Brexit Weekly Update: le linee guida dell'Unione Europea e il dibattito sul negoziato

03 maggio 2017 0 commenti

Sabato 29 aprile il Consiglio Europeo (composto dai capi di Stato e di Governo dei Paesi Membri dell’UE) ha adottato le linee guida nelle trattative per la Brexit.  Durante questa settimana i dibattiti e le riflessioni si sono concentrate, dunque, su questo documento, interessante anche al di là dei contenuti altamente prevedibili: da tempo infatti circolavano pubblicamente bozze del testo, di cui anche noi vi avevamo già raccontato qualcosa le settimane scorse.

E allora perché l’importanza di questo documento? Le ragioni sono molteplici.

Un primo motivo di interesse è dato dal modo e dalla tempistica in cui sono state approvate le linee guida. Stando a quanto dicono tutti i presenti, il testo è stato approvato all’unanimità in una riunione durata meno di cinque minuti.

Questo dimostra che l’Unione Europa sta riuscendo a mantenersi compatta, nonostante ripetuti tentativi britannici di creare divisioni tra i Paesi europei (che in alcuni casi hanno oggettivamente interessi economici e commerciali divergenti). È sicuramente un segnale importante, non solo in vista dell’esito delle trattative sulla Brexit, ma in generale per il futuro dell’Unione Europea che avrebbe bisogno di affrontare tutte le proprie sfide con il clima di cooperazione visto in questi giorni.

I commentatori più attenti sottolineano, però, che una tale unità di intenti è stata possibile solo perché il documento è molto generico e si concentra sui punti su cui fin dal principio si sapeva ci sarebbe stata unità, mentre purtroppo è inevitabile che le differenze di visione emergeranno quando si andrà a parlare dei dettagli.

In secondo luogo il documento è importante perché è vicinissimo alle posizioni espresse dalle altre istituzioni dell’Unione Europea, cioè il Parlamento Europeo e la Commissione Europea. Vale quindi quanto appena detto per la concordia in seno al Consiglio: una comunanza di intenti tra le varie istituzioni europee fa ben sperare sia per l’esito delle trattative sia per il futuro dell’Unione Europea, troppo spesso paralizzata da scontri tra i diversi organi che la compongono.

In terzo luogo il testo è interessante proprio perché prevedibile nei contenuti. Il Consiglio ha infatti ribadito di voler impostare le trattative sulla base di un approccio che il Regno Unito ha più volte detto di non condividere.

Il Consiglio ha chiesto che le trattative siano divise in due fasi diverse: nella prima si dovrebbe discutere solamente dei termini del divorzio, prestando particolare attenzione alla situazione dei cittadini europei residenti nel Regno Unito e di quelli britannici residenti in Europa, agli impegni finanziari assunti dal Regno Unito (si chiede che il Regno Unito paghi all’Unione Europea i circa 60 miliardi di euro che si era impegnata a versare da qui al 2020) e alla questione del confine irlandese; in una seconda fase, che il documento dice potrà cominciare solo una volta fatti considerevoli passi avanti sulla prima, si discuterà invece del futuro quadro di relazioni tra Regno Unito e Unione Europea, compreso un accordo commerciale e una collaborazione sui temi della difesa e della lotta al terrorismo e al crimine internazionale. In questa seconda fase si potrà, però, solo iniziare a parlare di un accordo commerciale ma non ancora stringerlo definitivamente perché le leggi europee stabiliscono che questo sarà possibile solo una volta che la fuoriuscita del Regno Unito sarà ufficiale. Possiamo quindi parlare anche di una terza fase, posteriore alla conclusione del processo Brexit, in cui Regno Unito e Unione Europea stringeranno un accordo commerciale.

Il Regno Unito ha, invece, richiesto che i termini della fuoriuscita e il nuovo quadro di rapporti siano discussi in contemporanea, scorrendo su due binari paralleli, in modo da arrivare a definire un accordo commerciale entro due anni (il termine massimo delle trattative per la fuoriuscita di uno Stato dall’Unione Europea).

Il documento votato sabato, quindi, è interessante perché dimostra che Unione Europea e Regno Unito col passare del tempo non si sono venuti incontro, restando sulle proprie posizioni iniziali che su tanti temi chiavi sono lontanissime: sia sull’impostazione generale, sia su punti specifici come ad esempio il pagamento dei 60 miliardi, ma possiamo aggiungere anche il ruolo della Corte di Giustizia Europea, dalla cui giurisprudenza il Regno Unito vuole sottrarsi il prima possibile e che invece il Consiglio Europeo chiede resti competente sia sui casi pendenti sia su un eventuale accordo transitorio.

Il fatto che nessuna delle due parti sembri disposta a cedere rende sempre più possibile l’eventualità di una fuoriuscita senza accordo, prospettiva assolutamente da evitare perché significherebbe una situazione di caos che porterebbe danni enormi ai cittadini e alle imprese. Eppure anche su questo punto le posizioni di Regno Unito e Unione Europea restano lontane: Theresa May continua a ripetere che non raggiungere un accordo è meglio che firmare un cattivo accordo, mentre le linee guida del Consiglio Europeo ribadiscono la volontà di arrivare a un accordo, ma che nonostante questo ci si prepara a gestire lo scenario di una fuoriuscita senza accordo.

Un’altra prova della distanza tra le posizioni di Regno Unito e Unione Europea è emersa nell’altro evento chiave di questa settimana, una cena tra Theresa May e il Presidente della Commissione Europa Jean-Claude Juncker. Nonostante le dichiarazioni ufficiali abbiano parlato di un incontro positivo, stando alla ricostruzione del giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung, Juncker in un colloquio privato avrebbe ammesso che finita la cena si sentiva 10 volte più scettico di quanto si sentisse prima, avendo avuto l’impressione che Theresa May non si rendesse conto di quanto siano grandi le difficoltà nelle trattative.

Theresa May ha smentito la ricostruzione del giornale tedesco riducendola a “pettegolezzi di Bruxelles”, eppure la versione raccontata sembra credibile e coerente con un clima di tensione che sta aumentando in questi giorni. Theresa May ha, infatti, ultimamente dichiarato che sarà durissima nei negoziati sulla Brexit e ha commentato le linee guida del Consiglio Europeo accusando i 27 Paesi UE di “essersi allineati per contrastarci”. D’altro canto da parte europea le indiscrezioni parlano di frasi di Juncker secondo cui Theresa May sarebbe così poco cosciente della situazione da “vivere in un’altra galassia”.

Si sta creando un clima che certo non aiuterà a trovare una situazione di compromesso necessario. Fortunatamente oggi dal Parlamento Europeo, che avrà il compito di vigilare sull’intero processo negoziale, sono arrivate da più voci le indicazioni di abbassare i toni e cercare di ricostruire un clima costruttivo.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo