"Grave deterioramento dello Stato di diritto, della democrazia e dei diritti fondamentali": il Parlamento UE attiva l'Articolo 7 per l'Ungheria

18 maggio 2017 0 commenti

Più volte in passato vi abbiamo raccontato della deriva autoritaria verso cui si sta incamminando il governo ungherese di Viktor Orbán: negli ultimi anni Amnesty International ha ripetutamente segnalato “gravi violazioni dei diritti umani” in Ungheria a causa di politiche che minacciano la libertà di associazione e l’operato di ONG internazionali nel Paese, violano il principio di libertà di religione, discriminano le minoranze e non rispettano la dignità di migranti e rifugiati. A queste politiche bisogna aggiungere una serie di misure che limitano fortemente la libertà di espressione, di informazione e di istruzione. A questo proposito, un esempio su tutti è la legge sull’istruzione approvata nelle settimane scorse e contro la quale ho preso posizione da subito, scritta con il solo obiettivo di rendere inevitabile la chiusura della Central European University, un polo di eccellenza capace di attirare centinaia di studenti internazionali ma ritenuta scomoda dal Governo perché espressione di quel pensiero liberale e cosmopolita tanto osteggiato da Orbán.

Da tempo, le istituzioni europee riflettevano sulle misure da prendere contro l’Ungheria, il cui atteggiamento evidentemente contrasta i valori che ci accomunano in quanto europei. Alla fine, questo mercoledì il Parlamento Europeo riunito in plenaria a Strasburgo ha preso la decisione più dura possibile, approvando una risoluzione che chiede al Consiglio di attivare l’articolo 7 del Trattato di Lisbona. Questo prevede una procedura che comincia con il rilievo dell’esistenza, in un Paese membro, di evidenti rischi di violazione dei valori dell’Unione Europea e si conclude, nel caso in cui questi rischi siano confermati, con sanzioni che possono arrivare alla sospensione del diritto di voto in sede di Consiglio (l’organo dell’Unione Europea composto da rappresentanti dei governi dei Paesi membri).

I valori dell’Unione Europea sono definiti con chiarezza dall’articolo 2 del Trattato di Lisbona, che vale la pena citare per intero: “L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini”.

C’è da dire che il processo previsto dall’Articolo 7 è complesso e difficilmente si arriverà a una sanzione. È, infatti, necessario che gli Stati membri riconoscano all’unanimità l’esistenza di violazioni dei valori dell’Unione Europea, per poi decidere, a maggioranza, una sanzione. Possiamo già dire che è quasi impossibile che questo avvenga, in parte perché alcuni Stati dell’Est sono accondiscendenti con le politiche di Orbán, in parte perché altri grandi Stati hanno paura che uno scontro frontale con l’Ungheria avrebbe l’effetto controproducente di spostare il Paese su politiche ancora più dure, spingendolo verso la sfera d’influenza russa sia da un punto di vista economico sia da un punto di vista valoriale.

Ma, anche se non si dovesse arrivare a una sanzione, la risoluzione del Parlamento Europeo è comunque di portata storica. Questa è, nella storia della nostra istituzione, la prima volta che viene richiesto di iniziare una procedura di sanzione secondo l’articolo 7. È, cioè, la prima volta che si afferma chiaramente che le violazioni dei nostri valori fondamentali, nostri in quanto europei, non possono rimanere inascoltate. Si tratta di una decisione importante, nella prospettiva di trasformare l’Unione Europea da un’unione economica a un’unione politica e valoriale. Un passo avanti verso l’idea che l’Unione Europea non sia un albergo dove ci si ferma perché la stanza è comoda e l’affitto è basso, ma una casa dove si decide di vivere assieme perché si condivide lo stesso ideale di vita comune.

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo