Brexit Weekly Update: un invito a moderare i toni e un'analisi delle intenzioni di voto dei giovani

08 maggio 2017 0 commenti

La settimana scorsa vi avevamo raccontato di come i toni tra Regno Unito e Unione Europea stiano diventando sempre più duri, a tratti provocatori. Ebbene, purtroppo questa settimana abbiamo assistito a un ulteriore peggiorare della situazione, in una dinamica di scontro che sembra alimentarsi invece di calmarsi.

Partendo dalle dichiarazioni dal fronte UE, giovedì il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker si trovava in Italia per la settima edizione della Conferenza sullo Stato dell’Unione, organizzata dall'Istituto Universitario Europeo a Firenze. In questa occasione ha pronunciato il proprio discorso in francese, sostenendo che «l’inglese sta perdendo importanza in Europa».

La frase è stata interpretata da parte britannica come una pesante provocazione, tanto che il portavoce della Commissione, Alexander Winterstein, è stato obbligato a intervenire cercando di spiegare che Juncker voleva solo alleggerire la situazione e garantendo che l'approccio della Commissione al negoziato sarà «non emotivo, ma basato su fatti e cifre. Sarà una discussione professionale, seria, competente, per la quale siamo pronti al 150%».

Da parte britannica sono invece arrivate accuse pesanti. Theresa May è, infatti, intervenuta pubblicamente durante una conferenza stampa indetta mercoledì in occasione dello scioglimento del Parlamento, atto che segna l’inizio della campagna elettorale che porterà alle elezioni dell’8 giugno; in questa occasione Theresa May ha accusato politici e funzionari europei di tentare di influenzare le elezioni britanniche, scatenando le reazioni tabloid di destra britannici che hanno reagito con entusiasmo a questo attacco frontale.

Il punto è, però, che l’accusa è grave ma non sostenuta da prove. E l’aspetto paradossale è che Theresa May ha lamentato minacce da parte europea, che a suo dire avrebbero l’obiettivo di far fallire i negoziati sulla Brexit, quando invece ciò che più rischia di far fallire i negoziati è proprio questo clima di accuse reciproche, che Theresa May sta deliberatamente alimentando.

Fortunatamente in questi giorni è intervenuto anche Michel Barnier, capo negoziatore europeo per la Brexit, invitando tutti a raffreddare toni. Sempre Barnier ha, inoltre, dichiarato di guardare con positività alla scelta britannica di indire elezioni anticipate, perché questo darà stabilità al Paese e quindi ai negoziati.

È certamente positivo il fatto che il capo negoziatore europeo sia intervenuto con un appello alla ragionevolezza che ci sentiamo di condividere. Ci si augura, non con molte speranze, che questo invito verrà accolto dal Governo britannico.

Questa strategia conflittuale sta, infatti, permettendo ai conservatori di ottenere un ritorno elettorale. Gli attacchi a Bruxelles sono usati da Theresa May come parte di una strategia elettorale che sta funzionando. Vi avevamo già raccontato di come tutti i sondaggi attestano in questo momento il Partito Conservatore in netto vantaggio; ora possiamo dire che queste previsioni si sono concretizzate nelle elezioni locali che si sono tenute giovedì scorso: i Conservatori hanno infatti conquistato 550 seggi, ai danni del Partito Laburista che ne perde 320 e del partito dell’estrema destra antieuropeista UKIP, che ne perde 114 e di fatto scompare.

Lo scontro continuo con Bruxelles ha permesso a Theresa May di recuperare su di sé i voti sia del fronte euroscettico, che fino a poco fa trovava solo l’UKIP a rappresentare queste istanze, sia di chi è semplicemente alla ricerca di una guida forte capace di gestire il Regno Unito in un momento tanto delicato, compito per il quale evidentemente gli elettori non ritengono adatto il leader laburista Jeremy Corbyn.

Certo, preoccupa vedere che criticare l’Unione Europea, spesso in modo pretestuoso, permette oggi di ottenere consenso, ma a uno sguardo più approfondito ci rendiamo conto che forse il futuro è meno scuro di quanto sembri. I sondaggi dicono, infatti, che tra gli elettori al di sotto dei 40 anni il Partito Laburista è in vantaggio (anche se solo di un punto) sul Partito Conservatore e il vantaggio diventa di addirittura 19 punti tra gli elettori che hanno meno di 25 anni. Sono, invece, gli elettori più anziani a sostenere con forza la linea euroscettica di Theresa May, con oltre il 60% degli elettori con più di 65 anni che si dice intenzionato a votare conservatore, un vantaggio di circa 49 punti sui laburisti.

Sta crescendo una nuova generazione che è per forze di cosa europeista, perché ha vissuto l’Europa come la propria casa naturale e come il proprio orizzonte culturale di riferimento. Theresa May sta voltando le spalle a questa generazione e, se anche questo le permetterà sul breve termine di ottenere dei vantaggi elettorali, il rischio è che il partito conservatore nei prossimi anni perda il contatto con gli strati più dinamici della società. E allora possiamo ribadire ciò che da sempre diciamo: essere convintamente europeisti è lungimirante non solo politicamente ed economicamente, ma anche sul piano elettorale.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo