Brexit Weekly Update: inizia il conto alla rovescia

30 marzo 2018 0 commenti

Mancano 364 giorni all’uscita del Regno Unito dall’Unione europea: ieri, infatti, cadeva l’anniversario dell’inizio delle procedure formali della Brexit e questo significa che manca solo un anno all’uscita del Paese dall’Unione europea (probabilmente ormai ricorderete che i trattati europei stabiliscono due anni di trattative prima che l’uscita di un Paese dall’Unione sia definitiva).

Questa ricorrenza è stata “festeggiata” con tutta una serie di polemiche, alcune decisamente gravi, altri invece piuttosto strane.

I fatti più gravi sono due, sono legati e richiamano entrambi il risultato del referendum del 2016.

Inizia tutto con un’inchiesta del The Observer (settimanale britannico, nonché più antico giornale domenicale del mondo), nella quale si è sostenuto che uno dei più importanti comitati elettorali a favore della Brexit, Vote Leave, ha violato le leggi sulla campagna elettorale spendendo molti più soldi di quanto avrebbe potuto fare e cercando di eludere la situazione attraverso una serie di donazioni fittizie.

L’attenzione sul caso è proseguita quando si è scoperto che tra i gruppi finanziati illecitamente da Vote Leave ce n’era uno che si appoggiava a una società legata a Cambridge Analytica, la società di consulenza accusata di aver usato in modo fraudolento i dati di 50 milioni di utenti Facebook. Proprio un ex-dipendente di Cambridge Analytica, intervenendo davanti ai parlamentari britannici, ha dichiarato che il voto del referendum per la Brexit avrebbe potuto essere diverso se la sua società non avesse imbrogliato.

Sono accuse gravi e sulle quali giustamente si sta indagando con attenzione. Ma attenzione, è bene anche ricordare che è difficile calcolare gli effetti che questi due fattori hanno avuto sul voto popolare: se anche si riuscisse a provare che ci sono state irregolarità nel voto, questo non significherebbe per forza che le irregolarità siano state tali da influenzare in maniera significativa i risultati (ad esempio, un articolo del Wall Street Journal ha suggerito che Cambridge Analytica promettesse molto più di quanto riuscisse in realtà ad offrire).

Ma passiamo ora alle polemiche che, invece, gravi non sono. Anche in questo caso le storie da raccontare sono due, seppur non legate.

La prima riguarda un leggero screzio tra la Prima Ministra Theresa May e il Ministro degli Esteri Boris Johnson. Il secondo è sempre stato un ardente sostenitore della Brexit, mentre la prima ai tempi del referendum aveva sostenuto in modo tiepido la permanenza all’interno dell’Unione europea. In occasione della ricorrenza di ieri, entrambi si sono impegnati in una serie di incontri pubblici. Ma se Boris Johnson ha parlato in modo entusiasta dei vantaggi di Brexit, Theresa May si è invece limitata a dire che dopo Brexit il Regno Unito sarà “un posto diverso”, senza sbilanciarsi su un giudizio di merito. Questo ha causato ovviamente attacchi e ironie: Theresa May è stata accusata di sostenere la Brexit non credendo però veramente nel progetto di fuoriuscita dall’UE, venendo additata come traditrice negli ambienti euroscettici e come opportunista negli ambienti europeisti.

Si tratta certo di una polemica di poco conto, che però fa ben trasparire il clima che si respira in questi giorni nel Regno Unito.

Ma è la seconda polemica invece a essere davvero risibile. Durante la campagna elettorale, i sostenitori del Leave avevano molto insistito sul fatto che lasciare l’Unione europea avrebbe significato abbandonare il passaporto europeo (di colore bordeaux) per tornare ad utilizzare lo storico passaporto britannico (di colore blu), ritenuto un simbolo di orgoglio nazionale. Ebbene, nei giorni conclusi è stato assegnato l’appalto per la produzione dei nuovi passaporti britannici, ma è stato vinto da un’azienda franco-olandese. Può sembrare strano, ma la cosa è stata vissuta come un’autentica umiliazione negli ambienti nazionalisti e questa vicenda ha occupato pagine e pagine di giornali.

Il Regno Unito oggi è anche questo. Un Paese dove le piccole polemiche sembrano trovare più spazio che le grandi riflessione sul futuro del nostro continente.

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo