Brexit Weekly Update: tanto rumore per nulla

22 febbraio 2018 0 commenti

Questa settimana avremmo voluto parlare del discorso che Theresa May ha tenuto alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza, il più importante evento annuale dedicato al tema. In questa sede Theresa May ha proposto all’Unione europea di stipulare un accordo per continuare a cooperare su sicurezza e difesa anche dopo Brexit, facendo sì che la situazione resti il più possibile simili a quella attuale.

Avremmo voluto parlarne perché sarebbe stata l’occasione per discutere delle ripercussioni che la Brexit avrà sulla sicurezza europea, tema importantissimo ma che non abbiamo mai avuto il tempo di approfondire. Pochi dati però bastano a far capire perché la situazione è critica: il Regno Unito dispone dei migliori servizi di intelligence del Continente, è, insieme alla Francia, l’unica altra potenza nucleare europea e in questi anni sono stati britannici il 40% agli investimenti fatti in Europa nella ricerca e sviluppo su temi di difesa e sicurezza.

Eppure neanche questa volta abbiamo tempo di parlare di questo argomento. Anche questa settimana, infatti, siamo costretti a soffermarci sulle liti interne al Partito Conservatore, che, dopo l’ennesima crisi, è finalmente riuscito a trovare un accordo sulle richieste da presentare all’Unione europea per il futuro accordo commerciale tra i due lati della Manica.

Non è solo vostra l’impressione che, parlando di Brexit, si finisca sempre a commentare le stesse notizie. A raccontare bene questa sensazione ci ha pensato ieri Paola Peduzzi su Il Foglio paragonando il Regno Unito della Brexit al mondo di Alice nel Paese delle meraviglie. Se nel libro di Lewis Carroll il Bianconiglio è sempre in ritardo mentre l’orologio del Cappellaio Matto segna sempre le sei, allo stesso modo oggi a Londra i negoziati su Brexit procedono con un ritardo preoccupante ma la discussione politica sembra non rendersene conto e continuare a vivere un’eterna campagna elettorale, in cui le stesse polemiche si ripropongono sempre uguali.

Cosa è successo allora negli ultimi settimi giorni?

La settimana è cominciata con un vero e proprio psicodramma: 62 parlamentari Conservatori (tra cui il Ministro per la Brexit, David Davis) hanno scritto a Theresa May una lettera in cui le chiedono di non accettare le condizioni che l’Unione europea ha proposto per il periodo di transizione. E anche se nella stessa lettera i parlamentari rinnovano la fiducia a May, questo non ha allontanato i dubbi sul futuro della Prima Ministra, anzi: le regole del Partito Conservatore stabiliscono infatti che basta una richiesta formale di 48 parlamentari per procedere a nuove elezioni interne per la scelta del leader.

Theresa May, quindi, sa che il proprio destino è strettamente legato ai risultati che riuscirà ad ottenere in sede di trattative con l’Unione europea. Per questa ragione negli ultimi giorni ha accelerato le discussioni interne al proprio Gabinetto in modo da riuscire a elaborare una posizione comune in merito alla futura relazione commerciale tra Unione europea e Regno Unito, così da poterla presentare il prima possibile a Bruxelles.

La bozza di proposta è stata allora approvata ieri sera sul tardi, in una riunione apposita durata diverse ore. Stando alle indiscrezioni di stampa pare che il Regno Unito chiederà all’Unione europea di discutere un accordo commerciale in cui i vari settori economici saranno divisi in tre categorie: per i settori della prima categoria (tra cui, ad esempio, i beni industriali come gli elettrodomestici) il Regno Unito manterrà esattamente le stessi leggi europee, in modo da poter continuare a commerciarli liberamente; per i settori della seconda categoria, il Regno Unito cambierà leggermente le proprie leggi, ma mantenendole vicine a quelle europee e chiedendo che Bruxelles le riconosca come equivalenti (espressione che indica leggi diverse, ma che garantiscono gli stessi standard; questa formula permette di evitare tanti ostacoli burocratici al commercio); per i settori della terza categoria il Regno Unito divergerà invece dalla legislazione europea.

Il Financial Times ha commentato questa proposta con una certa ironia, dicendo che ha un grosso vantaggio e un grosso svantaggio: il grosso vantaggio è che trova d’accordo tutte le anime del Governo britannico, da quella più moderata a quella più euroscettica; il grosso svantaggio è però che l’Unione europea ha già fatto capire che non accetterà mai un modello del genere, in cui l’accesso al mercato unico europeo viene spezzettato.

In questa settimana quindi il Partito Conservatore si è prima spaccato e poi ricompattato, senza fare in tutto questo un solo passo avanti nel raggiungimento di un accordo con l’Unione europea. A riconferma che la Brexit sembra un percorso nel quale, nonostante il camminare, ci si ritrova alla fine sempre impantanati nello stesso punto.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo