9 maggio, Festa dell'Europa: imparare, immaginare.

09 maggio 2018 0 commenti
#9maggio #FestaDellEuropa

"Se noi costruiremo soltanto amministrazioni comuni, senza una volontà politica superiore vivificata da un organismo centrale, nel quale le volontà nazionali si incontrino, si precisino e si animino in una sintesi superiore, rischieremo che questa attività europea appaia, al confronto della vitalità nazionale particolare, senza calore, senza vita ideale. Potrebbe anche apparire a un certo momento una sovrastruttura superflua e forse anche oppressiva quale appare in certi periodi del suo declino il Sacro Romano Impero".

Sono parole di Alcide De Gasperi, in un discorso che tenne nel 1951 all'Assemblea del Consiglio di Europa. A leggerlo oggi, stupisce la sua incredibile attualità: si parla della costituzione di un esercito europeo e, soprattutto, della creazione di un bilancio comune.

Oggi è la Festa dell'Europa: una data scelta in occasione della cosiddetta "Dichiarazione Schuman", pronunciata il 9 maggio del 1950, nella quale l'allora Ministro degli Esteri francese propone la nascita della CECA, il primo seme dell'odierna Unione Europea.

Pensate mai che, a volte, il miglior modo per proiettarsi in avanti e scegliere la giusta direzione sia confrontarsi con ciò che siamo stati, col nostro passato?

Mi capita di pensare, a volte con un po' di invidia, a quegli anni, durante i quali le menti più lucide e innovative del nostro Continente hanno immaginato un progetto così ambizioso e per esso hanno lottato fino a realizzarlo. L'invidia nasce dal vedere l'entusiasmo che trapela dai loro discorsi, dalle loro azioni, dal loro coraggio: un entusiasmo che oggi io sento ancora, con grande forza, ma che indiscutibilmente facciamo fatica a trasmettere, a rendere partecipato.

I ragazzi che oggi hanno 18 anni sono nati e cresciuti nella moderna Unione Europea. Non hanno il ricordo delle lire, ad esempio. Per loro, spostarsi tra un Paese e l'altro senza passaporto, senza controlli doganali, è semplicemente la normalità. Sta a noi mantenere viva la consapevolezza dell'eccezionalità della situazione che viviamo. In oltre duemila anni di storia, questi sono gli unici 60 anni di pace consecutiva che il continente europeo ha conosciuto.

Come fare, allora, per non rischiare "che questa attività europea appaia, al confronto della vitalità nazionale particolare, senza calore, senza vita ideale", come avvertiva De Gasperi già nel 1951? Non ci sono facili soluzioni né uomini o donne "della provvidenza", in grado di salvare da soli questo enorme progetto, sogno di ben più di una generazione. Ognuno di noi è parte in causa.

Proponiamo corsi coinvolgenti nelle scuole, fin dall'infanzia, creiamo eventi e occasioni di incontro nelle nostre città, organizziamo dei viaggi a Bruxelles per far conoscere le istituzioni, leggiamo i discorsi di De Gasperi, Spinelli, Monnet ai nostri figli adolescenti: ognuno di noi può fare qualcosa, nel suo ambito e con i suoi mezzi. Ma smettiamola di pensare che non ci riguardi, che se l'Europa continuerà a esistere o meno le nostre vite non subiranno cambiamenti. Se non ce ne prenderemo cura, se la nostra indifferenza contribuirà a farla morire, saremo tutti infinitamente più poveri. Non solo economicamente ma come prospettiva per il futuro.
 
L'Unione Europea, oggi, tutela ed estende i nostri diritti, le nostre libertà: rischiamo di accorgercene, e dare il giusto valore, solo quando rischieremo di non averli più.


ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo