Brexit Weekly Update: il Great Repeal Act

18 settembre 2017 0 commenti

Questa settimana gli aggiornamenti più interessanti sul tema Brexit arrivano dal Parlamento britannico, che ha approvato in prima lettura il cosiddetto Great Repeal Bill, che potremmo tradurre con “la legge della grande abrogazione”. La sua approvazione definitiva costituisce un passaggio legislativo fondamentale all’interno del percorso che porterà all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, oltre a rappresentare un test importante per verificare la tenuta della risicata maggioranza parlamentare che sostiene il Governo di Theresa May.

Il contenuto del Great Repeal Bill si riassume in tre punti principali:

- Abolisce l’European Communities Act 1972 (legge sulle comunità europee del 1972), vale a dire l’atto che stabilì l'adozione del diritto dell'Unione europea nel diritto nazionale del Regno Unito. Dunque, una volta che il Great Repal Bill entrerà in vigore, il diritto europeo non avrà più valore legale nel territorio del Regno Unito (con la conseguenza che cesserà anche la giurisdizione della Corte di Giustizia Europea, le cui passate sentenze faranno però ancora giurisprudenza);

- Trasforma tutte le leggi europee in leggi britanniche. Questo significa, da un lato, che le leggi e i regolamenti europei attualmente in vigore continueranno ad essere applicati nel Regno Unito, ma dall’altro anche che, una volta entrato in vigore il Great Repeal Bill, le istituzioni inglesi potranno liberamente intervenire per apportarvi modifiche o cancellazioni. Questo passaggio è necessario perché il diritto europeo copre tanti ambiti su cui il Regno Unito oggi non ha una legislazione propria (come protezione ambientale, diritti dei lavoratori e regolamentazione del settore dei servizi finanziari, per fare solo degli esempi); con questo intervento si vogliono dunque evitare vuoti legislativi, che andrebbero a danno di cittadini, lavoratori e imprese. D’altro canto l’approvazione singola di ogni atto legislativo europeo sarebbe stata impossibile, visto che questi sono circa 80.000;

- Conferisce al governo, per un periodo di tempo limitato, il potere di apportare alcune modifiche, senza dover passare per un voto del Parlamento, alle leggi così introdotte nel diritto britannico.

È quest’ultimo punto quello più controverso. Il Partito conservatore sostiene sia necessario conferire questo potere al governo perché tantissime leggi avranno bisogno di minimi aggiustamenti tecnici per renderle applicabili una volta trasferite nel diritto inglese (bisognerà, ad esempio, abolire tutti i riferimenti alle istituzioni europee). Invece il Partito Laburista, nonostante sia in linea di massima d’accordo sulla necessità di trasferire il diritto europeo all’interno del diritto britannico, sostiene che l’attuale formulazione del Great Repeal Bill attribuisce troppi poteri al Governo, a scapito delle competenze del Parlamento, e per questo ha chiesto ai propri parlamentari di votare contro.

Il voto finale è, però, stato di 326 voti favorevoli e 290 contrari e quindi alla fine, come detto in apertura, il Great Repeal Bill è stato approvato in prima lettura. Ma bisogna fare attenzione, perché questo non significa né che sia stato approvato definitivamente né che entrerà in vigore a breve. Infatti, per essere approvato definitivamente, il testo dovrà prima passare dalle commissioni parlamentari che si occupano di temi specifici; qui potrà essere emendato e dovrà essere votato nuovamente, per poi essere rimandato una seconda volta al Parlamento riunito in plenaria, che voterà in maniera definitiva. Inoltre, il testo entrerà in vigore solo dopo che la Brexit sarà effettiva.

Quello di lunedì è, quindi, solo il primo passaggio di un lungo percorso che occuperà il Parlamento britannico per diversi mesi. E si tratta di un percorso accidentato, durante il quale gli avversari di Theresa May cercheranno alleanze trasversali, che portino alla caduta del Governo e a una soft Brexit (ad esempio cercando di far approvare emendamenti che vincolino il Regno Unito a rimanere nel mercato unico).

Ma bisogna dire che la Prima Ministra britannica è riuscita a superare indenne questo primo scoglio: aveva chiesto ai propri parlamentari di votare a favore del Great Repeal Bill e questo è avvenuto; non c’è stato neanche un voto contrario tra i Conservatori, nonostante alcuni di essi abbiano espresso a voce alta diverse perplessità sull’eccessivo potere attribuito in questo modo al Governo.

È stato invece il Partito Laburista a subire una piccola frattura: Jeremy Corbyn aveva, infatti, chiesto ai parlamentari laburisti di votare contro il testo ma sette di loro (tutti dichiaratamente a favore della Brexit) hanno votato a favore.

Si capisce, allora, come sia ancora lontana dal realizzarsi questa alleanza tra laburisti e conservatori moderati, che i sostenitori di una soft Brexit (e i disillusi sostenitori del Remain) continuano ad auspicare. Infatti, da un lato, i conservatori moderati appaiono ancora riluttanti all’idea di votare insieme ai laburisti, nonostante alcuni messaggi di avvicinamento; dall’altro lato, i laburisti continuano a essere spaccati tra un’anima più europeista e un’anima ancora sostenitrice di una Brexit intransigente (anche se quest’ultima sembra minoritaria).

Ritorniamo, allora, a quanto detto la settimana scorsa. Ci troviamo in una situazione che rende tutti gli scenari improbabili, ma nessuno scenario impossibile. Sembra difficile che alla fine laburisti e conservatori moderati si accordino per fare cadere il governo di Theresa May. Sembra, però, altrettanto difficile che Theresa May riesca a portare a compimento un percorso così complicato, dal momento che è sostenuta da una maggioranza risicata e divisa al suo interno. Oggi, quindi, non possiamo fare previsioni definitive, ma solo dire che, per il momento, Theresa May ha conquistato alcuni mesi di vita per il proprio governo.

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo