Brexit Weekly Update: accordo su periodo di transizione post-Brexit?

02 agosto 2017 0 commenti

La settimana scorsa vi abbiamo raccontato di come, dopo il negativo round negoziale di due settimane fa, si è fatta ancora più concreta la possibilità che non si raggiunga un accordo di fuoriuscita sulla Brexit, visto che le posizioni di Unione Europea e Regno Unito rimangono ancora distanti su tutte le questioni fondamentali.  Fortunatamente, dagli aggiornamenti di questa settimana arrivano, però, notizie almeno un minimo rassicuranti: i negoziatori britannici e europei hanno iniziato, infatti, a discutere la possibilità di rivedere l’agenda dei lavori in modo da aumentare il numero di incontri previsti inizialmente, intento che dimostra che quantomeno c’è ancora, da entrambe le parti, la volontà di raggiungere un accordo.

C’è, inoltre, una seconda buona notizia: il Governo britannico si sta convincendo della necessità di un periodo di transizione post-Brexit di almeno due anni (anche per quanto riguarda la circolazione dei cittadini europei), in modo da evitare che il quadro complessivo dei rapporti tra Unione Europea e Regno Unito cambi bruscamente nel marzo 2019. È, questa, una notizia rassicurante per tutte quelle persone che da ormai più di un anno vivono una situazione di incertezza perché la propria vita, personale o lavorativa, rischia di cambiare radicalmente a causa della Brexit. Certo, una transizione "dolce" non riuscirà a evitare tutti i danni e tantomeno non trasformerà la Brexit in un qualcosa di positivo, ma darà almeno più tempo per prepararsi ai problemi che emergeranno.

Le buone notizie finiscono, però, qui. Gli altri aggiornamenti raccontano infatti che continuano gli scontri all’interno del fronte britannico e abbiamo visto che questo è un problema anche per l’Unione Europea, perché è impossibile condurre un negoziato se l’interlocutore non ha una posizione chiara. Proprio a proposito del periodo di transizione post-Brexit e nonostante un accordo di massima nel Gabinetto di Governo su questo punto, negli ultimi giorni si sono succedute dichiarazioni contrastanti di diversi Ministri britannici, in disaccordo sulla portata e sulla durata che dovrebbe avere questo accordo di transizione.

Continuano, intanto, anche le divisioni all’interno del Partito Laburista, che gli ultimi sondaggi di YouGov attestano peraltro a primo partito della Gran Bretagna (ma va detto che i sondaggi fatti in questo momento, senza nessuna elezione in vista, hanno ben poco valore). Il responsabile per il commercio internazionale del Partito Laburista è infatti intervenuto con un articolo sul The Guardian, per dire che il Regno Unito dovrebbe abbandonare l’unione doganale con l’Unione Europea e uscire dal mercato unico, ma è subito stato contraddetto da diversi esponenti del proprio partito. La smentita più interessante è sicuramente quella del leader laburista Jeremy Corbyn, il quale ha affermato che non c’è ancora una posizione ufficiale del partito e che in questo momento non si può escludere nessuna opzione, dimostrando quindi che il Partito Laburista, di fatto, non ha una posizione chiara sulla Brexit.

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo