Brexit Weekly Update: ennesimo momento di stallo delle trattative

16 febbraio 2018 0 commenti

La settimana scorsa abbiamo parlato della ripresa delle trattative tra Unione europea e Regno Unito, che stanno ora negoziando le condizioni di un periodo di transizione che regoli le relazioni tra i due lati della manica nel periodo immediatamente successivo a Brexit.

Vi avevamo inoltre raccontato di come, anche questa volta, le trattative procedano con difficoltà, in parte a causa di oggettive divergenze di opinioni, in parte per colpa di un clima di totale diffidenza che ostacola il raggiungimento anche del più piccolo accordo.

Se possibile, invece di migliorare, negli ultimi sette giorni la situazione è addirittura peggiorata.

Il primo a infiammare la discussione è stato il caponegoziatore britannico, David Davis, che ha accusato l’Unione Europea di condurre i negoziati in cattiva fede e in maniera scortese.

Nel giro di poco è allora arrivata la reazione del caponegoziatore europeo, il francese Michel Barnier, durante una conferenza stampa nelle quale ha usato toni stranamente duri (che secondo diversi giornalisti lasciavano trasparire un senso quasi di esasperazione). La risposta di Barnier è infatti stata tanto semplice quanto secca: ha avvertito che il Regno Unito rischia di far saltare la possibilità stessa di un periodo di transizione se continua a contestare tutte le proposte sul piatto, sostenendo che le condizioni offerte sono la conseguenza inevitabile della decisione britannica di abbandonare l’Unione europea.

Più che dalle minacce di Barnier, il Regno Unito è però in questo momento preoccupato dal ritardo che stanno accumulando le trattative. Il Governo britannico ha deciso allora di correre ai ripari con due mosse, che però difficilmente risolveranno la situazione.

La prima mossa è stata cominciare un’intensa attività di dialogo con i singoli Paesi membri dell’Unione Europea, da svolgersi tramite visite ufficiali dei Ministri nelle capitali europee. Una strategia simile era stata messa in piedi a fine dicembre ed effettivamente era stata utile per chiudere la prima fase delle trattive su Brexit. Il punto è capire se si tratterà di incontri svolti davvero con spirito di dialogo o se saranno invece tentativi di cercare accordi ad hoc con singoli Paesi chiave, nella speranza di creare divisioni all’interno del fronte europeo.

La seconda mossa consiste invece nell’organizzazione di un ciclo di discorsi, tenuti sempre dai principali Ministri, nei quali sarà definita con più chiarezza la visione che il Governo britannico ha della Brexit e del percorso che condurrà all’uscita del Paese del Regno Unito.

Il primo di questi discorsi è stato tenuto mercoledì da Boris Johnson, Ministro degli esteri e tenace sostenitore della Brexit, nonché principale avversario interno di Theresa May.  Il discorso di Johnson era molto atteso, da giorni i quotidiani britannici ne parlavano come del tentativo di esporre una visione liberale della Brexit, che spiegasse i vantaggi di lasciare l’Unione europea senza usare toni e argomenti populisti, protezionisti o estremisti.

Possiamo però dire che quello di Boris Johnson è stato un fallimento. Gli stessi giornali che lo avevano annunciato con enfasi hanno poi parlato di un discorso fiacco, che mancava di visione e che è sembrato non riconoscere le difficoltà tecniche che queste trattative si trascinano dietro.

Il prossimo discorso sarà tenuto domani da Theresa May a Berlino e si concentrerà sulla futura cooperazione tra Regno Unito ed Unione europea nei settori della sicurezza e della difesa.

Non possiamo ancora sapere, ovviamente, se sarà o no un buon discorso. Possiamo però già ora fare una riflessione di carattere generale sulla strategia del Governo britannico.

Sia il tour europeo sia il ciclo di discorsi sembrano essere solo un tentativo di “rebrandizzare”, di dare una nuova immagine, al Governo britannico e alle sue proposte riguardanti la Brexit. Difficilmente però questo basterà a far fare passi avanti ai negoziati: il nuovo stallo nelle trattative sembra richiedere qualcosa di più di una mano di vernice fresca per essere superato.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo