro

- Cinzia Alcidi è ricercatrice presso il Centre for European Policy Studies.

L’Europa ha bisogno di riesaminare la sua fede secondo la quale la crescita economica è una forza benefica per la maggior parte della popolazione. Negli ultimi anni la crescita è stata accompagnata dall’aumento dell’ineguaglianze che hanno lasciato indietro alcune persone, regioni e Paesi.

Queste dinamiche non sono solo una sfida alla sostenibilità della crescita, contribuiscono fortemente alla polarizzazione del nostro dibattito politico e creano una base fertile per la retorica nazionalistica. Per ottenere un supporto diffuso tra quelli che si sentono lasciati indietro, i politici promettono politiche miopi che provano popolarità ma non vanno alle radici delle cause del problema. Altro campo è quello di coloro che beneficiano da tale sistema, con promesse di politiche che preservano il loro vantaggi.  

Entrambi i gruppi hanno compreso che focalizzandosi sulle minacce esterne – come l’immigrazione – e sui pericoli della globalizzazione è un buon modo per ottenere successo. Mentre l’attacco all’UE è un modo facile di spostare lontano dalle capitali la responsabilità di politiche sbagliate, un approccio come questo si rivelerà disastroso per l’intero continente. Per invertire il trend, noi abbiamo bisogno di andare alla radice delle cause delle disparità economiche e delle ineguaglianze che hanno reso la popolazione suscettibile alla retorica nazionalistica.

Coinvolgere i giovani

- Ester Asin è direttrice e rappresentante dell’UE presso l’ufficio di Bruxelles di Save The Children International mentre Jacquiline Hale ricopre il ruolo di capo ufficio dell’advocacy.

Come definire cosa diventerà l’Europa dipenderà da come vede il mondo chi siederà al tavolo dove vengono prese le decisioni. La storia ci insegna che le mappe imperiali furono disegnate da una singola e limitata prospettiva – la prospettiva di quei pochi uomini bianchi che tenevano la penna in mano.

I cittadini vogliono vivere in un’Europa che li protegga quando sono più vulnerabili. Ma questo non equivale a ergere recinzioni e confini o ad accrescere le spese per la difesa. Noi abbiamo bisogno di chiedere a noi stessi come le persone definisco la sicurezza e il potere. Per alcuni, sicurezza significa sicurezza sociale, una casa sicura, protezione dalla violenza domestica o dal bullismo nelle scuole, affrontando il cambiamento climatico che minaccia le nostre riserve idriche o facendo fronte ai motori sociali all’origine dei conflitti.

Il dibattito sul futuro dell’Europa ha bisogno delle voci al di fuori della bolla dell’eurocrazia. Abbiamo bisogno di ascoltare di cosa la maggior parte della popolazione sta discutendo nei comuni, sul posto di lavoro e nelle scuole. Soprattutto, magari, avremmo bisogno di coinvolgere i giovani in questa discussione. Negli Stati Uniti d’America, la March For Our Lives Movement sta ridefinendo l’attivismo politico. I giovani saranno gli unici a definire cosa vuole dire essere europei. Ascoltiamo cosa hanno da dire.

Coinvolgere voci globali

- Rosa Balfour è senior transatlantic fellow al German Marshall Fund of the United States e membro del comitato direttivo di Women in International Security. 

L’Unione europea è in crisi perché la democrazia europea nel complesso si sta erodendo e gli elettori si sentono esclusi dal processo decisionale, che si sta sempre di più svolgendo su un livello istituzionale internazionale al quale loro non hanno accesso. È tempo di infondere caos e trasformare il dibattito. Abbiamo bisogno di connettere la società civile andando al di là delle frontiere nazionali e aiutandoli a partecipare con le istituzioni internazionali così come con i governi nazionali.

Includere i cittadini da tutto il mondo nei dibattiti politico è il modo più efficace per forgiare una visione del nostro futuro comune che si basi su quei principi universali che hanno portato alla pace e alla democrazia in Europa.

La conferenza di Parigi è stata uno dei più significativi risultati del 21esimo secolo, riunendo un’alleanza globale per combattere il cambiamento climatico.

Lavorare insieme, allo stesso modo, sull’immigrazione sarebbe tutto molto più positivo piuttosto che ergere recinti nazionali. L’UE ha la reputazione per difendere i principi forti e serve da faro di ispirazione per le democrazie di tutto il mondo. Ora è tempo per noi di trasformarla dall’esterno e disegnare l’ispirazione per gli attori globali, per progettare un futuro in linea con i valori fondativi dell’Unione.

Giusto equilibrio

- Heater Grabbe è direttore esecutivo dell’Open Society European Policy Institute.

Nel dibattito sul futuro dell’Europa, alcuni europei sono più eguali di altri. Il discorso ufficiale nell’UE – sia nelle sue istituzioni che a livello nazionale – è dominato da maschi bianchi di una certa età. Se l’UE è seria riguardo la promozione dell’innovazione e della creatività, ha bisogno di sollecitare diversi punti di vista. Inoltre, più un gruppo è formato da persone diverse più è probabile produrre idee migliori e originali rispetto a un piccolo gruppo omogeneo.

Una delle ovvie dimensioni dell’omogeneità è il genere. Un equilibrio al 50 e 50 della popolazione in Europa è straordinariamente differente rispetto al rapporto di interventi di uomini e donne nei dibattiti ufficiali. Una recente ricerca dell’Open Society Foundations mostra come il pubblico delle conferenze di alto livello ha l’opportunità di ascoltare una donna ogni tre uomini. In alcuni eventi, l’85% o addirittura il 100% degli oratori sono uomini.

Questa assenza di voci femminili è importante perché impoverisce un dibattito  che è di vitale importanza per il futuro delle nuove generazioni. Le decisioni dello stesso gruppo di persone è molto probabile che arrivino nelle stesse vecchie iniziative che servono gli stessi vecchi interessi. Se vogliamo evitare lo stesso vecchio risultato che ha fallito in passato, abbiamo bisogno di nuove voci con nuove idee.

Partire dal basso

- Jana Hainsworth è segretario generale dell’Eurochild e presidente della Social Platform.

Una prospera e pacifica Europa che promuove benessere e pace su scala globale? Siamo probabilmente lontani da questo ideale in qualsiasi momento della storia recente. Benché si paria di ripresa economica e prosperità, divisioni sociali, nocive politiche identitarie e la paura della misera minacciano le nostre fragili democrazie. L’Unione europea resiste per un filo – più dalla paura di cosa perderemo se va in pezzi piuttosto che da una chiara visione su cosa possiamo raggiungere assieme.

A un certo punto l’UE ha guadagnato una reputazione popolare come macchina al servizio di anonimi burocrati. La Commissione ha tentato una magica offensiva per ‘’connettersi con i cittadini’’. Ma è in gran parte un esercizio di stile. Ultimamente non c’è alcun collegamento con la costruzione di trasparenza e responsabilità verso la popolazione.

Una società civile organizzata attorno a valori comuni sarà cruciale per restaurare la fiducia nell’Unione Europea. Il coinvolgimento dei cittadini non è un evento isolato. È un lungo processo che consiste nell’ascoltare, spiegare e connettere cosa succede a livello locale secondo visione, politiche e i programmi europei. L’Unione ha bisogno di noi, e dovrebbe apprezzare e investire in noi. I prossimi leader europei hanno bisogno di integrare tutti i cittadini all’interno del processo decisionale.

Introdurre azioni positive

- Corinna Horst, vice direttore del Marshall German Fund of the United States e presidente dell’ufficio a Bruxelles di Woman in International security

Il motto dell’UE ‘’Uniti nella diversità’’ vuole celebrare la capacità di lavorare insieme degli europei per la pace e il benessere ma anche riconoscendo le differenze di culture, tradizioni e linguaggio. Ma di questi giorni sembra un’affermazione vuota. Esclusione, mancanza di responsabilità ed erosione dei valori condivisi sono ciò che realmente domina l’agenda.

L’Europa non è un progetto finito. Non c’è neanche un precedente di riferimento. Quando l’UE è arrivata a 28 Stati membri, c’è stata una continua lotta per definire i suoi contorni, i benefici e le responsabilità. L’immigrazione, l’allargamento e la globalizzazione hanno irreversibilmente cambiato l’Unione. Se l’UE vuole sopravvivere deve veramente accettare la realtà delle sue diversità.

L’Unione deve riconoscere la prospettiva specifica e storica delle sue regioni – specialmente quelle dell’Est – e includere maggiormente i giovani e le minoranze all’interno del suo processo decisionale. È vero specialmente nel tempo in cui gli affari interni ed esteri dell’Europa sono sempre più interconnessi.

Per farlo, l’Unione dovrebbe fare uso di azioni positive e applicare con più forza i principi di eguaglianza e dello stato di diritto. Questo consentirebbe agli europei di far realmente sentire la loro voce, aspirare ad un’identità condivisa e uo scopo che va oltre ogni differenza, colore, fede, età, religione o genere.  

Tenere a mente il divario della Brexit

- Agnes Hubert è membro di G5+, un think tank femminista con base a Bruxelles e visiting professor al Collegio d’Europa.

Genere e Brexit. Per la maggior parte delle persone, questi due concetti hanno ben poco in comune. Eppure, le donne sono egualmente vulnerabili agli effetti della fuoriuscita del Regno Unito dall’UE, e fortemente sottorappresentate nelle negoziazioni.

Il quadro legale e politico dell’UE per l’eguaglianza di genere ha protetto le donne di tutta l’Unione dalle più salienti discriminazioni e si è comportata da motore per l’eguaglianza. Sebbene la promessa da parte dei rappresentati del governo inglese di mantenere lo stesso livello di protezione dei diritti delle donne, la possibilità concreta che l’UK indebolisca i diritti del lavoro in nome della competitività potrebbe seriamente colpire le donne inglesi.

Come gruppo, le donne sono anche più a rischio delle conseguenze di una prevedibile recessione economica piuttosto che gli uomini. I cambiamenti nel mercato del lavoro e dell’accesso ai servizi pubblici affliggono le donne in maniera sproporzionata e avrebbero un impatto sulla disponibilità di risorse per le organizzazioni dei diritti delle donne. 

La creazione di politiche europee sull’eguaglianza di genere fu uno sforzo congiunto tra gli stati Membri. A casa, gli attivisti inglesi e i politici beneficiavano delle contribuzioni dell’Eurostat e dell’European Institute for Gender Equality nonché della ricerca europea e dei progetti dell’European Social Fund. Il contributo degli esperti britannici nel dibattito europeo ha avuto un ruolo cruciale e mancherà profondamente.

Celebrare la diversità

- Shada Islam è direttrice delle politiche presso Friends of Europe

Il futuro dell’Europa dipende molto semplicemente dalla nostra abilità di costruire una società veramente inclusiva che accetti persone appaiono, pregano e vivono in modo differente, ma connesse da una cittadinanza comune e condivisione dei valori fondamentali.

L’idea non è irrealistica. La verità è che nonostante la durezza dei titoli che riprendono le dichiarazioni xenofobe dei politici che demonizzano in egual misura i migranti, i musulmani, gli ebrei e i neri europei, il continente è già una società fatta di diverse religioni, colori e etnicità. Noi semplicemente non lo riconosciamo – o celebriamo.

L’integrazione è una strada a doppio senso, basata sul dare e il ricevere. Può prendere tempo e chiedere sforzi. Ma basta guardare cosa sta succedendo nelle città e i Paesi in giro per l’Europa per avere numerosi esempi di sforzi di successo per l’integrazione a livello locale. Il futuro dell’Europa è nelle mani dei sindaci e delle autorità locali. Ora i leader nazionali hanno bisogno di raggiungere e vincere questo impegno a livello europeo. 

 

Traduzione dell'articolo pubblicato su Politico.eu il 7 maggio 2018: https://www.politico.eu/article/feminism-gender-male-female-debate-if-women-ruled-the-world-future-of-europe/



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo