Brexit Weekly Update: i casi di molestie al Parlamento britannico e i problemi del governo May

31 ottobre 2017 0 commenti

Da ormai diverse settimane insistiamo sul fatto che il più grande ostacolo ai negoziati sulla Brexit è la debolezza del governo britannico, diviso al proprio interno e sorretto da una maggioranza parlamentare risicata e litigiosa. Infatti, a causa di questa condizione di instabilità politica, il Regno Unito non è finora riuscito né a muoversi in modo lineare né a presentarsi alle trattative con proposte audaci, rendendo così impossibile un lavoro efficace in sede di negoziato con l’Unione europea.

Il lavoro dei negoziatori britannici è, in qualche modo, quasi paralizzato dalle difficoltà che il proprio governo incontra anche nel prendere le decisioni più semplici: ad esempio, ad oggi ancora non sono state fissate le date dei prossimi round negoziali perché il Regno Unito non ha risposto alle proposte di calendario avanzate dall’Unione Europea.

All’interno di una situazione già di per sé molto tesa, il governo di Theresa May è in questi giorni attraversato da un’ulteriore crisi, che nulla ha di politico ma che rischia di minarne ulteriormente la credibilità e la stabilità: sulla scia del caso Weinstein, stanno iniziando ad emergere tante storie di molestie sessuali e abusi di potere, compiute dai parlamentari britannici su colleghe, giornaliste e assistenti.

Il primo nome ad uscire è stato quello di Mark Garnier, attuale sottosegretario al commercio nel governo May. Dopo questa prima storia, il Partito Conservatore ha avviato un’indagine al proprio interno, dalla quale è emerso che sono coinvolti in storie di molestie sessuali (nei confronti di donne e uomini) 36 deputati conservatori, l’11% del totale. Di questi, ben 20 ricoprirebbero attualmente incarichi di governo.

Theresa May ha promesso che non ci sarà nessuna tolleranza nei confronti dei deputati conservatori che si sono resi protagonisti di atti di molestie, ma i principali quotidiani britannici riportano anche voci secondo le quali la Prima Ministra sarebbe stata al corrente dei fatti. D’altronde, sarebbero state tante le persone a sapere e a non parlare.

I giornali britannici stanno ora raccogliendo testimonianze di diverse persone che, a vario titolo, lavorano all’interno del Parlamento britannico. Tutte le testimonianze parlano di un ambiente strano, in cui si concentra un enorme quantità di potere, esercitato quasi esclusivamente da uomini abituati a lavorare lontani da casa e fino a tarda notte. Un ambiente, insomma, che ha reso possibile lo svilupparsi di tutta una serie di abusi, purtroppo diffusi nella maggior parte dei contesti dove si concentrano ricchezza e potere. Pare quindi che molte delle persone abituate a frequentare il Parlamento britannico fossero a conoscenza di storie di abusi di potere, molestie sessuali, dipendenza da alcol e consumo di droghe.

Oggi, grazie anche all’aiuto di campagne culturali troppo spesso denigrate o minimizzate, si sta finalmente riuscendo a parlare di questi temi: le vittime stanno raccogliendo il coraggio necessario per raccontare le proprie esperienze e stanno trovando ad ascoltarle persone disposte a credere alle loro parole e ad intervenire per cambiare la situazione. In questi giorni, Theresa May e Jeremy Corbyn, rispettivamente Prima Ministra e leader dell’opposizione, si sono ritrovati uniti nel chiedere che venga fatta luce su tutti questi casi e che i responsabili vengano allontanati (e giudicati in tribunale, quando necessario).

L’impegno di Theresa May è poi particolarmente importante, perché, se mantenuto, potrebbe avere pesanti ripercussioni sul suo governo. Infatti, dato l’alto numero di persone coinvolte, intervenire in modo serio significherebbe dover sostituire diverse persone che occupano ruoli chiave, andando a toccare equilibri politici delicati. Significherebbe poi per Theresa May inimicarsi quei deputati che, seppur non ancora individuati, sanno di non avere la coscienza pulita.

Si aprirebbe allora all’interno del Partito Conservatore un momento di forte riassestamento, di cui è difficile in questo momento valutare le conseguenze. C’è anche la possibilità che gli avversari (interni ed esterni) di Theresa May approfittino di questo momento di crisi per allontanarla dal ruolo di Prima Ministra.

Questa storia, dunque, non riguarda solo la politica interna britannica. Un rimpasto di governo (o, addirittura, la nomina di un nuovo Primo Ministro) cambierebbe in modo radicale l’andamento delle trattative sulla Brexit, con conseguenze diverse a seconda di quale fazione ne uscisse rafforzata.

Impossibile al momento fare previsioni, soprattutto finché non saranno pubblici i nomi delle persone effettivamente accusati di molestie sessuali. Per il momento possiamo solo dire una cosa: se davvero Theresa May manterrà una linea intransigente sul tema delle molestie, allora non potrà che meritare la nostra ammirazione. Perché significherebbe vedere una leader mondiale che antepone una battaglia di civiltà alla sopravvivenza del proprio governo.

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo