Brexit Weekly Update: un punto di svolta?

20 novembre 2017 0 commenti

Dopo mesi di stallo, questa potrebbe essere la settimana buona per vedere qualche progresso sul fronte Brexit, nonostante non sia ancora in calendario nessun nuovo incontro tra i negoziatori europei e i negoziatori britannici.

È infatti prevista proprio per oggi una riunione dei Ministri britannici, durante la quale Theresa May tenterà di ottenere il via libera per presentare all’Unione Europea un’ambiziosa proposta sul punto ad oggi più delicato nelle trattative, vale a dire le questioni finanziare.

Come forse ormai ricordate, l’Unione Europea chiede che il Regno Unito rispetti in toto gli impegni finanziari assunti prima che iniziasse il percorso della Brexit, in particolare quelli presi all’interno del budget 2014-2020 e quelli riguardanti il pagamento delle pensioni dei funzionari britannici dell’Unione Europea. L’Unione Europea ha calcolato che il Regno Unito sia tenuto a versare all’incirca 60 miliardi di euro; il Regno Unito ha dichiarato che la cifra è eccessiva, ma si è finora rifiutata di presentare una proposta alternativa (anche se in modo informale Theresa May ha proposto di versare 20 miliardi).

Theresa May è però ora intenzionata a presentare una proposta formale su questo punto perché, senza progressi su questa questione, l’Unione Europea si rifiuta di procedere nelle trattative. E questo è un enorme problema per l’economia britannica, perché tante grandi imprese hanno annunciato che, se entro la fine dell’anno non saranno visibili progressi nelle trattative, inizieranno i preparativi per lasciare il Regno Unito (o per ridimensionare la propria presenza nel Paese).  

Al momento sono gli istituti finanziari i più inquieti, perché preoccupati di perdere l’accesso al mercato europeo dei servizi finanziari. D’altronde proprio questa settimana il caponegoziatore europeo Michel Barnier ha avvertito che il Regno Unito non può sperare di ottenere nessun accordo di partnership economica più ambizioso di quello che l’Unione Europea ha stretto pochi mesi fa con il Canada; ma l’accordo col Canada (conosciuto come CETA) non copre appunto il settore dei servizi finanziari. Il rischio è che allora Londra perda il proprio ruolo di principale piazza finanziaria europea.

La linea di apertura di Theresa May sembra quindi una mossa di buon senso, l’unica in grado di dare un nuovo impulso ai negoziati. Ma non tutti all’interno del Governo britannico sono d’accordo. L’ala più nazionalista del Partito Conservatore, guidata dal Ministro degli Esteri Boris Johnson, sostiene che la cifra da versare nelle casse europee rappresenti l’unica moneta di scambio che il Regno Unito ha da giocarsi per ottenere un buon accordo di fuoriuscita. A dir loro, decidere fin da ora l’entità della cifra da versare significherebbe per il Regno Unito perdere ogni potere contrattuale nel prosieguo delle trattative.

Questa argomento sembra però pretestuoso e dettato più da ragioni politiche. Durante la campagna elettorale, i sostenitori della Brexit (tra cui proprio Boris Johnson) avevano promesso che uscire dall’Unione Europea avrebbe permesso al Regno Unito di risparmiare ogni settimana 350.000 sterline. Ammettere che invece la Brexit costerà (e costerà parecchio) al Regno Unito, significherebbe smentire apertamente una delle principali promesse elettorali.

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo