Brexit Weekly Update: fase uno, quasi chiusa

11 dicembre 2017 0 commenti

Lo si aspettava da mesi e alla fine un primo accordo su Brexit è stato raggiunto: venerdì mattina presto, durante una colazione di lavoro a Bruxelles, Theresa May e Jean-Claude Juncker hanno limato gli ultimi dettagli e sono arrivati a un’intesa sui termini della separazione tra Unione europea e Regno Unito. Il testo dell’accordo è pubblico, sono in tutto 15 pagine che potete leggere qui (anche se solo in inglese).

La settimana scorsa vi avevamo raccontato la turbolenta strada verso questo accordo, oggi eviteremo di parlare di retroscena e ci concentreremo invece sui risultati raggiunti, visto che si tratta di questioni non semplicissime.

Partiamo da quello che alla fine si è rivelato il punto più semplice da risolvere, ossia le questioni finanziarie. Su questo tema le trattative sono state bloccate per mesi, ma una volta trovata un’intesa politica è stato facile aggiustare i dettagli tecnici; l’argomento non ha quindi rappresentato un grande ostacolo negli ultimi giorni di trattativa. Nonostante tutto il parlare di numeri nelle settimane scorse, nel testo dell’accordo non è presente una cifra esatta che il Regno Unito verserà all’Unione europea; è stato invece deciso che il Regno Unito rispetterà gli impegni finanziari già assunti continuando a pagare in tranches, come avrebbe fatto se non fosse uscito dall’Unione europea. Questo significa che la partecipazione al budget 2014-2020 si esaurirà appunto nel 2020, mentre il pagamento delle pensioni dei funzionari britannici che lavorano per l’Unione europea si esaurirà solo tra decenni. Le stime parlano comunque di una cifra complessiva che supererà i 45 miliardi di euro (è stato anche deciso che il pagamento avverrà in Euro, non in Sterline)

Per quanto riguarda invece i diritti dei cittadini europei che già vivono nel Regno Unito, si è ottenuto molto, ma non tutto quello che l’Unione europea chiedeva. La situazione rimane per lo più invariata, soprattutto per quanto riguarda l’accesso al sistema sanitario e all’istruzione (e questa è un’ottima notizia). Qualche ombra rimane, però, sul meccanismo per richiedere lo status di permanenza nel Regno Unito: questo infatti potrebbe prevedere costi, oneri burocratici e controlli indiscriminati sulla fedina penale, anche se è difficile dirlo con esattezza prima che il sistema sarà messo in piedi. Un altro problema è rappresentato dal fatto che la Corte di Giustizia Europea potrà intervenire per difendere e interpretare l’accordo solo per 8 anni, dopo tutto sarà nelle mani della giustizia britannica.

C’è poi da dire che l’accordo è invece penalizzante per i cittadini britannici che vivono nel territorio dell’Unione europea: essi potranno continuare a vivere, bene o male alle stesse condizioni, nello Stato europeo in cui già risiedono, ma perderanno il diritto di spostarsi liberamente all’interno dell’Unione europea (una limitazione che pare, francamente, poco giustificata).

Infine la questione irlandese, sulla quale, come ricorderete, si erano inizialmente bloccate le trattive della settimana scorsa, è stata gestita in modo da soddisfare sia le richieste dell’Unione Europea sia quelle del DUP, il partito nord-irlandese che sorregge il Governo di Theresa May. Nell’accordo raggiunto, Unione Europea e Regno Unito si impegnano a evitare che vengano reintrodotti controlli al confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda, fermo restando che il Regno Unito intende uscire dal mercato unico europeo e dall’unione doganale con l’Unione europea. Ma la settimana scorsa avevamo spiegato perché raggiungere questo risultato è tecnicamente molto complesso, tanto che al momento non esiste una soluzione efficace sul tavolo. L’accordo stabilisce allora che una soluzione potrà essere ricercata nella fase due dei negoziati (quando Unione Europea e Regno Unito discuteranno del futuro quadro di rapporti commerciali), ma che, nel caso in cui non sia possibile trovare una soluzione condivisa, l’intero Regno Unito si impegna a restare allineato alle regole del mercato unico e dell’unione doganale europea, almeno nei punti indispensabili a evitare la reintroduzione di un confine tra Repubblica d’Irlanda e Irlanda del Nord. Theresa May ha ottenuto il sostegno dei propri alleati nord-irlandesi garantendo che, in questo scenario, tutto il Regno Unito (e non solo l’Irlanda del Nord) resterebbe allineato alle regole di mercato unico e unione doganale: è così esclusa l’introduzione di qualunque barriera commerciale tra l’Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito, cosa che i nord-irlandesi volevano assolutamente evitare.

Facendo una valutazione generale, possiamo dire che i risultati raggiunti sono buoni: l’accordo finanziario sembra essere decisamente equo, da entrambi i lati; si poteva fare qualcosa di più sui diritti dei cittadini, ma almeno si è riusciti a dare garanzie a persone che da ormai 18 mesi vivevano in uno stato di totale incertezza; infine, la questione irlandese è stata gestita in modo da avere la certezza che la situazione sull’isola non possa diventare esplosiva.

Ma attenzione, perché l’accordo deve essere ancora formalizzato: saranno i capi di Stato europeo a farlo, in una riunione che si terrà alla fine di questa settimana. Prima di quella data, il Parlamento europeo voterà inoltre una risoluzione per dire la propria. Ma a questo punto sembra scontato un giudizio positivo: le trattative hanno già accumulato ritardo rispetto alla tabella di marcia ipotizzata in estate, nessuno ha interesse a dilatare ancora i tempi.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo