The feminist approach to inclusive trade and policymaking

03 maggio 2018 0 commenti

Traduzione dell'articolo The feminist approach to inclusive trade and policymaking, scritto da Ann Linde (Ministro svedese per l'Unione Europea e il Commercio) alla vigilia del Stockholm Forum on Gender Equality.


L’approccio femminista al commercio inclusivo e alla politica

La Svezia ha dimostrato che un’eguaglianza di opportunità tra donne e uomini è per un bene per la creazione di nuovi posti di lavoro e per una buona crescita economica.

Di Ann Linde, Ministra per gli affari europei e il commercio, Svezia.

Quando l’attuale governo svedese è salito al potere nel 2014, la prima cosa che fece fu il dichiararsi un governo femminista. Così facendo si prese chiaramente l’impegno di promuovere l’eguaglianza di genere in tutte le sue politiche.

Durante gli anni passati il governo ha combattuto i ruoli e le strutture di genere limitanti e abbiamo consentito che l’eguaglianza di genere avesse un impatto formativo sulle scelte politiche, sulle priorità e l’allocazione delle risorse. Il governo svedese porta avanti questo programma in tutti gli contesti del suo lavoro – in Svezia, nell’Unione europea e a livello globale. L’eguaglianza di genere si diffonderà in tutti i settori della politica estera svedese: cooperazione allo sviluppo, sicurezza, diplomazia pubblica e, ovviamente, nel commercio.

Per il governo, una politica estera femminista è volta a ottenere l’eguaglianza di genere eliminando tutte le forme di discriminazioni contro le donne e le ragazze e migliorando le condizioni generali per le donne e le ragazze. È una questione di diritti umani, ma anche di uguali opportunità consentendo agli uomini e alle donne di usare il loro potenziale e di contribuire così al miglioramento della società. Ma è anche una questione di ‘’economia intelligente’’.

Trasformazioni economiche

Il mondo ha vissuto una enorme trasformazione economica durante gli ultimi tre decenni. Come i beni, i servizi, i capitali e le persone si spostano attraverso i Paesi più rapidamente di prima, le informazioni e la conoscenza sono diventate prodotti globali. La globalizzazione economica e il commercio possono essere in grado di incanalare e rinforzare i valori universali di democrazia, eguaglianza e i diritti umani come idee e capacità che si muovono da un Paese all’altro.

La partecipazione delle donne nell’economia, come imprenditrici, lavoratrici, leaders, produttrici e consumatrici è una misura della sostenibilità economica e del progresso di un Paese. Accesso alle risorse e opportunità economiche per donne e ragazze – e la conoscenza per avvalersi di queste – consente scelte strategiche che possono portare a cambiamenti positivi. Ineguaglianze basate sul genere impongono significativi costi di sviluppo per la società: queste riducono le potenzialità di crescita, la produttività e la performance dell’economia nel suo complesso.

I dati economici ci dicono che i Paesi in cui più donne partecipano al mercato del lavoro beneficiano di più crescita economica dei Paesi che riducono le possibilità alle donne di lavorare in termini eguali a quelli degli uomini.

Nel caso della Svezia, l’emancipazione economica delle donne e la partecipazione al mercato del lavoro è stata resa possibile soprattutto attraverso tre riforme: l’abolizione del sistema di tassazione congiunto, l’espansione dei fondi pubblici per l’assistenza per bambini e anziani e la riforma dell’assicurazione parentale che consente alle madri e ai pardi di prendere congedi parentali in egual misura.

Commercio ed eguaglianza di genere

In qualità di ministro del commercio io vorrei vedere che il commercio contribuisse alla crescita e al lavoro. Sarebbe una provocazione dire che vorrei che questo accada solo per gli uomini. Ma in pratica questo potrebbe essere il caso. Il problema è che noi non sappiamo sempre se le azioni o le politiche che discutiamo o deliberiamo siano dei benefici per le donne come lo sono per gli uomini.

Perché il rapporto tra commercio e le questioni di genere è complesso e in grande misura dipende dai contesti nazionali. Gli effetti possono andare in entrambi i sensi. Il commercio e la liberalizzazione del commercio possono influire l’eguaglianza, ma una condizione di eguaglianza in un Paese può altrettanto influenzare le opportunità di commercio.

Dati disaggregati per genere

Per garantire alle donne un accesso equo ai mercati globali del commercio, questa dimensione deve essere integrata nelle discussioni sulla politica commerciale internazionale, sia che si svolgano presso l’Organizzazione mondiale del commercio, la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD) o l’Organizzazione per Cooperazione e lo Sviluppo economico (OCSE).

Una sfida è il lento progresso riguardante l’analisi di genere, che è tanto complessa quanto cruciale. Ottenere un quadro accurato ci consentirà di progettare politiche e misure in modo da favorire l’emancipazione e il benessere delle donne, evitando allo stesso tempo l’aumento della disuguaglianza di genere e riducendo le disparità esistenti.

Sfortunatamente, l’ONU stima che attualmente i dati disponibili e affidabili siano sufficienti solo per monitorare un terzo degli obiettivi globali.

Se si aggiunge la richiesta di dati specifici per genere, la situazione è ancora peggiore. Solo un terzo delle nazioni del mondo raccoglie dati che consentono di misurare e comprendere la situazione economica delle donne e delle ragazze. Centinaia di milioni di donne e ragazze sono ancora invisibili.

Partnership

I governi e le organizzazioni internazionali competenti devono dare la priorità a ulteriori studi e alla raccolta di dati statistici differenziati in base al genere.

Pertanto, la Svezia sostiene vari sforzi in questo settore, come ad esempio la “cassetta degli attrezzi” dell’UNCTAD sul commercio e il genere, che ho lanciato lo scorso anno insieme con il segretario generale Mukhisa Kituyi. Questa cassetta degli attrezzi ha lo scopo di valutare fino a che punto le politiche commerciali influenzano uomini e donne in modo distintivo.

La Svezia sostiene anche l’importante lavoro dell’International Trade Centre (ITC), un’organizzazione con una lunga esperienza nel campo delle relazioni tra commercio e genere che è stata in grado di raccogliere informazioni e dati preziosi, oltre all’analisi sul campo.

L’OCSE è un’organizzazione con una chiara forza nell’analisi intersettoriale. Una gradita aggiunta a ciò che stanno facendo altre organizzazioni è, quindi, il crescente interesse dell’OCSE ad approfondire la sua analisi anche su commercio e genere. Il Development Report della Banca Mondiale del 2012 sull’uguaglianza di genere e lo sviluppo è stato innovativo e non vediamo l’ora di avere ulteriori analisi che contribuiranno ad approfondire la comprensione del commercio e del collegamento con le disuguaglianze di genere.

Ad aprile, insieme con il ministro degli affari esteri Margot Wallström, il ministro della Cooperazione internazionale allo sviluppo, Isabella Lövin, ospiteremo il Forum di Stoccolma sull’uguaglianza di genere. Questo coprirà argomenti critici e cercherà soluzioni comuni in materia di diritti umani, rappresentanza e accesso alle risorse per donne e ragazze. I partecipanti provenienti dalla società civile, dal settore privato, dai governi e dal mondo accademico si riuniranno per scambiare esperienze, metodi e rafforzare il dialogo. Sarà anche l’occasione per sperimentare la prospettiva femminista nella politica estera svedese negli ultimi anni.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo