Brexit Weekly Update: qualche passo avanti ma non è abbastanza

03 ottobre 2017 0 commenti

Probabilmente per la prima volta, questa settimana arrivano notizie indubbiamente incoraggianti dal fronte Brexit.

Il quarto round negoziale, svoltosi la settimana scorsa, si è infatti concluso con parole soddisfatte di David Davis e Michel Barnier, caponegoziatori rispettivamente per il Regno Unito e per l’Unione Europea. Entrambi hanno parlato di passi avanti nelle trattative e di una nuova dinamica costruttiva, riconoscendo l’importanza avuta in ciò dal discorso che Theresa May ha tenuto a Firenze il 22 settembre. In generale, durante la conferenza stampa congiunta, si percepiva un clima di serenità e non più quella tensione, che, invece, aveva caratterizzato la conclusione dei precedenti incontri.

I due hanno però usati toni leggermente differenti: David Davis ha utilizzato toni molto ottimistici, mentre Michel Barnier ha voluto sottolineare, a fianco dei risultati raggiunti, anche le differenze di posizioni che ancora separano Unione Europea e Regno Unito.

Il motivo di questo diverso atteggiamento è dato dall’avvicinarsi di una data importante: il 19 ottobre, infatti, il Consiglio europeo (cioè l’organo che riunisce i Capi di Stato dei Paesi UE) dovrà decidere se le trattative potranno procedere alla seconda fase.

Come forse ricordate, a giugno, Regno Unito e Unione Europea avevano deciso a divedere i negoziati in due fasi, una prima incentrata sui termini del divorzio e una seconda incentrata sul futuro quadro di relazioni: si sarebbe passati alla seconda fase solo una volta che il Consiglio Europeo avesse riscontrato “progressi sufficienti” sugli argomenti della prima fase (vale a dire i diritti dei cittadini europeo che vivono nel Regno Unito e dei cittadini britannici che vivono in un Paese UE, la questione del confine irlandese, il regolamento degli impegni finanziari presi in passato dal Regno Unito).

Questa impostazione era stata voluta con forza dall’Unione Europea, ma era stata accettata, seppur in modo riluttante, dal Regno Unito. I negoziatori britannici sono sempre stati ansiosi di parlare del futuro quadro di relazioni e hanno cercato più volte di anticipare le discussioni su questo argomento. Nel parlare con entusiasmo dei risultati raggiunti, David Davis tentava allora di convincere i Capi di Stato europei del fatto che sono stati raggiunti progressi sufficienti, tali da permettere di passare alla seconda fase dei negoziati.

Il problema è che invece Michel Barnier è invece convinto che non siano ancora stati raggiunti “progressi sufficienti” e ha detto che serviranno settimane o mesi per raggiungerli, invitando quindi il Consiglio a non permettere un passaggio alla seconda fase dei negoziati.

Barnier ha spiegato con chiarezza che, da un lato, la settimana scorsa sono stati fatti diversi passi avanti sul tema dei diritti dei cittadini, sono state approfondite diverse problematiche legate al confine irlandese e si è parlato in modo tecnico e fruttuoso delle questioni finanziarie. Ma ha chiarito anche che, dall’altro lato, su molte questioni restano incertezze o divisioni.

Per quanto riguarda i diritti dei cittadini, restano divisioni sui ricongiungimenti familiari (che l’Unione Europea vorrebbe permettere in modo molto libero e a cui il Regno Unito vorrebbe mettere paletti più stretti) e sull’organo che dovrebbe risolvere eventuali controversie e garantire che gli accordi siano realmente rispettati (l’Unione Europea chiede che questo compito sia affidato alla Corte di Giustizia Europea, dalla cui giurisdizione il Regno Unito vuole invece sottrarsi).

Per quanto riguarda la questione del confine irlandese, molto semplicemente non è stata ancora trovata nessuna soluzione tecnica che permette di evitare un confine fisico tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda, permettendo al tempo stesso al Regno Unito di uscire dal mercato unico e dall’unione doganale con l’Unione Europea.

Per quanto riguarda la questione finanziaria, il Regno Unito ha sì per la prima volta riconosciuto che rispetterà per intero gli impegni presi all’interno del budget 2014-2020, ma ancora non si è parlato di cifre precise.

Questa situazione di incertezza è stata oggi riconosciuta anche dal Parlamento europeo, che in mattinata ha votato a gran maggioranza un documento in cui sottolinea che restano aperte ancora troppe questioni perché si possa parlare di “progressi sufficienti” e invita allora il Consiglio europeo a non accettare il passaggio alla seconda fase dei negoziati. Il Parlamento ha inoltre confermato di apprezzare l’impostazione in due fasi scelta per i negoziati e ha chiesto che non sia abbandonata. Occorre qui ricordare che il Parlamento formalmente non ha ruolo diretto nei negoziati, ma dovrà votare a favore o contro l’accordo finale, disponendo quindi di un forte potere di veto; per questo motivo i rappresentanti del Parlamento sono spesso invitati a dialogare con Consiglio e Commissione e la loro opinione ha un’influenza rilevante.

Per tutte queste ragioni è quasi impossibile che il Consiglio, il 19 ottobre, acconsenta all’inizio del dialogo sul futuro quadro di relazioni; al più, i risultati positivi del quarto round negoziale, potrebbero spingere i Capi di Stato europei ad accettare che si inizi a parlare dei termini del periodo transitorio, che Theresa May ha richiesto nel discorso di Firenze. Ma anche questo resta in forte dubbio, visto che oggi Michel Barnier si è detto contrario a questa eventualità.

C’è da dire che, prima della riunione del Consiglio, c’è ancora un round negoziale, che si svolgerà la settimana prossima. Ma la verità è che nessuno si aspetta che un solo incontro possa permettere avanzamenti tali da cambiare il quadro attuale. La cosa migliore sembra allora evitare di farsi prendere dalla fretta: si eviti di sovraccaricare di aspettative il prossimo incontro e si continui a lavorare come si è fatto la settimana scorsa, evitando di rompere il clima costruttivo che si è raggiunto solo con tanta fatica.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo