Brexit Weekly Update: il discorso di Firenze

25 settembre 2017 0 commenti

Inizia oggi a Bruxelles un altro round negoziale su Brexit. Di nuovo, per quattro giorni, i negoziatori di Unione Europea e Regno Unito si incontreranno faccia a faccia, nel tentativo di trovare un accordo di fuoriuscita equo e soddisfacente per entrambi.

Come forse ricorderete, i tre precedenti round negoziali non sono stati positivi: Unione Europea e Regno Unito, infatti, ancora non hanno ancora raggiunto risultati su nessuna delle questioni principali.

Venerdì scorso è, però, avvenuto un fatto che permette all’incontro di oggi di iniziare sotto migliori auspici. Si tratta di un importante discorso che la Prima Ministra britannica, Theresa May, ha tenuto a Firenze, con l’obiettivo dichiarato di rilanciare le trattative e dirigerle su un binario più propositivo. L’aggiornamento di questa settimana si concentrerà proprio sul discorso di Theresa May, visto che esso potrebbe rappresentare una svolta importante nel percorso della Brexit.

Theresa May ha scelto di rivolgersi ai leader europei da Firenze, perché, a suo dire, la città è il simbolo di un’Europa rinascimentale, capace di commerciare e collaborare anche al di fuori del quadro delle istituzioni dell’Unione Europa.

Su questo messaggio di cooperazione si è concentrata Theresa May: ha abbondonato i toni duri e di sfida tenuti fin da quanto era divenuta Prima Ministra (e acuitisi durante la campagna elettorale) e ha assunto invece un atteggiamento molto più conciliante, facendo ripetuti riferimenti all’importanza di mantenere una stretta relazione tra Regno Unito e Unione Europea e sottolineando quanto sia importante continuare a collaborare, soprattutto da un punto di vista commerciale e nella lotta al terrorismo e alla criminalità internazionale.

Il discorso si è soffermato molto sul futuro quadro di relazioni (cioè l’aspetto che più sta a cuore al Regno Unito) ma ha trovato anche spazio per chiarire alcuni aspetti importanti per il processo di separazione tra Unione Europea e Regno Unito (cioè l’aspetto su cui invece l’Unione Europea chiede di porre l’attenzione prima di affrontare altri argomenti).

Innanzitutto Theresa May ha parlato del futuro dei cittadini europei che già vivono nel Regno Unito. Ha usato parole accoglienti nei loro confronti, ha detto che vuole che queste persone restino nel Regno Unito, addirittura ringraziandole per il contributo che forniscono all’economia britannica, e ha garantito che i loro diritti non cambieranno dopo Brexit.

Ha poi parlato del confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda, ribadendo la necessità di trovare soluzioni creative per evitare qualsiasi infrastruttura fisica al confine tra i due Paesi, in modo da evitare di mettere a repentaglio il processo di pace intrapreso alla fine degli anni ’90.

Theresa May ha poi ufficialmente proposto di adottare, subito dopo la fuoriuscita dall’Unione Europea, un periodo di transizione di due anni, durante il quale tutto resterebbe esattamente come è ora, compresa quindi la temporanea permanenza del Regno Unito all’interno dell’unione doganale e del mercato unico. In questo modo l’impatto della Brexit sarebbe meno traumatico per cittadini e imprese, che avrebbero più tempo per adattarsi alle nuove regole.

Infine Theresa May ha garantito che il Regno Unito rispetterà gli impegni finanziari che il Paese ha preso in passato. Poiché il budget europeo è, infatti, strutturato per periodi di sette anni (quello attuale dal 2014 al 2020), si temeva che una fuoriuscita del Regno nel 2019 avrebbe provocato un buco; invece Theresa May ha garantito che il Paese verserà fino al 2020 quanto si era impegnata a versare nella casse comuni dell’Unione Europea.

Il caponegoziatore europeo, Michel Barnier, ha accolto con favore il mutato atteggiamento di Theresa May, ma anche aggiunto che serve che queste dichiarazioni di intenti si concretizzino in proposte negoziali più dettagliate.

In effetti, il discorso è stato molto vago nei contenuti puntuali. Ad esempio, parlando del confine irlandese, Theresa May ha detto quale risultato intende raggiungere, ma non ha in nessun modo spiegato quali sarebbero gli strumenti tecnici che renderebbero possibile un confine senza infrastrutture fisiche. Parlando poi di impegni finanziari non sono state esplicitate cifre precise, il che lascia molte questioni aperte: non è, ad esempio, chiaro se il Regno Unito verserà anche una cifra che paghi in futuro le pensioni degli ex dipendenti britannici dell’Unione Europea (come da richiesta europea).

Vedremo nel round negoziale di questa settimana se arriveranno sul tavolo dei negoziatori proposte più concrete. Se questo accadrà, potremo dire che le trattative sono arrivate a un punto di svolta, capace forse di portare un po’ di chiarezza in un percorso che fino a questo momento ha lasciato troppe incertezze.

Per il momento possiamo accontentarci di accogliere con soddisfazione il mutato atteggiamento di Theresa May. Infatti, come aveva più volte sottolineato Michel Barnier, le trattative sono finora state rese difficili dall’atteggiamento poco costruttivo del Regno Unito (che, ad esempio, a luglio ha deliberatamente boicottato un intero round negoziale non presentando una propria proposta sugli impegni finanziari). Certo, un cambiamento di toni da solo non risolverà tutti i problemi. Ma, sicuramente, renderà più semplice trovare assieme



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo