Brexit Weekly Update: il vero significato del voto sull'unione doganale

20 aprile 2018 0 commenti

Forse avrete letto la notizia, riportata anche dalla stampa italiana, secondo cui il Parlamento britannico ha approvato nella serata di mercoledì un emendamento per spingere il Governo a restare nell’unione doganale con l’Unione europea. Un voto del genere in effetti c’è stato, ma di portata molto più limitata di quanto facessero pensare i titoli di giornale.

Abbiamo parlato tante volte di unione doganale, ma può essere utile ricordare di che si tratta: un’unione doganale è un accordo secondo il quale diversi Stati si accordano per applicare gli stessi dazi doganali e avere così una politica commerciale comune. Se effettivamente il Regno Unito restasse nell’unione doganale, come chiedono tanto il Partito Laburista tanto le confederazioni britanniche degli industriali, i commerci tra Unione europea e Regno Unito sarebbero molto più facili, i legami tra i due lati della manica resterebbero molto più stretti e la prospettiva hard Brexit sarebbe definitivamente abbandonata.

Il problema è che però il voto di mercoledì non è importante quanto lo si è voluto dipingere.

Innanzitutto, l’emendamento è stato finora votato solo dal ramo del Parlamento britannico con meno potere decisionale, ossia la Camera dei Lord. La Camera dei Lord è un antico retaggio delle istituzioni monarchiche ed è una camera non elettiva i cui membri sono scelti o perché appartenenti al clero anglicano o per diritto nobiliare o perché nominati dagli altri membri per cooptazione. Proprio per questa sua natura poco democratica, la Camera dei Lord ha oggi molti meno poteri rispetto all’altro ramo del Parlamento, la Camera dei Comuni: in caso di dissenso tra le due camere, è alla fine la Camera dei Comuni ad avere la parola decisiva.

Ma non è per nulla scontato che la Camera dei Comuni approverà lo stesso emendamento. Alla Camera dei Lord il Governo May non dispone di una maggioranza e si aspettava quindi di perdere questa votazione. Ma alla Camera dei Comuni è diverso, lì una maggioranza c’è, seppur risicata. Certo è possibile che alcuni esponenti moderati del Partito Conservatore decidano di andare contro il proprio Governo e di appoggiare questo emendamento. Ma non è scontato. Già tante volte si era prevista una spaccatura del Partito Conservatore, senza che questa poi si verificasse davvero. Meglio quindi aspettare prima di dare per certo che anche la Camera dei Comuni approverà lo stesso emendamento.

Infine, se anche la Camera dei Comuni si esprimesse allo stesso modo, è la natura stessa dell’emendamento a rendere poco significativo questo voto. Il testo non chiede infatti al Governo di impegnarsi a restare nell’unione doganale, ma solo di spiegare quali passaggi sono stati fatti, durante i negoziati con l’Unione europea, per tentare di restare all’interno dell’Unione doganale.

Il Governo May non è certo spaventato dal dover rilasciare una dichiarazione del genere, perché ha già scelto come muoversi: proporrà all’Unione europea condizioni inaccettabili sulla permanenza nell’unione doganale, così che sia Bruxelles a dover rifiutare questa possibilità. In questo modo Theresa May potrà continuare a perseguire la propria strategia negoziale, senza che il Parlamento britannico possa dire che non siano stati fatti tentativi per un accordo più soft.

La sensazione è quindi che, nonostante il clamore mediatico, questa votazione avrà ben pochi riscontri sulla dura realtà dei negoziati che Unione europea e Regno Unito stanno portando avanti.

 

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo