Brexit Weekly Update: un nuovo (strano) round negoziale

08 novembre 2017 0 commenti

La notizia non occuperà le pagine principali dei giornali europei, ma questa settimana i negoziatori di Unione europea e Regno Unito tornano a incontrarsi per discutere di Brexit. Nessuno si aspetta però molti risultati da questo round negoziale, che per molte ragioni sarà strano.

Innanzitutto durerà meno del solito, solo due giorni (giovedì e venerdì) invece che quattro. Inoltre nel poco tempo a disposizione sarà necessario discutere non solo di contenuti, ma anche di metodo: non è infatti ancora stato fissato un calendario dei futuri incontri e sarà necessario farlo in questa occasione. La questione può sembrare banale, ma in questo momento rappresenta un altro motivo di tensione. Il Regno Unito ha infatti chiesto di abbandonare il metodo di lavoro adottato finora, che prevede un incontro al mese, proponendo che i negoziati siano invece portati avanti in modo continuo; l’Unione europea si è opposta rispondendo che i negoziatori europei non possono essere perennemente seduti a un tavolo di trattative perché hanno bisogno di tempo per confrontarsi sia coi rappresentanti delle istituzioni europee sia con quelli dei Governi nazionali. Difficilmente il Regno Unito otterrà allora quello che chiede, ma sicuramente questo argomento toglierà spazio alle discussioni sui contenuti.

Ma soprattutto sarà un incontro strano perché avviene in un momento difficilissimo per il Governo britannico, così sotto pressione su diversi fronti che il tema Brexit è passato momentaneamente in secondo piano nel dibattito pubblico.

Le difficoltà più grandi sono in questo momento rappresentate dagli scandali sessuali che hanno travolto il Parlamento britannico e di cui vi abbiamo raccontato approfonditamente la settimana scorsa. Pochi giorni fa sono arrivate le dimissioni di Michael Fallon (ormai ex Ministro della difesa, vicino a Theresa May) ma sono a rischio anche le posizioni di Damian Green (Primo Segretario di Stato, fedelissimo di Theresa May) e Mark Garnier (Ministro del commercio), oltre a quelle di alcuni deputati di diversi partiti.

Un secondo fronte di preoccupazione è quello aperto dallo scandalo “Paradise Papers”: il Consorzio Internazionale dei Servizi Investigativi è entrato in possesso di 11,5 milioni di documenti che svelano come in tutto il mondo tantissimi ultraricchi abbiano creato una rete di società offshore in paradisi fiscali, in modo da eludere le tasse. Chiariamo due cose: si tratta di azioni (purtroppo) legali e che non toccano direttamente il Partito Conservatore (finora l’unico nome a loro collegato è quello di un loro grande finanziatore). Però il numero elevatissimo di cittadini britannici coinvolti, tra cui anche la Regina Elisabetta II, ha già sollevato un dibattito politico enorme, che sta rafforzando il Partito Laburista, da sempre più attento ai temi delle disuguaglianze, e danneggiando il Partito Conservatore, accusato di non aver mai fatto sforzi per bloccare queste pratiche.

Quelli appena citati sono quindi due temi non direttamente collegati alla Brexit, ma che avranno delle ripercussioni sui negoziati visto che obbligheranno il Governo britannico a dedicare meno energie alle trattative con l’Unione europea, per concentrarsi invece sulla propria sopravvivenza.

Ma negli ultimi giorni si è invece aperto un terzo fronte direttamente legato ai negoziati sulla Brexit: la Confederazione dell’industria britannica ha infatti attaccato duramente Theresa May per il modo in cui ha condotto i negoziati con l’Unione europeo, accusandola di averli trasformati in una soap opera. Questa presa di posizione è particolarmente pericolosa per Theresa May perché la Confederazione dell’industria britannica è storicamente molto vicina al Partito Conservatore. Occorre quindi fare attenzione perché è da episodi come questi che gli avversari interni di Theresa May potrebbero trovare il coraggio (o il pretesto) per sfidarla apertamente.

Tre notizie diverse quindi, ma che ci portano purtroppo alla stessa conclusione della settimana scorsa: il più grande ostacolo alle trattative sulla Brexit continua a rimanere la debolezza del Governo britannico, troppo sotto pressione per sedersi serenamente al tavolo dei negoziati.

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo