BREXIT WEEKLY UPDATE: UN ACCORDO DI COOPERAZIONE SU SICUREZZA, DIFESA E LOTTA AL TERRORISMO

10 giugno 2018 0 commenti

L’ultima volta abbiamo raccontato delle difficoltà che stanno incontrando i negoziati sulla futura partnership economica tra Unione Europea e Regno Unito. Le trattative, infatti, sono quasi bloccate perché il Regno Unito non ha presentato al tavolo nessuna proposta che sia accettabile per l’Unione Europea, rendendo impossibile proseguire i lavori.

La partnership economica non è però l’unico tipo di accordo che Unione Europea e Regno Unito vorrebbero raggiungere per il futuro post-Brexit. In discussione c’è anche un accordo di cooperazione sui temi di sicurezza, difesa e lotta al terrorismo. Il problema è che anche i negoziati su questo punto si sono scontrati con delle grosse difficoltà.

All’inizio un accordo su questi temi sembrava scontato. Difesa e sicurezza sono infatti temi di interesse comune e nessuno vorrebbe mettere in pericolo il proprio Paese rinunciando a una cooperazione con un alleato storico, tanto più se tutti i più grandi Paesi europei già collaborano almeno in parte su questi punti in quanto membri della NATO.

Inoltre, in questo caso, è anche l’Unione Europea ad avere forte interesse a cooperare con il Regno Unito, Paese che è sempre stato un leader nei settori della sicurezza e della difesa. Basti pensare ad alcuni dati: finora ben il 40% degli investimenti europei in ricerca militare arrivava dal Regno Unito; quest’ultimo è uno dei due Paesi europei (insieme alla Francia) ad essere membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e a possedere la bomba atomica; l’esercito britannico è tra quelli che gode di maggiori finanziamenti in Europa e i servizi di intelligence del Regno Unito sono universalmente riconosciuti come i migliori del mondo occidentale; il Regno Unito estrada ogni anno verso altri Paesi europei 8 volte più criminali di quanti gli altri Paesi europei ne estradino verso il Regno Unito.

Dal canto suo, il Regno Unito ha tutto l’interesse a mantenere stretti contatti con l’Unione europea: un intero Continente pesa sempre comunque più di un singolo Stato e un accordo ambizioso potrebbe garantirebbe al Regno Unito la possibilità di continuare ad accedere a tutte le informazioni e i database raccolti dall’Unione Europea.

Un singolo progetto rischia però di mettere in crisi un accordo che sembrava orientato a finire bene.

Nel 2016 è entrato in servizio il progetto Galileo, un nuovo Sistema di Posizionamento Globale Europeo, la cui gestione tecnica e operativa è sotto il controllo dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). In parole semplici, Galileo è l’equivalente europeo del GPS (che pochi sanno essere controllato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti) e, come il GPS, è un sistema di satelliti che permette la geolocalizzazione di persone e oggetti (con svariati utilizzi civili e militari).

Ebbene, l’Unione Europea ha deciso che, dopo Brexit, non tutti i dati di Galileo saranno più condivisi con il Regno Unito, per ragioni di sicurezza. I dati più sensibili da un punto di vista militare non possono infatti essere condivisi con un Paese non membro dell’UE, del quale non è possibile controllare come conserva i dati sensibili e con chi li condivide.

Il Regno Unito ha ritenuto questa decisione una provocazione e ha chiesto che gli sia restituito il miliardo di euro che finora il Paese ha investito nel progetto Galileo. Inoltre, Londra ha cominciato il dialogo con altri Paesi extra-europei come Australia e Nuova Zelanda, per sviluppare un progetto analogo e concorrente.

La Commissione europea, d’altro canto, ha sottolineato che il Regno Unito non subirà un trattamento punitivo, ma manterrà lo stesso grado di accesso concesso ad altri alleati strategici, come gli Stati Uniti.

Il Regno Unito ha trovato però insoddisfacente questa risposta e ha lamentato che, così, diventa difficile un qualsiasi tipo di cooperazione su sicurezza e difesa, se il Paese è considerato una “minaccia” o un pericolo per la sicurezza.

L’intera situazione di scontro è resa poi ancora più complessa dal fatto che alcuni Paesi (in particolare Francia, Olanda, Spagna, Svezia e i Paesi Baltici) trovano un fondo di ragione nelle rimostranze del Regno Unito e stanno cercando una difficile mediazione.

Non è, quindi, impossibile che la situazione si ricomponga. Il punto però qui non riguarda tanto il progetto Galileo, ma la difficile cooperazione post-Brexit sui temi di sicurezza e difesa. Il fatto che la prima difficoltà abbia portato a una tensione così elevata dimostra che neanche in questo caso sarà semplice trovare un accordo.

Fortunatamente, al momento sembra però anche difficile che alla fine non si trovi un qualche tipo di mediazione. Rimangono però due rischi. Il primo è che le trattative su sicurezza e difesa risucchino più tempo ed energie di quanto si era previsto (e sappiamo quanto il tempo stia diventando prezioso a meno di un anno dall’addio del Regno Unito). Il secondo è che il livello di cooperazione sia meno profondo di quanto sarebbe possibile, lasciando tutti noi in una situazione di minor sicurezza.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo