Brexit Weekly Update: la debolezza interna di Theresa May e il riflesso sui negoziati

10 ottobre 2017 0 commenti

È iniziato ieri a Bruxelles il quinto round negoziale tra Unione Europea e Regno Unito, l’ultimo prima che i Capi di Stato dei Paesi europei si riuniscano per valutare i risultati raggiuti finora durante le trattative.

Come quello precedente, anche questo incontro è stato preceduto da un importante discorso di Theresa May, intervenuta mercoledì scorso alla chiusura della Conferenza del Partito Conservatore (un grande evento annuale, che ha l’obiettivo di essere una vetrina per le proposte e per i leader del Partito). In questa occasione Theresa May ha però parlato pochissimo di Brexit: ha dedicato a questo argomento solo pochi minuti all’interno di un discorso lungo più di un’ora, preferendo invece concentrarsi su temi nazionali, come sanità, istruzione e politica edilizia; inoltre, anche quando ha parlato di Brexit, non ha detto nulla di nuovo rispetto a quanto detto in occasioni precedenti.

È però importante parlare di questo discorso perché, a differenza di quello di Firenze, è stato davvero disastroso, un “incubo” come hanno titolato Guardian, BBC, Sky e Indipendent. Le proposte programmatiche sono infatti passate in secondo piano rispetto al senso generale di debolezza che la Prima Ministra ha suscitato: non solo è stata costretta a bloccarsi più volte a causa di colpi di tosse e cali di voce, ma a un certo punto è stata addirittura interrotta da un attore comico, Simon Brodkin, che è riuscito ad avvinarsi al palco e a consegnarle un modulo di licenziamento, eludendo tutti i controlli di sicurezza.

La conseguenza è che oggi la posizione di Theresa May è molto debole, esposta sempre più agli attacchi di chi, dall’interno stesso del Partito Conservatore, chiede un cambio al vertice. La leadership della Prima Ministra è infatti contestata da mesi, fin dai pessimi risultati delle ultime elezioni politiche, e ormai da diverso tempo i suoi oppositori interni stanno lavorando a una successione.  Col brutto discorso di mercoledì, Theresa May ha dimostrato di non avere la forza per tenere a bada i propri oppositori, avvicinando quindi il momento in cui si arriverà a uno scontro, che probabilmente la vedrà perdente.

Tutto questo ha delle conseguenze concrete nelle trattative sulla Brexit, perché indebolisce di molto la posizione negoziale del Regno Unito. Come abbiamo ripetuto più volte, qualunque negoziato può procedere solo se entrambe le parti presentano proposte chiare e lavorano poi a una mediazione. Il problema è che in questo momento Theresa May si ritrova in una posizione talmente debole da non essere in grado né di presentare proposte audaci né di ottenere grandi spazi di mediazione. Dal canto suo, l’Unione Europea sarà poco disposta a fare concessioni a una leader il cui futuro è messo in dubbio dal suo stesso partito.

Questo non significa però che le trattative si bloccheranno. Lo scorso round negoziale è stato positivo e si sono gettate le basi per un lavoro proficuo, ci sono quindi ampie possibilità che anche in questo incontro si riesca ad avanzare in modo costruttivo.  Sembra però impossibile che si trovi rapidamente una soluzione alle questioni politicamente più delicate, in particolare quelle finanziarie.

Possiamo quindi prevedere che questa settimana ci saranno passi avanti nelle trattative, ma non alla velocità auspicata dal Regno Unito. Con l’enorme paradosso che sono proprio le divisioni interne al Governo britannico a rendere improbabile un’accelerazione dei negoziati.

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo