Brexit Weekly Update: nuovo round (il terzo), stessi problemi

28 agosto 2017 0 commenti

Finite le vacanze estive, i nostri aggiornamenti settimanali su Brexit ricominciano proprio oggi, data di inizio del terzo round negoziale tra Unione Europea e Regno Unito, i cui rappresentanti per quattro giorni si siederanno allo stesso tavolo nel tentativo di trovare un accordo di fuoriuscita soddisfacente per entrambe le parti.

È difficile dire adesso cosa possiamo aspettarci da questo incontro, dopo i pessimi risultati del round negoziale di luglio. Come forse ricorderete, nell’appuntamento del mese scorso non si erano fatti passi avanti su nessuno dei tre punti all’ordine del giorno (gli stessi, tra l’altro, da cui si ripartirà oggi), vale a dire i diritti dei cittadini europei che già vivono nel Regno Unito e dei cittadini britannici che già vivono in un Paese dell’Unione Europea, la questione del confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda e il pagamento da parte del Regno Unito di una cifra che compensi gli impegni finanziari che il Paese aveva preso fino al 2020. Inoltre, lo stallo su questi argomenti aveva anche impedito di affrontare altri temi, dal momento che nel primo incontro l’Unione Europea aveva ottenuto l’impegno del Regno Unito a non discutere di nient’altro finché non si fosse trovata un accordo su queste tre questioni, dividendo in questo modo i negoziati in due fasi (una prima incentrata sui termini del divorzio e una seconda sul futuro quadro di relazioni).

La cosa che più aveva fatto naufragare le trattative era stato il rifiuto del Regno Unito di proporre una propria metodologia per calcolare la cifra da versare all’Unione Europa, impedendo così di iniziare i negoziati su quello che si sapeva essere uno dei punti più delicati. Ma, più in generale, il problema è stata anche la diffusa sensazione che i negoziatori britannici non fossero tecnicamente preparati a discutere argomenti così complessi, impressione, questa, sottolineata con sorpresa da tutti i principali commentatori internazionali. A questo proposito, aveva fatto discutere molto (probabilmente anche troppo) una foto, scattata all’inizio dei lavori di luglio, che ritraeva da un lato i negoziatori europei circondati da faldoni di documenti e dall’altro i negoziatori britannici letteralmente a mani vuote.

Durante il mese di agosto, il governo britannico ha voluto intervenire con forza per tentare di dissipare questa sensazione di inadeguatezza che iniziava a circondare il proprio team negoziale, nel tentativo sia di salvare le trattative con l’Unione Europea sia di evitare una pessima figura a livello internazionale. In un primo momento ci sono stati, quindi, interventi più di facciata, soprattutto attraverso una serie di dichiarazioni e interviste di David Davis, Segretario di Stato della Brexit, in cui egli ha sostenuto che la confusione dell’incontro di luglio sia stata una tattica decisa a tavolino e pensata con l’obiettivo di spingere l’Unione Europea a svelare in anticipo le proprie carte; dichiarazioni di questo genere lasciano, però, perplessi, visto che, se da un lato proteggono dall’accusa di inadeguatezza, dall’altro portano con sé una sensazione di inaffidabilità che forse è ancora più dannosa a livello di immagine (come ci si può infatti fidare di un partner che ha deliberatamente boicottato la riuscita di un incontro ufficiale?).

Nella seconda metà del mese il governo britannico è intervenuto invece in modo più concreto, iniziando la pubblicazione di una serie di documenti (finora ne sono stati pubblicati 7 dei 12 previsti) in cui è definita la posizione del Regno Unito sulle questioni ritenute cruciali all’interno delle trattative. È questa una mossa molto positiva, che potrebbe permettere di affrontare i negoziati di questa settimana partendo da basi più concrete, ma che da sola non basta a risolvere la brutta situazione a cui si è arrivati. In primo luogo, infatti, la pubblicazione di questi documenti arriva troppo tardi per cancellare la sensazione di inadeguatezza che circonda i negoziatori britannici, dal momento che l’Unione Europea aveva già presentato più di due mesi fa i documenti con le proprie posizioni. In secondo luogo, i documenti britannici, per quanto ben preparati, non offrono nessuna soluzione ai problemi sul tavolo (in particolare per quanto riguarda la questione del confine irlandese), ma rappresentano al più una base da cui partire per lavorare assieme. In terzo luogo, tra i documenti preparati, nessuno affronta il tema degli impegni finanziari assunti in passato dal Regno Unito, mentre ve n’è più d’uno che riguarda direttamente il futuro quadro di relazioni tra Unione Europea e Regno Unito.

È soprattutto quest’ultimo fatto che rischia di trasformare in un nulla di fatto anche questo round negoziale. Infatti, da indiscrezioni ottenute dal giornale online Politico, pare che il Regno Unito non intenda presentare neanche in questa occasione una propria proposta sul saldo degli obblighi finanziari, ma che allo stesso si aspetto comunque di poter iniziare a discuter fin da subito del futuro quadro di relazioni; in questo caso si verrebbe però a ricreare la stessa situazione del mese scorso, dal momento che l’Unione Europea non accetterebbe di rivedere un piano dei lavori su cui ci si era accordati insieme solo tre mesi fa.

Come potete vedere, è difficile immaginare cosa potrebbe succedere questa settimana. Da un lato sono ora sul tavolo tutti i documenti che permetterebbero una discussione tecnica di alto livello. Ma, dall’altro, non sembra esserci il clima di fiducia e cooperazione che è, invece, necessario in questi casi per ottenere dei risultati concreti. Vedremo la prossima settimana se in questi giorni si riusciranno a fare dei passi avanti o se si rimarrà in una pericolosa situazione di stallo, che renderebbe sempre più difficile trovare un accordo entro i due anni di tempo massimo stabilito dai trattati.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo