Brexit Weekly Update: un inizio anno con rinnovate tensioni

09 gennaio 2018 0 commenti

Sono finite le vacanze anche nel Regno Unito e ieri il Parlamento britannico ha ripreso le proprie attività. Negoziati e mosse politiche si sono quindi bloccati per qualche settimana, ma in un certo senso la Brexit è riuscita a rovinare anche questi giorni di festa: secondo il magazine Good Housekeeping quest’anno il cenone di Natale è costato fino al 18% in più ai cittadini britannici, per colpa dell’inflazione e del calo del valore della Sterlina che la Brexit ha causato.

Adesso però si rientra direttamente nel vivo. Ieri Theresa May ha riunito il proprio Gabinetto per procedere a un rimpasto di governo, reso inevitabile dalle dimissioni dell’ormai ex-Segretario di Stato Damian Green, costretto a lasciare il proprio posto poco prima di Natale perché coinvolto in diversi scandali sessuali (è stato accusato di molestie nei confronti di una giovane militante del Partito Conservatore e nel suo computer di lavoro sono state trovate immagini pornografiche). Nelle intenzioni di Theresa May, questa avrebbe dovuto essere l’occasione per svecchiare l’immagine di un governo composto quasi esclusivamente da uomini bianchi di mezza età, ma la Prima Ministra non è riuscita nel proprio intento, bloccata dai veti incrociati delle diverse correnti del proprio partito. Il risultato è stato che tutti gli uomini più influenti sono rimasti al proprio posto, mentre sono rimasti timidi i tentativi di affidare ruoli di responsabilità a donne, giovani e persone appartenenti a minoranze etniche.

Il rimpasto di governo non è quindi stato il successo politico che ci si aspettava. Anzi, ha mostrato ancora una volta la debolezza di Theresa May, che non ha neanche avuto la forza necessaria per scegliere liberamente i nomi del proprio governo, e la litigiosità del Partito Conservatore, che ha trovato una nuova occasione per rendere pubbliche tutte le divisioni che lo agitano. Le polemiche in questi giorni sono state infatti aspre (soprattutto tra chi ha perso un posto) e sono finite direttamente sui principali giornali britannici.

Ma un’altra notizia merita di essere citata: stando a quanto riporta il Telegraph, Theresa May avrebbe intenzione di sfruttare quest’occasione per nominare un sottosegretario che si occupi esclusivamente di lavorare sull’eventualità di una Brexit senza accordo con l’Unione europea.

Si tratta di una decisione strana, visto che la chiusura della prima fase dei negoziati sembrava aver reso ormai improbabile la possibilità che non si arrivi poi a un accordo definitivo. La maggior parte dei commentatori la vede più come una mossa tattica, utile a soddisfare la retorica dell’ala più dura del Partito Conservatore e ad alzare nuovamente il livello di tensione con l’Unione europea, nella speranza di ottenere risultati migliori in sede di trattative.

È inutile commentare nel dettaglio questa notizia finché non sarà confermata, ma già il semplice fatto che non sia arrivata una smentita ufficiale è indizio del fatto che il governo britannico è pronto a rientrare nuovamente in un’ottica di scontro con l’Unione europea. E questa è una pessima notizia: durante i mesi scorsi le trattative si sono bloccate proprio quando il Regno Unito ha tentato delle prove di forza, mentre i risultati si sono ottenuti solo quando è stata messa da parte una retorica bellicosa e ci si è concentrati sui temi di lavoro.

Senza dimenticare che motivi di tensione sono già sul tavolo, non c’è bisogno di cercarne altri.

Il Regno Unito infatti ha fatto sapere di aspettarsi di arrivare a un accordo commerciale che includa il libero scambio di servizi (con particolare attenzione a quelli finanziari). Il caponegoziatore europeo Michel Barnier ha però subito risposto che l’Unione europea non ha mai negoziato un accordo commerciale così aperto sul tema dei servizi e che non ci sono ragioni per pensare che questo accada nelle trattive col Regno Unito.

Le parole di Barnier hanno però aperto le prime spaccature nel fronte europeo: non tutti i Capi di Stato sono d’accordo con questa linea e pensano anzi che il legame speciale col Regno Unito consenta di sperimentare forme più avanzate di cooperazione commerciale ed economica. È allora utile ricordare che Michel Barnier negozia a nome dei Capi di Stato europei, sta quindi a questi ultimi dettare la linea ufficiale, che poi il team negoziale europeo è tenuto a seguire.

Il nuovo anno, dunque, si apre con già tante tensioni: si riapre la retorica di scontro tra Regno Unito ed Unione europea, il Regno Unito è ancora alle prese con una maggioranza instabile e lacerata da scandali e dissidi interni, gli Stati europei cominciano a dividersi sulla posizione da tenere nella seconda fase dei negoziati.

E allora il nostro invito non può che essere quello di concentrarci sui contenuti più che sulla retorica. Certo che esistono posizioni e interessi diversi (e in alcuni casi divergenti). Ma con una discussione che resti il più possibile centrata sui contenuti è possibile raggiungere un accordo equo per tutti, trovando un giusto punto di equilibrio tra le diverse posizioni.

Lo abbiamo visto nella prima fase dei negoziati: i risultati si sono raggiunti quando si è creato un clima di cooperazione, non quando si è tentata la prova di forza.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo