Brexit: linee guida del PE per i negoziati con il Regno Unito

05 aprile 2017 0 commenti

Questa mattina il Parlamento Europeo ha discusso e approvato a larga maggioranza una risoluzione in cui presenta le proprie linee guida per i negoziati con il Regno Unito sulla Brexit. Il PE parteciperà ai negoziati tramite un proprio rappresentate (il belga Guy Verhofstadt) e dovrà approvare l’accordo che sarà raggiunto; questo documento ha un peso politico notevole dal momento che qualunque risultato che non rispetti le indicazioni correrà il rischio concreto di essere bocciato. Tanti sono gli articoli che riassumono il testo approvato, io vorrei qui invece raccontare brevemente come è andato il dibattito, in modo da far emergere le posizioni dei diversi gruppo politici e mettere in evidenza alcune sfumature che corrono il riscino di andare perse.

Il documento è stato appoggiato da 5 gruppi politici, che insieme rappresentano circa il 75% dei parlamentari: PPE (il gruppo di centro-destra, di cui però non fanno parte i conservatori inglesi), S&D (il gruppo di centro-sinistra, di cui faccio parte), ALDE (il gruppo liberal-democratico, centrista ed europeista), i Verdi (di cui fanno parte, oltre agli ambientalisti, anche alcuni partiti regionalisti, come gli indipendentisti scozzesi e catalani) e GUE (il gruppo della sinistra radicale). Senza soffermarci su questioni troppo tecniche, questi 5 gruppi chiedono innanzitutto di mettere al primo posto gli interessi dei cittadini europei e britannici, prestando particolare attenzione a regolarizzare la situazione degli europei che vivono nel Regno Unito e dei britannici che risiedono in uno degli altri stati membri. Chiedono poi di evitare un atteggiamento punitivo nei confronti del Regno Unito, fermo restando che questo non si possa aspettare di uscire dall’Unione Europea e continuare allo stesso tempo a goderne di tutti i vantaggi e quindi la UK si può aspettare di continuare ad avere accesso come prima al mercato unico europeo. Si chiede inoltre che le discussioni sulla futura partnership comincino solo dopo aver stabilito i termini del “divorzio”. Infine i 5 gruppi esprimono preoccupazione per la situazione particolare dell’Irlanda del Nord, dove il ritorno di un confine chiuso con la Repubblica d’Irlanda rischia di mettere a repentaglio un processo di pace e riconciliazione iniziato da meno di 20 anni.

Ci sono ovviamente però anche delle differenze politiche tra questi gruppi.

  • Il PPE è il gruppo più chiuso alla possibilità di continuare ad avere una stretta collaborazione dopo la Brexit; si oppone, ad esempio, alla possibilità che il Regno Unito possa restare membro di alcune agenzie europee chiave, come Europol (l'agenzia di contrasto dell'Unione europea che aiuta i paesi membri a combattere le forme gravi di criminalità internazionale e il terrorismo). Il PPE è anche l’unico gruppo che, per bocca del suo capogruppo Manfred Weber, ha avvertito il Regno Unito della necessità di prepararsi a una posizione rigida da parte dell’Unione Europea ai tavoli di trattativa.

  • L’intervento di Gianni Pittella a nome di S&D è invece iniziato con un duro attacco ai conservatori inglesi, responsabili della Brexit e accusati di essere bugiardi, irresponsabili e dei “dilettanti allo sbaraglio”. La posizione di S&D è però più morbida di quella del PPE: nonostante si sia sottolineato con forza che il Regno Unito non si possa aspettare un trattamento di favore e che quindi nei prossimi anni dovrà rispettare gli impegni presi (sia per quanto riguarda il finanziamento al budget europeo sia da un punto di vista di relazioni internazionali), la posizione di S&D è apparsa decisamente favorevole alla possibilità di continuare a collaborare fianco a fianco in settori strategici, primo tra tutti quello della sicurezza e della lotta al terrorismo.

  • Per l’ALDE ha parlato Guy Verhofstadt, che come detto è anche capo negoziatore a nome del Parlamento Europeo. L’intervento di Verhofstadt è stato molto politico, non si è soffermato sui dettagli dei negoziati, ma si è concentrato sui legami che da sempre legano Unione Europea e Regno Unito, sottolineando come negli anni la convivenza sia stata difficile (tanto da arrivare a un “divorzio”), ma sempre proficua per entrambi. Ha quindi concluso chiedendo che continuino a sussistere stretti legami e auspicando che presto una nuova generazione di giovani britannici riporti il Regno Unito nella casa europea.

  • I Verdi hanno invitato ad abbassare i toni da una parte e dall’altra, criticando sia le velate minacce che di tanto in tanto arrivano da parte britannica (come quella di trasformare il Regno Unito in una sorta di paradiso fiscale in caso di mancato accordo) che chi in Europa ancora spinge perché si vada verso un accordo punitivo. Il loro intervento si è concluso sottolineando che gli Stati nazionali non possono sperare di rispondere da soli alle complesse sfide che oggi li aspettano.

  • Infine la GUE ha sostenuto che è venuto il momento di smetterla coi discorsi populisti infarciti di promesse e minacce per cercare invece soluzioni in un clima di riflessione. La capogruppo della GUE, Gabriele Zimmer, ha sottolineato ripetutamente come al centro dei negoziati debba essere messo il rispetto della dignità umana dei cittadini e ha chiesto che il Parlamento Europeo si faccia garante di questa istanza.

 

Tre gruppi hanno invece votato contro la risoluzione.

  • Il primo è l’ECR, un gruppo che riunisce le forze conservatrici ed euroscettiche, egemonizzato politicamente dai conservatori britannici e polacchi. La posizione di ECR è di fatto schiacciata su quella del Governo di Theresa May, il gruppo ha quindi votato contro la risoluzione sostenendo che è nell’interesse sia del Regno Unito che dell’Unione Europea, mettere al primo posto la ratifica di un ampio accordo commerciale (che la risoluzione chiede di discutere invece solo dopo aver risolto altre questioni).

  • Il secondo è l’ENF, il gruppo che riunisce i partiti di estrema destra sparsi per l’Europa (come la Lega Nord e il Front National di Marine Le Pen). La sua posizione è assolutamente anti-europeista, durante l’intervento sono stati addirittura fatti i complimenti al popolo britannico per aver riconquistato la propria libertà; la votazione contro la risoluzione dipende dall’ostilità verso qualunque richiesta finanziaria nei confronti del Regno Unito.

  • Il terzo gruppo è l’EFDD, composto in massima parte dagli eurodeputati del Movimento 5 Stelle e da quelli dell’UKIP, il movimento anti-europeista britannico guidato da Nigel Farage, che è stato il volto della campagna elettorale per la Brexit. Nessun parlamentare grillino è intervenuto e durante la discussione è stato lasciato il palcoscenico a Farage, che ha sfruttato l’occasione più per esibirsi in uno show personale (in cui è arrivato a paragonare l’Unione Europea alla mafia) che per portare avanti una posizione politica.

 

Durante il dibattito si è sentita anche la posizione della Commissione europea, per bocca del suo Presidente Jean-Claude Juncker e del suo capo-negoziatore per la Brexit Michel Barnier. I due interventi sono stati assolutamente in linea con quanto espresso dai gruppi che hanno votato a favore della risoluzione e si sono incentrati più volte sull’importanza che il Parlamento Europeo avrà durante le trattative. Si è nuovamente garantito che le necessità dei cittadini saranno la prima preoccupazione e si è sottolineata la necessità di evitare un atteggiamento punitivo, lavorando invece per una fuoriuscita ordinata che permetta di costruire su di essa un nuovo rapporto di partnership e collaborazione.



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo