Brexit Weekly Update: le elezioni locali e i risultati inaspettati

11 maggio 2018 0 commenti

 

È da quando è iniziato il lungo percorso della Brexit che parliamo di quanto la posizione di Theresa May come Prima Ministra sia instabile e perennemente a rischio; anche la settimana scorsa eravamo tornati su questo argomento, raccontando gli scontri all’interno del Governo britannico (divenuti ancora più aspri questa settimana, quando il Ministro degli Esteri Boris Johnson ha pubblicamente definito una “follia” le proposte di Theresa May sulle future relazioni commerciali con l’Unione europea).

Ancora una volta, però, Theresa May ha superato una delle tante sfide alla propria leadership, uscendone quantomeno indenne. Parliamo in questo caso delle elezioni locali, svoltesi giovedì scorso, ma di cui non avevamo parlato sette giorni fa perché ancora in attesa dei risultati definitivi.

Come spesso accade, a queste elezioni era stato (purtroppo) attribuito un valore diverso da quello territoriali di loro competenza: sono state trasformate in un vero e proprio test nazionale, dal quale far dipendere il futuro del Governo e il destino dell’opposizione. Una sconfitta del Partito Conservatore a avrebbe potuto portare alle dimissioni di Theresa May, mentre una netta sconfitta addirittura ad elezioni anticipate (o, almeno, questo era ciò che sperava il Partito Laburista).

Proprio il Partito Laburista partiva da favorito, viste le continue difficoltà e liti della maggioranza conservatrice. Il suo leader, Jeremy Corbyn, non aveva nascosto di aspettarsi una grande vittoria e aveva caricato di grandi aspettative il proprio elettorato, pronosticando ad esempio di strappare ai Conservatori anche i quartieri di Londra tradizionalmente di destra.

Ma tutto ciò invece non è successo: la partita è finita sostanzialmente in parità, sia in termini di seggi conquistati sia in termini di voti, con Conservatori e Laburisti arrivati testa a testa intorno al 35%. Più in basso troviamo al 16% i Liberal Democratici (partito centrista ed europeista, storicamente terza forza del Paese), mentre i voti restanti sono stati spartiti tra i Verdi l’UKIP (il partito euroscettico che più di tutti ha lottato per la Brexit).

La sensazione è che però questo pareggio sia stato vissuto in modo diverso dai due schieramenti politici.

Il Partito Laburista non è riuscito a raggiungere gli obiettivi che si era prefissato e sembra quindi essere lo sconfitto di queste elezioni, tanto che ci si è tornati a chiedere se Corbyn sarà davvero mai in grado di portare il proprio partito alla vittoria (dato che anche questa volta ha mancato il risultato, per di più contro un Partito Conservatore diviso e confuso). La cosa interessante è che questa lettura è probabilmente colpa delle aspettative lanciate da Corbyn stesso: nessuno avrebbe letto questo risultato come una sconfitta, se lui per primo non avesse annunciato in anticipo grandi vittorie.

Un discorso di carattere opposto può essere fatto per Theresa May, a cui è invece bastato evitare una sconfitta per poter giudicare il risultato come positivo. I timori di una sconfitta clamorosa erano infatti elevati ed aver evitato questo scenario permetterà alla Prima Ministra di difendere per almeno un altro po’ di tempo la propria leadership.

Ma a essere sconfitte sono state anche le speranze di chi pensava che nel Regno Unito si stesse alzando un vento europeista, intenzionato a ribaltare la Brexit (anche se già nei mesi scorsi avevamo più volte spiegato come i sondaggi non diano segnali di un ripensamento da parte dei cittadini britannici). Il voto di settimana scorsa, che tiene in piedi l’attuale maggioranza, sembra allora confermare questa lettura.

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo