Brexit Weekly Update: Irlanda, l'elefante nella stanza.

16 marzo 2018 0 commenti

 

Avevamo chiuso il report della settimana scorsa raccontandovi di come le trattative tra Unione europea e Regno Unito rischiassero di bloccarsi nuovamente, in assenza di una soluzione condivisa su come gestire il confine irlandese. Negli ultimi setti giorni però le vicende legate a Brexit hanno ignorato completamente questo tema, continuando a seguire il proprio corso come se il problema neanche si ponesse.

Nell’ultima settimana infatti il Regno Unito ha concentrato tutte le proprie energie sul tentativo di raggiungere un’intesa sul periodo di transizione post-Brexit. E c’è da dire che pare ci sia riuscito, almeno stando alle indiscrezioni della stampa: da un lato, il Regno Unito avrebbe accettato che il periodo di transizione finisca il 31 dicembre 2020 e che per tutta la sua durata continui la libera circolazione delle persone (i cittadini europei potranno, quindi, continuare a muoversi e trasferirsi nel Regno Unito, e viceversa); dall’altro lato, l’Unione Europea avrebbe accettato che durante questo periodo il Regno Unito possa negoziare e firmare accordi commerciali (anche se si tratterebbe di una concessione più teorica che reale: servono anni a stabilire i dettagli di un accordo commerciale, sembra impossibile che il Regno Unito possa concluderne anche solo uno prima del 2020).

I negoziati continueranno fitti nel weekend, in modo da arrivare ad un’intesa di massima che la settimana prossima possa ottenere il via libera da parte del Consiglio europeo, cioè l’organo che riunisce i Capi di Stato europea e che ha il compito di dettare la linea nei negoziati su Brexit.

Il problema è che le clausole su un eventuale periodo di transizione si inseriranno all’interno del più generale accordo sul divorzio tra Unione europea e Regno Unito. Ma questo rischia di saltare completamente se non si trova una soluzione che risolva la delicata situazione irlandese (come abbiamo raccontato la settimana scorsa). Ricordiamo, tra l’altro, che la Commissione europea ha proposto un testo al riguardo, che però il Regno Unito ha rifiutato senza presentare alcuna alternativa.

Il Parlamento europeo ha provato a ricordare che questo problema sussiste: mercoledì ha approvato una risoluzione nella quale delinea le prospettive auspicabili per i futuri rapporti tra Unione europea e Regno Unito, ma sottolineando al tempo stesso che il procedere dei negoziati è vincolato al raggiungimento di un accordo sul confine irlandese.

Anche l’appello del Parlamento europeo è caduto nel vuoto. Il Governo britannico continua a eludere la questione irlandese, parlando e agendo come se la soluzione sia a portata di mano malgrado siano ormai mesi che gli esperti dei due team negoziali si incontrano per parlare di Irlanda senza però trovare alcuna formula efficace. Lo dimostra proprio il fatto che in questa settimana il caponegoziatore britannico David Davis abbia agito dando per scontato che alla fine, in qualche modo, l’accordo sul divorzio verrà chiuso e quindi al suo interno potranno essere inserite le clausole sul periodo di transizione.

Il problema è che l’atteggiamento del Governo britannico sta avvelenando il dibattito pubblico: secondo un recente sondaggio del Telegraph, due cittadini britannici su tre pensano che l’Unione Europea si stia comportando da “bullo” nei negoziati col Regno Unito. È un dato che dispiace, ma che purtroppo ha una spiegazione in linea con quanto detto prima: è normale che i cittadini britannici siano amareggiati da come procedono le trattative visto che nessuno (né i Conservatori al Governo né i Laburisti all’opposizione) ha mai raccontato loro la verità sulla complessità dei negoziati per la Brexit. Infatti, se non si hanno ben presenti quanto sono complesse e drammatiche le sfide legate a Brexit, è purtroppo ovvio che le posizioni europee sembrino inspiegabilmente rigide.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo