Brexit Weekly Update: entra in scena Macron

22 gennaio 2018 0 commenti

Il protagonista di questa settimana non è nessuno dei personaggi di cui siamo stati abituati a parlare nei nostri report settimanali su Brexit.  È stato infatti il Presidente francese Emmanuel Macron a prendersi la scena, in occasione di una visita ufficiale nel Regno Unito.

Questo viaggio si inserisce all’interno di una più ampia strategia del Presidente francese, molto attivo sulla scena internazionale con l’obiettivo di presentarsi al mondo come il più importante portavoce dell’Europa. Un recente esempio di questa ambizione è stato il viaggio che Macron ha fatto in Cina a inizio gennaio, durante il quale si è presentato non come un semplice leader nazionale, ma come vero e proprio frontman dell’Unione europea.

Lo stesso è accaduto nel Regno Unito, dove Macron si è mosso in modo abile: ha utilizzato gli incontri ufficiali per parlare solo del rafforzamento della cooperazione bilaterale tra i due Paesi, mentre ha sfruttato tutte le occasioni pubbliche per parlare di Brexit. In questo modo da un lato è riuscito a evitare le accuse di star scavalcando il caponegoziatore europeo Michel Barnier, ma dall’altro è riuscito a influenzare il modo in cui sarà impostata la seconda fase dei negoziati su Brexit (che inizierà a breve avrà come oggetto il futuro quadro di rapporti tra Unione europea e Regno Unito).

La prima notizia è che Macron ha detto pubblicamente che durante i negoziati intende difendere con forza gli interessi delle regioni francesi che più saranno danneggiate dalla Brexit. Si riferiva in particolare della zona del nord-est della Francia, quelle vicino all’area di Calais, da dove parte il tunnel che collega Francia e Regno Unito; queste sono le regioni più povere di Francia, storicamente di sinistra ma oggi il principale serbatoio di voti dell’estrema destra (le uniche dove Le Pen ha avuto la maggioranza al secondo turno delle elezioni presidenziali), oltre a essere il luogo di nascita di Macron stesso.

Possono allora essere diverse le ragioni che hanno spinto Macron ha dichiarare un’attenzione particolare per queste zone. Ma al di là delle motivazioni, la cosa per noi è interessante è che con questa mossa Macron è stato il primo leader europeo ad ammettere ad alta voce che esistono all’interno dell’Unione europea interessi contrastanti e sui quali ci sarà da combattere, rompendo così il fronte unito con cui finora l’Unione europea si era presentata in pubblico.

Sapevamo che era solo questione di tempo prima che emergessero tensioni tra i Paesi europei. Alla fine è stato Macron a dare inizio alla contesa, assicurandosi un posto in prima linea in una competizione dalla quale dipendono anche i futuri rapporti di forza e influenza all’interno dell’Unione europea.

La seconda notizia è poi che Macron, in un’intervista alla BBC, ha detto chiaramente che il Regno Unito può sperare di raggiungere un accordo commerciale tagliato su misura sulle sue esigenze e che quindi sia particolarmente generoso per quanto riguarda il settore dei servizi (soprattutto quelli finanziari), da cui dipende gran parte dell’economia britannica.

Può sembrare una frase innocua, ma è in realtà importantissima perché contraddice apertamente la posizione del caponegoziatore europeo Michel Barnier. Infatti, a fine 2017, Barnier aveva detto che il Regno Unito non avrebbe potuto sperare in un accordo commerciale più ambizioso di quello che l’Unione europea ha stretto nel 2017 col Canada (il cosiddetto CETA), nel quale lo scambio di servizi finanziari non è quasi contemplato.

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo