Brexit Weekly Update: il dibattito sulle elezioni anticipate e il possibile impatto delle elezioni francesi

26 aprile 2017 0 commenti

Come prevedibile, in questi giorni è continuato il dibattito sulla decisione di Theresa May di indire elezioni anticipate. Come raccontato nei giorni scorsi, il Parlamento verrà sciolto il 3 maggio e le elezioni si terranno l’8 giugno. L'approfondimento di questa settimana si concentrerà su quali sono le ragioni che hanno spinto la Premier britannica a questa scelta, soprattutto considerando che nei mesi scorsi aveva ripetutamente sostenuto che non avrebbe indetto elezioni anticipate.

Sembra troppo semplicistico ridurre la questione a puro calcolo elettorale. È vero che oggi i Conservatori dispongono di una maggioranza di pochi seggi alla Camera mentre probabilmente le nuove elezioni consegneranno loro un’ampissima maggioranza, visto che i sondaggi danno i Conservatori circa 20 punti sopra ai Laburisti. Ma è anche vero che in questi mesi l’opposizione in Parlamento è stata molto debole (abbiamo parlato a più riprese delle spaccature all’interno del Partito Laburista).

La decisione sembra più dettata dalla volontà di assicurarsi un mandato politico per portare avanti le trattative. Theresa May infatti ha ereditato da David Cameron una maggioranza parlamentare che era sì legittimata a iniziare il percorso di fuoriuscita dall’Unione Europea in virtù del referendum sulla Brexit, ma non è mai stata legittimata da un voto popolare a portare avanti le trattative sulla linea dura che è stata percorsa fin ora.

Il voto anticipato servirebbe a questo: ora che la questione non è più mettere in discussione la Brexit, ma capire che tipo di Brexit si vuole (soft o hard), Theresa May vorrebbe assicurarsi la legittimità per portare avanti le trattative su una linea dura, ma non intransigente. Secondo questa interpretazione, Theresa May vuole andare al voto non per aumentare il proprio vantaggio su Laburisti e Liberali Democratici, ma piuttosto per mettere a tacere chi, all’interno del proprio partito, spinge o su posizioni troppo morbide (quindi su una soft Brexit) o su posizioni estreme (come una fuoriuscita senza accordo).

Allo stesso modo il voto sarebbe un segnale anche nei confronti dell’Unione Europea: sarebbe, per Theresa May, il modo per dimostrare di avere completamente sotto controllo la situazione in Gran Bretagna e quindi di avere anche l’autorità per non cedere di fronte a richieste giudicate eccessive.

Da parte europea l’annuncio ha suscitato sentimenti contrastanti. Da una parte c’è chi giudica una mossa spregiudicata e irrispettosa dei principi democratici chiamare elezioni anticipate senza che ce ne sia una reale necessità, ma solo con l’intenzione di rafforzare la propria posizione politica. Dall’altra c’è chi sottolinea che è anche nell’interesse dell’Unione Europea avere una controparte stabile con cui contrattare: qualunque sia il risultato delle prossime elezioni, il prossimo Premier britannico rimarrà in carica fino al 2022, il che significa che l’Unione Europea si potrà sedere al tavolo con lo stesso interlocutore non solo fino a Brexit avvenuta, ma anche nei tre anni successivi che serviranno a definire i termini di un’eventuale accordo provvisorio (scenario, che come abbiamo detto, si fa sempre più probabile).

Ma se le future elezioni britanniche rendono più incerto il quadro Brexit, le appena avvenute elezioni francese lo rendono più complesso. In attesa del secondo turno che si terrà il 7 maggio, già oggi sappiamo che il prossimo Presidente della Repubblica francese sarà o l’europeista Emmanuel Macron o l’antieuropeista Marine Le Pen. Una vittoria della seconda sembra oggi improbabile (anche se tutt’altro che impossibile), ma avrebbe conseguenze imprevedibili: la promessa di Marine Le Pen di indire un referendum sulla fuoriuscita della Francia dall’Unione Europea innescherebbe una serie di dinamiche che sicuramente impatterebbero sulla Brexit, anche se è difficile dire come.

Il dibattito si sta però invece concentrando sulle conseguenze della probabile vittoria di Macron, il quale ha messo l’Europa al centro del proprio programma elettorale al punto da definire la Brexit un crimine. Per questa ragione sia il Guardian sia il Telegraph (il primo di orientamento progressista, il secondo conservatore) sostengono che la vittoria di Macron sarà sicuramente un problema per la Gran Bretagna, perché spingerà l’Unione Europea su una linea poco disposta a un compromesso accomodante. Di parere opposto è invece Politico, il quale sottolinea invece che Macron, al di là delle proprie inclinazioni personali, si presenta come un candidato interessato un approccio pragmatico e poco ideologico; e questo modo di procedere potrebbe forse essere d’aiuto nelle trattative sulla Brexit, dove non servono tifosi ma leader capaci di comprendere che raggiugere un accordo è nell’interesse di entrambe le parti.

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo