Brexit Weekly Update: un sondaggio non troppo attendibile

18 dicembre 2017 0 commenti

È ora ufficiale: le trattative su Brexit possono passare alla fase due. Dopo il parere positivo di Commissione europea e Parlamento europeo, è arrivato venerdì anche il parere positivo dei Capi di Stato europei, riuniti nel Consiglio.

A partire dal prossimo anno Unione europea e Regno Unito inizieranno quindi a discutere del futuro quadro di relazione, stabilendo prima i termini di un accordo transitorio di due anni durante il quale la situazione resterà più o meno invariata (e in questo “più o meno” si nascondono molti dettagli che andranno negoziati con attenzione) e fissando poi i cardini dell’accordo definitivo.

Questa notizia era però ampiamente attesa, nessuno metteva in dubbio il semaforo verde dei Capi di Stato europei.

È stata invece un’altra la notizia di cui si è parlato di più negli ultimi giorni: un sondaggio realizzato da BMG Research per il quotidiano britannico The Indipendent sostiene che oggi il 51% dei cittadini britannici voterebbe per restare nell’Unione europea, contro un 41% che ancora difende la Brexit (e un 8% che non sa o non risponde). Un netto pentimento, quindi, per la decisione presa col referendum del giugno 2016.

La notizia è stata ampiamente ripresa e discussa, anche in Italia. D’altronde un cambio di opinione così marcato potrebbe davvero aprire la porta a ripensamenti drastici, compresa la decisione di stoppare il percorso della Brexit.

Ma attenzione con l’entusiasmo, ci sono purtroppo diverse ragioni per pensare che questi dati non siano attendibili. Il sondaggio sembra presentare dei problemi proprio dal punto di vista tecnico della sua realizzazione, come spiegato nel dettaglio in quest’articolo (in inglese) di Peter Kellner, autorevole opinionista politico britannico ed ex-presidente di YouGov (società internazionale che si occupa di analisi di mercato e sondaggi).

Riassumendo, il sondaggio del The Indipendent avrebbe commesso errori nel misurare e pesare le opinioni delle persone che al referendum dell’anno scorso non avevano votato. Il sondaggio infatti non riporta ripensamenti tra le persone che lo scorso anno si erano recate alle urne: la maggior parte delle persone che ha votato rivoterebbe infatti come la volta scorsa. Ma il sondaggio sostiene di aver individuato invece un netto cambio di opinione tra le persone che l’anno scorso non avevano votato: ben il 67% oggi si dice contrario alla Brexit, mentre solo il 16% favorevole.

Nessun altro sondaggio riporta un così netto cambio di opinione tra chi non aveva votato, mentre tutti i sondaggi sono concordi nel dire che chi ha votato non ha cambiato idea. È allora plausibile immaginare che ci sia stato effettivamente un errore tecnico che rende inattendibili questi dati.

Un aspetto è, però, interessante da sottolineare. Come detto, le persone che hanno votato per uscire dall’Unione europea non cambierebbero oggi il proprio voto; eppure tutti i principali sondaggi dicono che anche chi ha votato per uscire dall’Unione europea è oggi convinto che la Brexit avrà conseguenze negative. Com’è possibile questa apparente contraddizione? La risposta è che gli euroscettici britannici oggi sono delusi del modo in cui Theresa May sta conducendo le trattative con l’Unione europea. In altre parole, sono ancora convinti che la Brexit offra molte opportunità, ma sono anche convinti che Theresa May le stia gettando via, conducendo in modo troppo debole i negoziati.

Per tutte queste ragioni, sembra troppo ottimistico pensare che l’Unione europea abbia all’improvviso riacquistato un ampio sostegno. La verità è che non esistono formule magiche, sperare che i problemi svaniscano tutto d’un tratto non è d’aiuto. Il lavoro per ricostruire fiducia nell’Europa è ancora lungo e va affrontato giorno per giorno con impegno e ascolto.

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo