Brexit Weekly Update: ancora preoccupazioni sui diritti dei cittadini europei in GB

27 aprile 2018 0 commenti

Durante i primi mesi dei negoziati su Brexit, ci è capitato parecchie volte di parlare di cosa accadrà ai cittadini europei che oggi vivono nel Regno Unito. Come ricorderete, il dubbio era se queste persone avrebbero potuto continuare a trascorrere lì la propria vita e a godere degli stessi diritti, anche una volta che il Regno Unito fosse uscito dall’Unione europea. La questione sembrava però essersi chiusa a dicembre, quando si era trovato un accordo che manteneva a grandi linee lo stato attuale delle cose e prometteva procedure burocratiche snelle per risolvere la situazione.

Di questo argomento si è però tornati a parlare nelle ultime settimane, perché un grosso scandalo legato alla dura politica immigratoria del Regno Unito mette in dubbio che per i cittadini europei sarà davvero così facile continuare a godere dei propri diritti. Ma procediamo con ordine.

La vicenda di cui stiamo parlando ha preso il nome di “scandalo Windrush”. Il nome deriva da una nave (la Empire Windrush, appunto), che nel 1948 approdò in Inghilterra, con a bordo 492 persone provenienti dalla Giamaica. L’arrivo dell’Empire Windrush era parte di una strategia del Regno Unito, che dopo la seconda guerra mondiale incentivò l’arrivo di persone provenienti dai Paesi del Commowealth (cioè dagli ex-territori coloniali della corona inglese, come la Giamaica), così da favorire il processo di ricostruzione post-bellico e la ripresa delle attività economiche. Centinaia di migliaia di persone si trasferirono allora nel Regno Unito, portandosi dietro le proprie famiglie e costruendosi lì la propria vita, grazie a una serie di accordi che permettevano loro di ottenere il diritto di residenza e di accedere ai servizi di previdenza sociale, come sanità e istruzione. Proprio in virtù di questi accordi, molte persone non chiesero mai la cittadinanza britannica, convinte che si trattasse solo di un passaggio burocratico inutile, lungo e costoso, visto che godevano già di tutti i diritti necessari a trascorrere una vita serena.

Oggi però queste persone, nonostante vivano da decenni nel Regno Unito, sono minacciate di espulsione a causa di una serie di norme sull’immigrazione promulgate nel 2012 da Theresa May, che all’epoca ricopriva il ruolo di Ministro degli Interni. La vicenda ha destato enorme scandalo, perché è vissuta come una e vera e propria ingiustizia nei confronti di persone che, di fatto, sono cittadine britanniche. Lo scontro è duro all’interno dello stesso Partito Conservatore: l’attuale Ministro degli Esteri, Boris Johnson, ha chiesto una sanatoria per tutti gli immigrati provenienti da Paesi del Commonwealth che abbiano trascorso almeno 10 anni nel Regno Unito senza registrare problemi con la giustizia (da notare che sono anni che Boris Johnson si batte per questa causa), ma Theresa May è ovviamente di altro avviso.

Sembrerebbe un fatto di pura politica interna, ma questa vicenda ha invece due grandi conseguenze legate a Brexit.

La prima, come detto in apertura, è che ci sono timori su quello che potrebbe accadere ai cittadini europei che vivono nel Regno Unito. Anche se un accordo di massima è stato raggiunto, l’Unione europea ora sarà ancora più attenta nel garantirsi che sia applicato in pieno, che ci sia un organismo a cui appellarsi nel caso ci siano problemi legati alla sua interpretazione o alla sua applicazione e che le procedure burocratiche siano snelle (in modo da evitare che queste diventino, di fatto, un ostacolo alla registrazione dei cittadini UE). Il Regno Unito ha organizzato un incontro con gli staff diplomatici dei Paesi UE, per rassicurare sul fatto che non ci saranno parallelismi con lo scandalo Windrush e che i cittadini europei non rischiano di vedersi privati dei loro diritti, ma la preoccupazione rimane comunque tanta. È quindi probabile che nelle prossime settimane i negoziati facciano un nuovo passo indietro, tornando su questo tema, in modo da limare tutti i dettagli di cui abbiamo detto.

La seconda conseguenza è che questo sta danneggiano le relazioni internazionali post-Brexit del Regno Unito. Due settimane fa, il Regno Unito ha ospitato il vertice dei Capi di Stato del Commonwealth, evento che non si svolgeva a Londra da 20 anni. Theresa May aveva intenzione di sfruttare questa occasione per costruire una nuova rete di relazioni internazionali post-Brexit, anche in vista di futuri accordi commerciali, così da dare sostanza allo slogan Global Britain (il Partito Conservatore va infatti ripetendo che la Brexit non è una chiusura su se stessi, ma uno slancio per aprirsi al mondo, superando gli angusti confini europei). Il problema è che questo appuntamento si è trasformato in un autentico disastro per Theresa May: la Prima Ministra non ha avuto nessun tempo per sponsorizzare il nuovo ruolo globale del proprio Paese, perché ha dovuto passare il tempo a scusarsi e giustificarsi per le responsabilità sullo scandalo Windrush.

Questo dimostra tutte le difficoltà del Regno Unito a ritagliarsi, dopo Brexit, un nuovo ruolo sulla scena internazionale. Il Partito Conservatore continua a riporre troppa confidenza nell’influenza e nel fascino (certo innegabile) che il Regno Unito esercita nel mondo, in virtù della propria storia e della propria cultura; questo si traduce in una ferrea sicurezza del fatto che il Regno Unito sarà in grado di forgiare una nuova politica estera votata alla leadership mondiale. Il problema è che stiamo vedendo che non è così: tanto con l’Unione europea tanto coi Paesi del Commonwealth, Londra sta faticando a costruire un nuovo tipo di relazione.

E le ragioni di ciò sono semplici. Scegliere la via della chiusura ha per forza di cose effetti negativi sui rapporti con gli altri Paesi. Un ruolo di leadership globale si costruisce aprendosi sul mondo, assumendosi le responsabilità di un percorso collettivo e costruendo assieme agli altri Paesi un progetto di sviluppo sostenibile.

Il Regno Unito ha invece scelto una via opposta, fatta di barriere e minacce di deportazione; lo vediamo partendo dalla scelta della Brexit fino ad arrivare allo scandalo Windrush. Non poteva aspettarsi che ciò non avesse ripercussioni negative sul proprio ruolo a livello mondiale.

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo