Brexit Weekly Update: un'analisi della lettera di Theresa May e delle linee guida UE

03 aprile 2017 0 commenti

È ufficialmente cominciato il percorso della Brexit. Mercoledì scorso, tramite una lettera al Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, Theresa May ha comunicato formalmente la volontà del Regno Unito di uscire dall’Unione Europea (e da Euroatom, la Comunità europea dell’energia atomica). Dal testo di questa lettera vogliamo partire per cercare di comprendere meglio come si orienterà il dibattito nei due anni di trattative che ci attendono.

Theresa May apre sottolineando che l’obiettivo del Regno Unito è ridefinire il prima possibile il quadro di una profonda e speciale partnership tra Regno Unito e Unione Europea, in nome di una comune eredità culturale e valoriale che la Brexit non mette in nessun modo in discussione. Al di là delle gentilezze formali (come l’auspicio di un futuro di successo per l’Unione Europea), sono due i punti importanti da sottolineare: in primo luogo il Regno Unito chiede che si discutano allo stesso tempo le condizioni del divorzio e i termini del nuovo rapporto di partnership, cosa che però l’Unione Europea non sembra intenzionata ad accettare. In secondo luogo la Prima Ministra britannica ricorda che un mancato accordo danneggerebbe la cooperazione nei settori della difesa, del contrasto al crimine internazionale e della lotta al terrorismo, con conseguente ripercussioni negative per la sicurezza di entrambi i Paesi; queste parole sono però state molto criticate e diversi esponenti politici hanno lamentato che sia quantomeno di cattivo gusto tentare di utilizzare il tema della sicurezza (e il peso dell’autorevolezza dell’intelligence britannica) per ottenere un accordo migliore; tanti commentatori hanno parlato addirittura di “ricatto” e le polemiche sono state talmente forti che, stando a quanto riporta il Guardian, il Ministro degli Esteri britannico Boris Johnson ha dovuto passare un intero pomeriggio al telefono per rassicurare i leader europei sul fatto che non si trattasse di un ricatto, ma solo della presa d’atto di una situazione complessa a livello internazionale.

La lettera si chiude poi con sette indicazioni molto specifiche, in cui si chiede

1) un impegno reciproco a portare avanti le trattative in modo costruttivo e rispettoso, in un clima di cooperazione (e a questo proposito Theresa May scrive di comprendere e rispettare la posizione europea secondo cui non è possibile avere un accesso al mercato unico senza accettare la libera circolazione delle persone)

2) di mettere sempre al primo posto l’interesse dei cittadini (con riferimento esplicito ai cittadini britannici che vivono in Paesi UE e ai cittadini europei che vivono nel Regno Unito, il cui status deve essere regolato il prima possibile)

3) di lavorare per un accordo che includa anche riferimenti al nuovo quadro di collaborazione (questo punto è sottolineato a più riprese nella lettera)

4) di prestare attenzione alla questione del confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda, evitando il ritorno a un confine chiuso.

5) di lavorare assieme per trovare un accordo che eviti rotture nei rapporti tra Regno Unito e Unione Europea, in modo da offrire certezze a cittadini e investitori

6) di focalizzarsi sulle grandi questioni prima che sui dettagli tecnici

7) di continuare a lavorare assieme per difendere i valori europei

Dopo aver ricevuto la lettera di Theresa May, il Consiglio Europeo (che riunisce i Capi di Stato dei Paesi Membri) risponderà con un documento – che riceverà approvazione definitiva il 29 aprile ma il cui contenuto è stato già raccontato per sommi capi dal Presidente Tusk in una conferenza stampa venerdì scorso – in cui sono esposte le linee guida che l’Unione Europea adotterà nelle trattative, partendo dal presupposto che l’obiettivo generale dell’Unione Europea sarà quello di preservare l’interesse dell’Unione e degli Stati membri. Il documento si articola in una serie di punti molto pragmatici, tra i quali vale la pena citare quelli che rappresenteranno argomenti controversi durante le trattative:

_si sottolinea che non sarà possibile parlare di un accordo per una futura partnership prima di aver risolto i termini della fuoriuscita; questo rappresenta un paletto alla volontà britannica di discutere in parallelo le due questioni. Si chiarisce inoltre che, da un punto di vista legale, un accordo di partnership tra Regno Unito e Unione Europea non potrà essere firmato prima che l’intero processo della Brexit si sia concluso.

_si apre la porta ad un accordo transitorio, che funga da ponte tra il quadro attuale e quello futuro, a patto che sia fissato un limite temporale chiaro alla sua applicabilità.

_si chiede al Regno Unito di rispettare, anche a Brexit avvenuta, gli accordi finanziari presi fino al 2020. Questi sono calcolati in circa 60 miliardi di Euro, che però il Regno Unito non ritiene di essere obbligato a versare. È interessante evidenziare che questa questione non è neanche citata nella lettera di Theresa May, nonostante rappresenti uno dei primi punti da discutere in sede di trattative.

Dopo il Consiglio Europeo, anche il Parlamento Europeo si è espresso, con un primo documento che ha ottenuto l’appoggio di 4 gruppi politici: il PPE, l’S&D, l’ALDE e i Verdi (che insieme contano il 70% dei parlamentari). Il documento del Parlamento Europeo, che sarà votato durante la sessione plenaria di questa settimana, non si differenzia molto da quello del Consiglio, cambiano i toni e si sottolineano maggiormente alcuni aspetti, ma è più una questione di accenti che di contenuti.

Questo è senza dubbio un buon segnale, perché significa che l’Unione Europea si presenta compatta ai negoziati. È vero che la Brexit rappresenta senza dubbio una sfida dolorosa, ma è anche vero che per ora l’Unione Europea sta rispondendo nel modo migliore: restando unita.

 



ALESSIA MOSCA
Membro del parlamento europeo