Brexit Weekly Update: a un passo dalla chiusura dell'accordo sulla transizione

23 marzo 2018 0 commenti

 

Nelle ultime settimane abbiamo parlato più e più volte del periodo di transizione post-Brexit che Regno Unito e Unione europea stanno negoziando da qualche mese a questa parte. Oggi, con tutta probabilità, questo capitolo potrà essere finalmente chiuso: durante il weekend scorso infatti i negoziatori europei e britannici hanno raggiunto un accordo, che stamattina verrà votato dai Capi di Stato europei in sede di Consiglio. E il via libero di questi ultimi sembra altamente probabile visto che l’intesa è stata trovata su un testo molto vicino alle richieste europee.

Il Regno Unito ha infatti capitolato su quasi tutte le proprie richieste: alla fine il periodo di transizione durerà fino al 31 dicembre 2020 (mentre Londra aveva chiesto un periodo leggermente più lungo) e durante questo periodo il Regno Unito sarà costretto ad applicare tutte le normative europee, comprese quelle sulla libera circolazione delle persone e sulle quote di pesca  (due elementi che hanno fatto infuriare i brexiters più agguerriti) e comprese quelle che saranno approvate dopo la fuoriuscita del Paese dall’UE.

Da parte sua, il Governo May ha invece ottenuto il diritto a poter negoziare accordi commerciali durante il periodo di transizione (e a poterli anche implementare, previo il consenso dell’UE) e la garanzia che ci saranno consultazioni contanti tra Unione europea e Regno Unito. Bruxelles e Londra si impegnano inoltre ad agire “in buona fede” durante il periodo di transizione.

Rimangono però ancora due ostacoli.

Del primo abbiamo parlato la settimana scorsa. Il periodo di transizione è parte del più ampio accordo di divorzio: se quest’ultimo salta (come potrebbe accadere a causa dei problemi riguardanti la gestione del confine irlandese), salta anche il periodo di transizione.

Il secondo riguarda invece il voto della Spagna alla riunione di oggi dei leader europei. Nelle prime fasi del negoziato, la Spagna si era assicurata un diritto di veto a che le disposizioni dell’accordo di divorzio si applicassero a Gibilterra (il piccolo territorio controllato dal Regno Unito, ma geograficamente situato proprio in terra spagnola). Dal momento che il periodo di transizione fa parte dell’accordo di divorzio, la Spagna vuole sia chiaro che dispone anche dell’autorità per porre il veto a che il periodo di transizione si applichi a Gibilterra.

Il Governo di Madrid ha fatto trapelare che potrebbe votare contro il testo se questo non sarà esplicitato nel testo dell’accordo. Ci sembra però onestamente improbabile che la Spagna faccia crollare un accordo così importante per una questione tutto sommato secondaria. L’impressione è che il Governo spagnolo sia più che altro obbligato a sollevare la questione per una questione di immagine, ma che alla fine non si metterà di traverso e si troverà facilmente un accordo.

Se quindi oggi i Capi di Stato voteranno l’ok al periodo di transizione, per una volta tanto si sarà rispettata la tabella di marcia: si era detto di approvare questo punto entro marzo e così sarà.

È, però, interessante vedere come nel corso dei mesi sia mutato il ruolo stesso del periodo di transizione (anche al di là del fatto che per mesi il Regno Unito si era detto contrario alla prospettiva di un accordo di transizione, per poi cambiare improvvisamente idea). In un primo momento il periodo di transizione era stato concepito come un mezzo per aiutare cittadini e imprese ad adattarsi al futuro set di regole post-Brexit. Ma ad oggi non è ancora chiaro quale sarà il futuro quadro di rapporti tra Regno Unito e Unione europea e così, lentamente e impercettibilmente, il periodo di transizione ha cambiato accezione e si è trasformato in una sorta di “tempo bonus” durante il quale ci sarà margine non per adattarsi, ma proprio per negoziare le future regole. Può sembrare un cambiamento di poco conto, ma è in realtà indice di quanto i negoziati sulla Brexit siano ancora lontani dal concludersi.

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo