Brexit Weekly Update: le elezioni in arrivo e il "voto utile"

15 maggio 2017 0 commenti

Le elezioni britanniche dell’8 giugno si stanno avvicinando ed è inevitabile, allora, chiedersi che ruolo giocherà il tema Brexit nelle scelte degli elettori. Infatti, anche se da un lato è semplicistico ridurre un’intera campagna elettorale al tema Brexit, dall’altro lato un sondaggio commissionato del quotidiano britannico The Indipendent rivela che un terzo degli elettori è pronto a votare secondo una dinamica di voto utile per tentare di bloccare la hard Brexit che i conservatori stanno portando avanti.

Per capire fino in fondo cosa questo significa e implica è, però, importante tenere a mente la particolarità del sistema elettorale del Regno Unito.

Nel Regno Unito i cittadini britannici non votano direttamente il Primo Ministro ma eleggono, invece, i parlamentari della Camera dei Comuni; a seconda della maggioranza che si forma nella Camera dei Comuni, la Regina nomina poi un Primo Ministro espressione della maggioranza parlamentare (più o meno come accade in Italia).

La particolarità sta nella legge elettorale con cui sono eletti i Parlamentari britannici. Il territorio del Regno Unito è diviso in 646 collegi elettorali (tanti quanti sono i membri della Camera dei Comuni), ognuno dei quali elegge un parlamentare: diventa parlamentare il candidato più votato di ogni collegio, indipendentemente dalla percentuale presa. Non hanno, dunque, nessuna importanza i risultati a livello nazionale: questo significa, ad esempio, che un partito che a livello nazionale prende il 10% ma non arriva primo in nessun collegio non elegge neanche un deputato, mentre un partito che su base nazionale prende il 5% ma arriva primo in 10 collegi elegge 10 deputati.

E allora, date le caratteristiche del sistema elettorale, votare in modo utile per bloccare un’hard Brexit significa votare non per il candidato a cui ci si ritiene più vicini come valori e come proposte, ma per il candidato che, indipendentemente dal partito a cui appartiene, ha più possibilità di sconfiggere il Partito Conservatore nel collegio in cui si vota, in modo da non disperdere il voto europeista tra Laburisti, Liberal Democratici e Verdi (e nazionalisti scozzesi in Scozia)

È stato addirittura aperto un sito internet, www.tactical2017.com, che indica quale candidato sia meglio votare in ogni singolo collegio elettorale per evitare una vittoria dei Conservatori. E allo stesso modo diverse fondazioni che osteggiano un’hard Brexit stanno finanziando la campagna elettorale dei candidati che più hanno possibilità di sconfiggere i candidati conservatori, anche se questo significa sostenere partiti diversi in collegi diversi. Tra le tante associazioni vale la pena citare Best for Britain, fondata da Gina Miller, l’avvocatessa di 52 anni che, con una causa davanti alla Corte Suprema, ha ottenuto che il Parlamento britannico votasse un mandato al Governo per avviare la Brexit e che il Parlamento debba esprimersi anche alla fine dei negoziati per confermare l’accordo che il Governo raggiungerà con l’Unione Europea (Theresa May avrebbe voluto evitare di passare dal Parlamento); con una rapida campagna di crowfunding, Best for Britain ha raccolto in poco tempo 400.000 sterline da utilizzare per sostenere la campagna elettorale di sedici candidati che si impegnino a contrastare una «Brexit estrema» e per invitare i cittadini ad un voto utile, secondo le dinamiche appena descritte.

Di fronte a questo atteggiamento elettorale anomalo, lo UKIP (il partito di estrema destra e antieuropeista) ha annunciato invece che non presenterà i propri candidati nei collegi elettorali dove la propria presenza rischia solo di indebolire il candidato conservatore, in modo da non disperdere il voto euroscettico.

La convergenza tra un partito di destra liberale come il Partito Conservatore e un Partito di estrema destra come lo UKIP è senza dubbio inquietante ma non è l’unica alleanza strana a cui stiamo assistendo. Il fatto che, come detto precedentemente, circa un terzo degli elettori intende votare in modo tattico per bloccare i conservatori sta obbligando Laburisti e Liber Democratici a una convergenza per certi versi innaturale (considerando che dal 2010 al 2015 questi ultimi hanno governato in coalizione insieme ai conservatori).

Ma è interessante guardare più da vicino i dati sulle intenzioni di voto utile. Il primo aspetto interessante è che il 15% dei sostenitori della Brexit voterà comunque in modo tattico contro il Partito Conservatore per evitare un’hard Brexit, perché intende sì uscire dall’Unione Europea, ma mantenendo con essa legami di collaborazione più stretti di quelli immaginati da Theresa May.

Il secondo dato è che la metà dei giovani con meno di 25 anni intende votare in modo tattico per bloccare un’hard Brexit, mentre gli elettori con più di 45 anni rifiutano nettamente questa prospettiva.

È difficile dare una lettura univoca di questo dato: da un lato potrebbe indicare una depoliticizzazione massiccia delle generazioni più giovani, incapaci di vedere le differenze politiche che ancora oggi separano i partiti tradizionali. Da un altro lato potrebbe invece significare quelle che abbiamo già detto la settimana scorsa, cioè che esiste una nuova generazione che vede l’Unione Europea come un orizzonte talmente imprescindibile da porre la questione europea come la questione politica principale, capace di sovrastare tutte le altre.

È difficile dare risposte univoche, probabilmente entrambe le letture contengono una parte di verità. Una forza politica seria deve oggi avere l’obiettivo di tenere insieme le problematiche che emergono da questi numeri, avendo la capacità di affrontare le future sfide globali senza per questo ignorare distinzioni politiche tradizionali ancora utili per interpretare il presente.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo